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Belgio e Olanda fate largo a Zulte Waregem e Vitesse. Storie "fuori dall'ordinario" al successo

martedì 27 novembre 2012 0 commenti

i giocatori dello Zulte Waregem
di Giovanni Sgobba
BENELUX - Si potrebbe chiamare la "Rivoluzione del Benelux", quella che sta prendendo corpo nei massimi campionati di quello scorcio d'Europa tra papaveri, mulini, canali e patatine fritte. Cambia il vento in Jupiler League e la Eredivisie, o almeno inizia a muoversi qualcosa: si perché dopo importanti successi ottenuti in questo inizio di stagione, rispettivamente in Belgio ed Olanda,  non passano più inosservate. Stiamo parlando delle squadre Zulte Waregem e Vitesse. Chi pensava ad Anderlecht, Standard Liegi, PSV, Ajax o Twente, non rimanga deluso: i progetti delle due squadre, tra favole, rivincite e tante belle speranze, affascinano e sono vincenti.

QUI BELGIO - Lo Zulte Waregem è una piccola famiglia, ha le ambizioni di un adulto, ma sogna ancora come un ragazzino che non sa cosa aspettarsi dalla vita. Dopo il giro di boa in Belgio, a metà campionato, la squadra è seconda in classifica con 33 punti, solo a 4 lunghezze di distacco dal treno Anderlecht. Ma il 4-3-3 è davvero solido, gioca bene e subisce poco: solo 4 reti subite in trasferta come conferma lo 0-1 con cui hanno espugnato il difficile campo del Gent nell'ultimo turno. 
sfida a centrocampo tra Gent e Zulte Waregem
I successi di oggi però hanno radici profonde, quando ancora si giocava per diletto e passione. L'attuale club, infatti, è nato solo nel 2001 dalla fusione di VV Zultse e KSV Waregem. Piccola, ma tremenda, la squadra è diventata professionista nel 2005, e già l’anno successivo si è magicamente ritrovata a partecipare alla Coppa Uefa, dopo aver vinto la coppa nazionale, uscendo solo ai sedicesimi di finale contro il Newcastle: una grande impresa considerando che gli stipendi medi dei giocatori inglesi erano minimo il triplo delle risorse societarie del club belga. 
Il passato ed il presente hanno un comune denominatore: Francky Dury, 55 anni, ora allenatore a tempo pieno, ma commissario di polizia quando iniziò ad allenare lo VV Zultse (con il quale centrò 6 promozioni). Nel 2010, dopo nove stagioni, lasciò lo Zulte Waregem,  ma parafrasando Venditti "certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano" e così ora sta guidando la squadra ed il tifo verso orizzonti inimmaginabili. A capo di questo progetto c'è Patrick Decuyper, uno che crede fermamente al nuovo che avanza, essendo titolare di una società attiva nel settore dei pannelli solari e che si augura, grazie ai suoi investimenti, di portare lo Zulte in alto. 
Dunque, un nido familiare che vuole aprirsi al mondo senza smarrire la sua identità, il posto migliore per crescere o ritrovarsi: come la storie di Thorgan Hazard, classe 1993, fratello minore della stella del Chelsea Eden, anche lui di proprietà Blues, il quale ha preferito il prestito in Belgio per maturare o come Frank Berrier, centrocampista 28enne, autore di 10 reti in campionato dopo stagioni passate a sfornare assist. Questa può essere la stagione della maturazione: sognare è bello, ma vincere da grandi lo è ancor di più.

l'attaccante del Vitesse, Bony lotta contro un giocatore del PSV
QUI OLANDA - La partita del 25 novembre era ed è stata la partita spartiacque. L'esito del match avrebbe inevitabilmente cambiato anche la trama di questo articolo, in bilico tra una pacca sulla spalla per l'onore di averci provato o elogi per una squadra che si fa spazio tra le grandi senza paura.
Domenica si è giocato l'atteso big match tra PSV e l'inatteso Vitesse, un ossimoro fino a qualche tempo fa, ma di fatto ora in lotta per il titolo. Numeri a confronto si sfidavano la squadra capolista che ha fatto meglio in casa (7 vittorie su 7, 29 goal fatti e solo 4 subiti) contro quella che ha espugnato tutti i campi sui quali ha messo piede (6 su 6 con 13 goal fatti ed una rete subita). 
La storia calcistica, che pende sempre dalla parte delle favole con l'happy ending, ha voluto che questo articolo potesse esaltare l'impresa del Vitesse, che ha ribaltato pronostici e partita vincendo per 1-2, dopo essere passata in svantaggio dopo 5' di gioco. 
Amara sconfitta per la squadra di Eindhoven che fuori dall'Europa League, si sente colpita nel morale e nell'orgoglio, non solo per la sconfitta a domicilio, ma anche per chi ha portato in alto la spada della rivincita. 
Il successo dei gialloneri, infatti,  ha il sapore della "vendetta sportiva" per Fred Rutten, tecnico del Vitesse, licenziato proprio dal PSV , che nonostante il record di 39 partite di imbattibilità, lo giudicò non idoneo a vincere un titolo dopo due terzi posti consecutivi.
Ora a due punti di distacco proprio dalla capolista, sogna lo sgambetto, affidandosi a due frecce preziose: Wilfried Bony, attaccante ivoriano capocannoniere con 15 realizzazioni, e Jonathan Reis, la più grande beffa per la squadra di Eindhoven. 
Jonathan Reis con la maglia del Vitesse
Nel 2007, infatti, proprio la squadra della Philips, lo prelevò dall’Atletico Mineiro aiutandolo ad adattarsi al calcio europeo e soprattutto a disintossicarsi da alcol e droga attraverso un percorso lungo e faticoso iniziato a metà 2010 dopo che il giocatore, trovato positivo alla cocaina sei mesi prima, era stato inizialmente licenziato dal club. Il club, allenato proprio da Rutten, gli ha dato una seconda possibilità, inserendolo in un percorso di riabilitazione psico-fisica. Ma il giocatore brasiliano senza riconoscenza non ha rinnovato il contratto, legandosi appunto col Vitesse. 
E nella sfida di domenica Reis ha segnato dapprima il goal del pareggio direttamente su punizione e poi ha confezionato l'assist per la rete di Bony. Il disegno divino malignamente perfetto. Storia di ossimori.





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Milan: decima volta di fila agli ottavi. Pato che autogol! Così ti sei giocato l'affetto degli ultimi sostenitori

giovedì 22 novembre 2012 0 commenti

l'esultanza di El Shaarawy con Costant e Nocerino
di Giovanni Sgobba
BRUXELLES - Il leit-motiv della stagione rossonera è e sarà la sofferenza, questo è certo. Passeggiate trionfanti non ce ne saranno, ma almeno per oggi, i risultati hanno premiato la tenacia ed i colpi dei singoli dei ragazzi di Allegri. Decimo pass per gli ottavi strappato negli ultimi dieci anni di partecipazione alla Champions League (eccezion fatta per l'anno 2008-2009 quando il Milan disputò l'Europa League): Ancelotti a partire dalla stagione 2002-2003 tracciò la strada che i rossoneri avevano smarrito, poi, prima Leonardo e dopo Allegri, hanno consolidato il percorso senza però raggiungere la meta luccicante. 
Statistiche a parte, il risultato di ieri non serve solo ad aggiornare classifiche ed almanacchi: nonostante il cammino disastrato, compromesso da continui sbalzi  atmosferici e da rarissime schiarite, il Milan procede a testa bassa e a passo lento e riesce a conquistare l'accesso alle fasi successive con un turno di anticipo.


El Shaarawy al suo secondo goal in Champions
Ancora una volta Stephan El Shaarawy rappresenta il faro che sta permettendo al Milan di attraversare dignitosamente il buio di questa stagione; è lui che prende di petto le sfide e le accetta senza la paura di rischiare e di sbagliare, è lui che dimostra di dare sempre l'esempio non solo segnando, ma anche fornendo assist anche quando attorno a lui c'è un deserto. Sembra già lontana la doppietta di sabato scorso contro il Napoli che gli è valsa la vacanza ai Caraibi offerta da Ambrosini. Sembra una divertente gag, ma in questa scommessa risiede l'inattesa crescita esponenziale del piccolo talentino: il capitano del Milan si immaginava dieci realizzazioni a fine campionato, siamo a fine novembre ed El Shaarawy (raggruppando i goal con le Nazionali) ha messo già a referto 16 reti in 20 presenze, per essere più chiari media di 4 goal in 5 match disputati.  
Napoli come Bruxelles un dejà vù: De Sciglio (buona prestazione offensiva, distratto in difesa negli ultimi minuti) crossa in mezzo e il Faraone la butta dentro. Lo schema dei ventenni che aveva infilato il Napoli ha aperto le marcature rossonere anche contro l’Anderlecht, di fatto, risvegliando un Diavolo intorpidito come tante volte lo si è visto nei primi 45 giri di lancetta. 

la prodezza di Mexes
E, come spesso capita, nel secondo tempo si è vista un’altra squadra, un’altra grinta, un’altra voglia. Istantanea di questo cambiamento è la rovesciata splendida di Mexes: follia dettata dall'istinto, muscoli meno contratti dal risultato sbloccato e mente sgombra per crederci. Così dovrebbero giocare sempre gli uomini di Allegri e non solo quando, a risultato compromesso, ci si fionda avanti al grido "o la va, o la spacca". 



Tutti felici, dunque? Macché! Tanto per dar seguito ad una stagione così avara di sorrisi, anche quando dovrebbero tutti essere soddisfatti, arriva la voce fuori dal coro che questa volta però stona, e tanto. 
Pato, autore della rete della sicurezza dopo il 1-2 e i conseguente forcing dei padroni di casa, rovina clamorosamente l'atmosfera con parole che storpiano: "Io voglio giocare, ora viene qui il mio procuratore per valutare". 
Pato
Cosa c'è da valutare? Siamo certi che con suddetta affermazione anche i più romantici e incalliti tifosi, che a spada tratta hanno difeso il giocatore brasiliano, si siano sentiti delusi ed infastiditi. Davvero un giocatore quasi sempre rotto e che è nonostante tutto è stato tanto coccolato può richiedere simile pretesa? L'egoismo personale di chi si vuole tirare fuori da un problema collettivo, due reti in Champions e sbiadite prestazioni non possono essere un curriculum valido da presentare ad Allegri e così ad un mese dalla riapertura del calciomercato, il numero 9 si è voluto mettere in vendita. 
Tira aria di divorzio, ma Pato rischia di rimanere imprigionato a Milanello: si perché è impensabile che un giocatore fisicamente non integro e che alla spalle ha avuto 15 infortuni di media lunghezza, possa avere mercato. Aggiungeteci pure il dolore al muscolo della coscia sinistra (la stessa dell'ultimo infortunio) percepito a fine gara e capirete bene quanto è stata infelice la sparata del talento brasiliano. Beffardo se si ripensa a ciò che sarebbe potuto succedere un anno fa con il brasiliano al PSG e con Tevez in rossonero. "Sliding doors" di un percorso che oggi sembra una sconfitta amara per tutti, in primis per Pato. Riconoscenza...questa sconosciuta. 





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Champions League: Milan ed il pareggio contro l'Anderlecht. Sforzarsi nel vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se non lo è.

mercoledì 19 settembre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba.
MILANO- Tutto l'ambiente, tifosi in testa, speravano che ascoltando l'inno della Champions, i giocatori del Milan si sarebbero scrollati di dosso paure e timori, galvanizzati dall'importanza che solo un match di Coppa può dare. A fine partita l'unica cosa che hanno potuto udire sono stati i fischi del pubblico (poco).
Qualcosa si è mosso, certo, ma dopo il pareggio a reti bianche contro l'Anderlecht, si è costretti nuovamente fare il "copia ed incolla" di quanto detto e scritto al termine delle due partite casalinghe in campionato.
Ci si deve sforzare nel trovare delle noti positive, laddove in un periodo normale non ce ne sarebbero. Parlando chiaramente, il non aver subito una rete contro la formazione belga non può essere una consolazione, ma al momento, dove tutto gira storto o non gira per nulla, bisogna appigliarsi a qualcosa di positivo, qualsiasi cosa.
Allegri è consapevole che anche ieri sera la difesa un po' ha traballato con le incursioni di Biglia e con le spallate del possente Kanu e di Mbokani, ma l'esperienza di Mexes e di Bonera ed il giusto piglio di De Sciglio hanno permesso di arginare momentaneamente le difficoltà.
Si potrebbe criticare la scelta del tecnico livornese di sostituire Boateng, ma con quel cambio, che ha stizzito il ghanese e che ha fatto gridare in molti allo scandalo, Allegri ha voluto lanciare un messaggio: non basta fare il proprio compitino, tentare un tacco e qualche tiro da fuori, quando si hanno le capacità e le potenzialità per trascinare una squadra. Aiutare gli altri e farsi dare una mano, senza strafare: un solo giocatore non può essere la panacea per un malessere che appartiene a tutta la squadra. Ed El Sharaawy, subentrato proprio al posto del numero 10 rossonero, sembra aver recepito questo messaggio. Basta vedere il linguaggio del corpo, la grinta con la ha recuperato palloni in mezzo al campo, l'intensità con cui ha provato a segnare, per intuire che il "piccolo faraone", che proprio contro l'Atalanta era stato sostituito dopo una prestazione senza sapore, ha capito che in questo delicato momento storico del Milan bisogna dare qualcosa di più.
Ecco che sforzandosi di vedere il bicchiere mezzo pieno, almeno per oggi, è possibile apprezzare l'intensità di Nocerino e di Emanuelson, che, vero, commetteranno pure errori, risulteranno imprecisi ed in certi istanti un po' disordinati, ma  lottano e giocano per tutti i 90' e soprattutto dimostrano di voler essere da Milan.
Steccare all'esordio casalingo una partita sulla carta da vincere, avrebbe significato l'aver compromesso il cammino in Champions, ma in un girone come quello C, dove manca un punto di riferimento e dove Malaga e Zenit devono ancora dare conferme e trovare una loro dimensione, nulla è ancora segnato. Senza illudersi o ingannarsi, ma con la convinzione di poter cambiare rotta, anche questo rende il bicchiere apparentemente mezzo pieno...




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