Visualizzazione post con etichetta Champions League. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Champions League. Mostra tutti i post

Cardiff è vicina. I preparativi per la finale di Champions

sabato 3 giugno 2017 0 commenti

La coppa di Champions League (foto com.) ndr.
di Nico Baratta

CARDIFF (REGNO UNITO), 2 GIU. - Tutto è pronto per la finale di Champions League che domani vedrà Juventus e Real Madrid contendersi l‘ambito trofeo. La capitale del Galles ormai è un porto franco, dove le due tifoserie sono giunte e stanno attendendo il fischio iniziale. Le misure di sicurezza intraprese dalla polizia locale sono eccezionali. Difatti la partita sarà disputata con lo stadio coperto per evitare pericoli provenienti dal volo di droni, presunte fonti di attacchi terroristici. Vi saranno telecamere ovunque e con riconoscimento facciale, oltre a un dispiego di 3000 agenti di polizia e militari disposti palmo a palmo nel perimetro circostante l’area interessata lo stadio e le vie di accesso. Sono previsti oltre 160mila, forse 200mila, tifosi e non tutti col biglietto in tasca. Quella di domani sarà una giornata speciale per Cardiff ma soprattutto per lo sport del calcio, dove il Millennium Stadium sarà quel contenitore di gioie e dolori di chi da un fronte spera riavere una coppa e dall’altra riscattarla per eventi storici non belli. Dall’Italia, secondo i dati diffusi dalla società della Juventus, arriveranno oltre 20mila tifosi da più parti del Belpaese. E lo faranno con voli organizzati con 27 charter e 38 pullman. Ma il vero boom commerciale per la finale di Champions si sta registrando a Londra dove i tifosi bianconeri hanno occupato quasi 1.500 camere d'albergo, per poi partire verso Cardiff con 42 pullman, ritrovandosi nel giro di tre ore innanzi al tempio del calcio europeo 2017.
Domani sarà un match importante per la Juventus, che affronterà il match con la giusta tensione e con quel desiderio ardente per una triplete per entrare dalla porta principale nella storia del calcio italiano e mondiale. Un appunto importante: da oggi le due tifoserie sono entrate a contatto nel centro di Cardiff senza scontri. Segno importante che vuol dir rispetto e sportività. Ed è un buon segnale.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Milan: decima volta di fila agli ottavi. Pato che autogol! Così ti sei giocato l'affetto degli ultimi sostenitori

giovedì 22 novembre 2012 0 commenti

l'esultanza di El Shaarawy con Costant e Nocerino
di Giovanni Sgobba
BRUXELLES - Il leit-motiv della stagione rossonera è e sarà la sofferenza, questo è certo. Passeggiate trionfanti non ce ne saranno, ma almeno per oggi, i risultati hanno premiato la tenacia ed i colpi dei singoli dei ragazzi di Allegri. Decimo pass per gli ottavi strappato negli ultimi dieci anni di partecipazione alla Champions League (eccezion fatta per l'anno 2008-2009 quando il Milan disputò l'Europa League): Ancelotti a partire dalla stagione 2002-2003 tracciò la strada che i rossoneri avevano smarrito, poi, prima Leonardo e dopo Allegri, hanno consolidato il percorso senza però raggiungere la meta luccicante. 
Statistiche a parte, il risultato di ieri non serve solo ad aggiornare classifiche ed almanacchi: nonostante il cammino disastrato, compromesso da continui sbalzi  atmosferici e da rarissime schiarite, il Milan procede a testa bassa e a passo lento e riesce a conquistare l'accesso alle fasi successive con un turno di anticipo.


El Shaarawy al suo secondo goal in Champions
Ancora una volta Stephan El Shaarawy rappresenta il faro che sta permettendo al Milan di attraversare dignitosamente il buio di questa stagione; è lui che prende di petto le sfide e le accetta senza la paura di rischiare e di sbagliare, è lui che dimostra di dare sempre l'esempio non solo segnando, ma anche fornendo assist anche quando attorno a lui c'è un deserto. Sembra già lontana la doppietta di sabato scorso contro il Napoli che gli è valsa la vacanza ai Caraibi offerta da Ambrosini. Sembra una divertente gag, ma in questa scommessa risiede l'inattesa crescita esponenziale del piccolo talentino: il capitano del Milan si immaginava dieci realizzazioni a fine campionato, siamo a fine novembre ed El Shaarawy (raggruppando i goal con le Nazionali) ha messo già a referto 16 reti in 20 presenze, per essere più chiari media di 4 goal in 5 match disputati.  
Napoli come Bruxelles un dejà vù: De Sciglio (buona prestazione offensiva, distratto in difesa negli ultimi minuti) crossa in mezzo e il Faraone la butta dentro. Lo schema dei ventenni che aveva infilato il Napoli ha aperto le marcature rossonere anche contro l’Anderlecht, di fatto, risvegliando un Diavolo intorpidito come tante volte lo si è visto nei primi 45 giri di lancetta. 

la prodezza di Mexes
E, come spesso capita, nel secondo tempo si è vista un’altra squadra, un’altra grinta, un’altra voglia. Istantanea di questo cambiamento è la rovesciata splendida di Mexes: follia dettata dall'istinto, muscoli meno contratti dal risultato sbloccato e mente sgombra per crederci. Così dovrebbero giocare sempre gli uomini di Allegri e non solo quando, a risultato compromesso, ci si fionda avanti al grido "o la va, o la spacca". 



Tutti felici, dunque? Macché! Tanto per dar seguito ad una stagione così avara di sorrisi, anche quando dovrebbero tutti essere soddisfatti, arriva la voce fuori dal coro che questa volta però stona, e tanto. 
Pato, autore della rete della sicurezza dopo il 1-2 e i conseguente forcing dei padroni di casa, rovina clamorosamente l'atmosfera con parole che storpiano: "Io voglio giocare, ora viene qui il mio procuratore per valutare". 
Pato
Cosa c'è da valutare? Siamo certi che con suddetta affermazione anche i più romantici e incalliti tifosi, che a spada tratta hanno difeso il giocatore brasiliano, si siano sentiti delusi ed infastiditi. Davvero un giocatore quasi sempre rotto e che è nonostante tutto è stato tanto coccolato può richiedere simile pretesa? L'egoismo personale di chi si vuole tirare fuori da un problema collettivo, due reti in Champions e sbiadite prestazioni non possono essere un curriculum valido da presentare ad Allegri e così ad un mese dalla riapertura del calciomercato, il numero 9 si è voluto mettere in vendita. 
Tira aria di divorzio, ma Pato rischia di rimanere imprigionato a Milanello: si perché è impensabile che un giocatore fisicamente non integro e che alla spalle ha avuto 15 infortuni di media lunghezza, possa avere mercato. Aggiungeteci pure il dolore al muscolo della coscia sinistra (la stessa dell'ultimo infortunio) percepito a fine gara e capirete bene quanto è stata infelice la sparata del talento brasiliano. Beffardo se si ripensa a ciò che sarebbe potuto succedere un anno fa con il brasiliano al PSG e con Tevez in rossonero. "Sliding doors" di un percorso che oggi sembra una sconfitta amara per tutti, in primis per Pato. Riconoscenza...questa sconosciuta. 





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Il grande cuore Juve travolge il Chelsea

mercoledì 21 novembre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Nell'inferno dello stadio di casa, la Juventus travolge 3-0 il Chelsea campione d'Europa e può tornare a sperare per la qualificazione agli ottavi di Champions League. Con la vittoria sugli inglesi, i bianconeri scavalcano i Blues e balzano al secondo posto nel girone dietro allo Shakhtar. Grazie a questa vittoria, ai campioni d'Italia, basterà un pareggio per passare alla fase successiva ma, il prossimo ed ultimo turno, contro gli ucraini, non sarà una passeggiata; ci si giocherà la qualificazione ed un eventuale primo posto nel girone che potrebbe risultare prezioso in vista degli ottavi di finale per incontrare un avversario, "sulla carta", meno ostico. Una sconfitta contro lo Shakhtar ed una vittoria del Chelsea contro l'altra squadra del girone, il Nordjaelland (ormai fuori dai giochi), costringerebbe gli uomini di Conte alla retrocessione in Europa League.

La partita è sin dal primo minuto tiratissima con una Juve grintosa e finalmente tatticamente "alta". Il Chelsea, subisce il gioco avversario ma in contropiede è un concreto pericolo. Cech compie un miracolo su una conclusione ravvicinata di Lichtsteiner e si fa trovare altrettanto pronto sui tentativi meno pericolosi di Marchisio, Vucinic e Quagliarella. Buffon, non è da meno ed è super su Hazard e Mata che non sfruttano due ripartenze micidiali. Bonucci e Barzagli, impediscono ad Oscar di trovare il vantaggio in un'altra ghiotta occasione ospite. A metà del primo tempo, la Juve decide di lasciarsi alle spalle la paura di perdere e per l'undici di Roberto Di Matteo, non c'è più nulla da registrare. Le geometrie dei bianconeri sono imprevedibili e gli inserimenti di Lichtsteiner e Asamoah, creano il panico nell'area avversaria. Verso lo scadere dei primi 45', forse nel momento meno brillante dei bianconeri, Quagliarella devia un tiro dalla distanza di Pirlo e trafigge Cech che tocca ma, non può nulla per evitare il vantaggio Juve. Si va a riposo sull'1-0.
La ripresa è un monologo della "vecchia signora". Il Chelsea non riesce più ad imbastire una manovra offensiva e soffre le rapide offensive di una Juve sempre più aggressiva. Vucinic e Quagliarella sciupano malamente il raddoppio e si rivedono i fantasmi della partita contro la Lazio. I bianconeri non mollano un centimetro di campo, tengono gli inglesi lontano dalla porta e trovano il raddoppio grazie ad una splendida azione corale finalizzata da Vidal. Nel finale c'è gloria anche per Giovinco che in contropiede, supera Cech in uscita per il 3-0 finale. Una rete importante per la "formica atomica" sempre sotto accusa per la sua poca lucidità sotto porta e per il suo rendimento sotto le aspettative. 

La Juve, imbattuta nella doppia sfida contro i Blues, dopo il 2-2 di Londra, dimostra la sua superiorità, almeno nelle motivazioni, con un risultato senza storia. Il centrocampo è l'anima della squadra di Conte e, questa volta, anche Lichtsteiner fornisce un valido contributo che spegne ogni polemica sul suo conto. Prestazione superlativa per lo svizzero che, stremato, abbandona il campo nella ripresa. Chelsea troppo difensivista e poco furbo nello sfruttare il vantaggio dei due risultati su tre da gestire. Ricordiamo che ai campioni in carica, bastava non perdere per tenere la qualificazione in pugno. La partita col Nordjaelland, sarebbe stata solo una formalità. Appuntamento tra due settimane per conoscere il destino della Juve.





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









[VIDEO] Real Madrid e Borussia Dortumund 14 anni fa ed una porta che crollò prima del match

martedì 6 novembre 2012 0 commenti


di Giovanni Sgobba

MADRID- Stasera nel tempio del Real Madrid, andrà in scena la sfida tra gli uomini di Mourninho ed il Borussia Dortmund. Nella conferenza della vigilia, alcuni giornalisti, hanno ricordato a Klop, allenatore dei tedeschi, un curioso aneddoto, al quale ha risposto, ridendo: "Spero che domani le porte restino in piedi".
L'episodio in questione risale ad un precedente tra queste due formazioni in Champions League, datato 1998.
Era il primo aprile ed era tutto pronto per l'attesissima semifinale di andata; una tensione che però rimase sospesa oltre le 20:45, orario del fischio di inizio. Perché? Proprio qualche minuto prima un pezzo d'inferriata del Fondo Sur (curva sud), si staccò per il troppo peso dei tifosi, e così anche la porta alla quale era legata, cadde all'indietro.
Ci vollero 75 minuti per sostituire la porta, con un'altra recuperata, con un camion arrangiato, dal vecchio centro tecnico che allora distava due chilometri dal Bernabeu.
Per la cronaca la partita terminò 2-o per le merengues con i goal di Morientes e di Karembeu, e grazie allo 0-0 del ritorno, valsero la finale, poi vinta ai danni della Juventus.
Oggi come 14 anni fa, un "incidente" che fa ancora ridere...









Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Ecco perchè la Juve stenta in Europa

giovedì 25 ottobre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Gigante in Italia ma formica in Europa. Questa è la Juventus. Primi in campionato con il miglior attacco e la miglior difesa, i bianconeri di Conte, in Champions, non riescono ad avere lo stesso passo e stentano a tal punto da rischiare di esser buttati fuori già nella prima fase a gironi. Come è possibile che una squadra apparentemente senza rivali nel suo paese, non riesca ad esprimere lo stesso potenziale anche nelle competizioni europee contro squadre più accreditate ma sicuramente alla sua portata? Gli elementi da considerare, possono essere tanti (dal modulo all'esperienza) ma, cominciamo da quello che più di tutti sembra essere il problema dei campioni d'Italia: l'attacco.
Nonostante il primato di goals segnati in serie A, nella Juve, a gonfiare la rete sono principalmente i centrocampisti. Questa tendenza, se da un lato può essere considerata come positiva perchè lascia subito pensare ad un gioco e ad una manovra avvolgente che coinvolge tutti gli uomini in campo senza dare riferimenti, da un altro punto di vista, è sicuramente un qualcosa che va a sfavore dei bianconeri, soprattutto quando gli avversari sono di livello e si deve sfruttare al meglio ogni occasione che capita. Se contro Chelsea e Shakhtar, le partite sono state più equilibrate e con meno occasioni da sfruttare, contro il Nordsjaelland, la mancanza di un bomber di razza è stata più evidente perchè, nonostante la squadra abbia quasi fatto andare in tilt le statistiche delle conclusioni in porta, nei novanta minuti, le reti segnate non sono state più di una. Il mancato acquisto del top player nel reparto offensivo, si è rivelato un grosso errore di valutazione da parte della dirigenza e dello staff tecnico e di certo, non è bastato rinforzare il centrocampo per ridimensionare il problema. La sterilità di Matri, Quagliarella, Giovinco e Vucinic, comincia ad essere davvero preoccupante e quando a centrocampo le forze cominceranno a venir meno, non sarà di certo Buffon a buttarla dentro.
Altro aspetto da valutare ma, probabilmente subordinato ai problemi in attacco, è quello del modulo. La Juve è l'unica squadra che si permette il lusso di schierare tre difensori in Champions. Il 3-5-2 scelto da Conte per affrontare il campionato, non sembra altrettanto valido in ambito continentale ma, bisogna ammettere che l'idea del tecnico pugliese è interessante. Forse, la tipologia di gioco, potrebbe dare risultati soddisfacenti proprio in presenza di attaccanti validi ma, se Giovinco invece di calciare subito, preferisce il dribbling e Matri sbaglia l'impossibile, le aspettative di qualificazione diminuiscono drasticamente e potrebbe essere necessario un ritorno al 4-3-3. Neanche la mossa Bendtner sembra essere quella giusta. La possente punta danese in prestito dall'Arsenal, è ancora lontana dalla condizione ottimale e l'assenza di cross, non gli faciliterà il compito. 
Qualcuno, però, non crede ad una Juve debole e predica fiducia e pazienza nel giovane progetto della vecchia signora. La poca esperienza della maggior parte dei ragazzi in rosa è da tenere in considerazione e, per convincerci a riguardo, basta spostare lo sguardo sul Borussia Dortmund. Lo scorso anno, i campioni di Germania, freschi di titolo e rientro in Champions, hanno dovuto cedere il passo fin da subito. Oggi, le cose vanno diversamente e le "api" di Klopp, sono in testa al girone di ferro con Real Madrid, Manchester City ed Ajax. Potrebbe essere lo stesso per la Juventus? Probabile, ma bisogna vedere se i tifosi juventini, riusciranno ad avere la stessa pazienza di quelli del Borussia. Non ci resta che attendere e tifare per le italiane perchè non possiamo permetterci di perdere un altro posto nella classifica UEFA. 


Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Un tempo il Milan si esaltava. Oggi nemmeno la Champions desta i Rossoneri.

0 commenti

di Giovanni Sgobba
MALAGA- C'era un tempo in cui il Milan in Champions si trasformava: da brutto anatroccolo che singhiozzava in campionato, a splendente cigno nelle notti europee, palco prestigioso per mettere in mostra tutto il proprio fascino. Era diventata una cantilena ripetuta più volte: "il Milan in Champions si esalta", "quando i giocatori ascoltano quella musichetta sembrano acquisire convinzioni", insomma tante belle parole alle quali seguivano prestazioni magari alla vigilia inimmaginabili, tanto da finire per credere alla favola della Champions. Niente di vero, ovviamente c'è una spiegazione logica: in Europa le squadre non si chiudono a riccio come in Italia e quindi permettono di giocare. Senza dubbio, però, in Champions o sei organizzato ed hai un gruppo coeso, oppure da ambito palcoscenico qual è, si trasforma in un bugigattolo comico di periferia.
A Malaga fanno festa per un risultato storico: a punteggio pieno dopo 3 giornate, nemmeno un goal subito e soprattutto il piacere di assaporare una indimenticabile notte Champions, una vittoria sul Milan stretta nel risultato, ma confortante nel gioco espresso. Ed in quello non espresso dalla banda-sbandata di Allegri. La differenza è tutta qui: i padroni di casa  si sono affidati a due giocatori di qualità come Isco e Joaquin, eppure il Milan ha fatto fatica a leggere la loro chiave di gioco, che dopo mezz'ora e dopo svariate azioni simili, poteva essere quanto meno inquadrata. In mezzo i tiri di Eliseu, le chiusure di Iturra, i movimenti di Saviola ed un Milan spaesato nei movimenti di Costant, disordinato nelle uscite in avanscoperta dalla difesa di Acerbi ed estremamente sterile in avanti. Il percorso rossonero di Allergi è stato più di una volta associato a quello di Zaccheroni, l'unico nella storia recente del club di via Turati a puntare sulla difesa a 3. L'attuale (per quanto ancora?) tecnico toscano fa poco o nulla per scacciare parallelismi e confronti, tentando l'ennesimo cambio di modulo, ma a fine ottobre, con le foglie che cadono e che indicano il passaggio di stagione, non c'è più tempo per sperimentare e così ogni settimana si buttano in campo 11 uomini e ci si affida al caso. Che può essere molto benevolo quando Joaquin calcia alto il rigore del possibile vantaggio, ma che non regala nulla: Joaquin alla fine riesce a segnare al 64' incuneandosi sul lato destro e perfettamente imbeccato da Iturra, supera Amelia. Non c'entra la sfortuna, il caso o qualsiasi entità astratta: non può El Sharaawy seguire fin dentro l'area l'ala del Malaga, quando ci dovrebbe essere un difensore (Acerbi) in quella posizione. Il ragazzo con la maglia 92 è l'unica goccia di speranza in un deserto secco ed impervio: ci fossero 11 suoi cloni, verrebbe da pensare. Lotta, sguizza e rientra in difesa come un forsennato (in un'azione ad inizio ripresa, lui era l'ultimo uomo dinanzi Amelia); cambiano i moduli, ma lui riesce sempre ad essere una spanna sopra i suoi compagni. E' lui l'anormale o lo sono gli altri?
E' passata un'altra partita, l'agonia continua, e nemmeno l'inno della Champions ha destato il Milan. Non c'era da credere alla favole, certo, ma quando la realtà è cupa, è meglio rifugiarsi in altri mondi



Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Il Real deve morire...di fatica. Mourinho tra ambizioni e bufere

martedì 16 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
MADRID - Portoghese, classe '63, personalità forte come tutti i grandi personaggi e come tutti i grandi personaggi del nostro mondo, non perde occasione per farsi notare. Parliamo di Josè Mourinho, allenatore del Real Madrid, società che ben si sposa con le ambizioni del tecnico di Setubal.
Vincente di professione, Mourinho è famoso, oltre che per i successi ottenuti nei clubs dove ha allenato, anche per le parole forti che spesso utilizza durante le interviste o le conferenze stampa.
"Un giocatore del Real Madrid, deve morire in campo" - Ecco l'ultima uscita di Josè che, un po di scandalo, a dir la verità, lo ha creato. Certo, ormai quando lo "special one" apre bocca, anche se per parlare della pace nel mondo, il disordine è all'ordine del giorno ma, sicuramente, poteva utilizzare parole meno "appariscenti" per spiegare che dai suoi ragazzi, pretende sempre il massimo dal primo all'ultimo minuto di gioco  e che questi, non devono risparmiare alcuna goccia di sudore quando sono sotto le sue direttive. Pena? L'esclusione dalla rosa dei titolari, ovviamente.
Mourinho, nell'ultima intervista, parla anche del suo rapporto di amore ed odio con i tifosi madridisti. Non pretende di essere amato da tutti e, infatti, non è così ma, si sente a suo agio. A Madrid, si sente a casa. Magari, qualche offesa in meno la gradirebbe e più di lui, moglie e figli che, da quanto lascia intendere, un futuro lontano dalla capitale spagnola, non lo rifiuterebbero affatto. Vorrebbe anche che la gente, iniziasse a lasciare in pace il centrocampista croato Modric, acquistato dal Tottenham per 40 mln ad inizio stagione e quasi mai protagonista: "è un giocatore fantastico ma, ha bisogno di tempo. Crescerà". In effetti, un po di dubbi sul suo acquisto, non sono da condannare ma, vogliamo fidarci di Josè. Sicuramente non si tratta di un altro Quaresma.
Sul momento della sua squadra dice: "Ora siamo pronti per lottare per tutto. Questa squadra vuole tutto. É responsabilità di questo gruppo. Non accetto di esser lontano dalla vetta 15 punti o regalare la Coppa del Re".
La stagione è appena iniziata e ci sono ancora tante partite da giocare. La Champions va alla grande e non resta che tentare l'aggancio al Barcellona in Liga. Riuscirà il nostro eroe a farsi amare anche da chi lo odia? Magari con un titolo europeo...






Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Champions League, Milan: Abbiati ed El Sharaawy guidano la riscossa. Ricordate il 3-2 al Bernabeu?

giovedì 4 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
SAN PIETROBURGO- Settembre è ormai alle spalle, quel settembre utile per giustificare un Milan inceppato, disorientato. "E' settembre, è ancora presto, il Milan avrà tempo e modo per ritrovarsi", si diceva ed in effetti non si poteva etichettare come fallimentare una stagione ancora tutta da giocare e da scoprire. La fiducia di molti sostenitori vacilla e forse traballerà per tutta la stagione, ma la prima partita del mese di Ottobre può, anzi deve, rincuorare tutto l'ambiente per la tenacia e l'impegno profuso nei 90' di gioco. La formazione di Allegri espugna il campo dello Zenit con un pirotecnico 2-3 e si rilancia nel girone C portandosi al secondo posto a quota 4 punti. L'andamento del match è stato talmente altalenante che era impossibile intuire quale sarebbe stato il risultato finale: i rossoneri, infatti, partono fortissimi dai blocchi nei primi 20' portandosi addirittura sul 2-0 con le reti di Emanuelson (punizione deviata) e di El Shaarawy, il quale, con una serpentina devastante, si smarca dai difensori e trafigge Malafeev.
Due schiaffi che risvegliano gli uomini di Spalletti: minuto dopo minuto, infatti, i russi hanno alzato il loro baricentro fino ad impossessarsi del campo, trascinati dalla straripante potenza (fisica ma anche nel tiro) di Hulk. Abbiati (monumentale con una serie di parate decisive) tiene su la roccaforte rossonera che da i primi segni di cedimento ad una manciata di secondi dal termine del primo tempo, quando si lascia trafiggere da un inserimento proprio dell'ex giocatore del Porto. Si va negli spogliatoi con il risultato di 1-2, destinato a mutare nuovamente, nei primi minuti della ripresa. Il Milan si fa cogliere nuovamente impreparato su un calcio da fermo (sesto goal subito in stagione tra calci d'angolo e punizioni) e Shirokov firma il pareggio riacciuffato con grinta.
Il Milan soffre, ma non si disunisce: per la prima volta (anche se le sbavature continuano ad esserci) i reparti si sono mossi in sincronia, il centrocampo, va detto, non funge ancora collante tra difesa ed attacco, ma nella sofferenza, non si sono disuniti e non hanno perso la rotta. In altre occasioni sarebbero malamente capitolati, ma al contrario, superata la tempesta, mentre lo Zenit rifiatava, è arrivato il colpo del k.o., beffardo perché procurato da Hubocan.
Nei numeri si capisce la portata di questa vittoria: prima sconfitta europea dell'era Spalletti, mentre l'ultima partita persa dai russi nel Petrovsky Stadium è datata settembre 2008.
Ma c'è un altro dato che desta curiosità: l'ultima volta che i rossoneri segnarono 3 reti in Champions in trasferta, fu a Madrid, quando, nella stagione 2009-2010, guidati da Leonardo, sbancarono il Bernabeu per 2-3 (reti di Pirlo e doppietta di Pato).
Era Ottobre e, a quei tempi, si parlò di svolta: il Milan, quello impresentabile durante i mesi di Agosto e Settembre (ricordarsi lo sfacelo nel derby perso 4-0 e la sconfitta in casa contro lo Zurigo), si ritrovò nella partita più difficile, grazie al cambio di modulo operato da Leonardo, e forse inaspettatamente diede uno scossone alla sua stagione.
Oggi sarebbe prematuro parlare di svolta: certamente è una vittoria che da fiducia ed entusiasmo. Dalla Russia sono giunti segnali incoraggianti (El Sharaawy che rincorre gli avversari in difesa e soprattutto 11 giocatori hanno ragionato da squadra), ma nell'imprevedibilità di questa stagione, il confine tra eccezione e conferma è molto sottile.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Champions League, seconda giornata: tutti i goal del martedì di coppa

mercoledì 3 ottobre 2012 0 commenti













GIRONE E                   G.           P.ti   
Chelsea                     2              4               Highlights Nordsjælland - Chelsea 0-4
Shakhtar Donetsk     2              4
Juventus                   2               2               Highlights Juventus - Shakhtar Donetsk 1-1
Nordsjælland            2               0

GIRONE F                  G.           P.ti
BATE                     2                6              Highlights BATE - Bayern 3-1
Valencia                  2                3
Bayern                    2                3              Highlights Valencia - LOSC 2-0
LOSC                      2                0

GIRONE G                G.             P.ti
Barcelona               2                 6              Highlights Benfica - Barcelona 0-2
Celtic                     2                 4
Benfica                  2                 1              Highlights Spartak Moskva - Celtic 2-3
Spartak Moskva     2                 0

GIRONE H               G.               P.ti
Man. United           2                   6             Highlights CFR Cluj - Man. United 1-2
CFR Cluj               2                  3
Braga                    2                  3             Highlights Galatasaray - Braga 0-2
Galatasaray           2                  0





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Piccola Juve in Europa 1-1 con lo Shakhtar - Cronaca e Video dei goals

0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Brutto pareggio casalingo per la Juventus nella seconda giornata di Champions League. Dopo il punto conquistato in modo eroico a Londra, contro i campioni del Chelsea, lasciando ben sperare per il prosieguo della competizione, i bianconeri, visibilmente stanchi, non vanno oltre l'1-1 con gli ucraini dello Shakhtar e complicano (anche se mancano ancora quattro partite alla fine del girone) il discorso qualificazione. Ci pensa Leonardo Bonucci a salvare i campioni d'Italia, dopo il vantaggio ucraino firmato Teixeira. Ora la Juve, è terza nel girone con 2 punti, dietro Chelsea (vittorioso 0-4 sul campo dei danesi del Nordsjaelland) e Shakhtar con 4 punti. Danesi ultimi con 0 punti.

Non c'è sold out in questa prima di Champions a Torino e si percepisce. Solo 30 mila spettatori per via del rincaro biglietti. La Juve, schierata in formazione tipo, entra in campo con le gambe tremanti, e subisce il gioco avversario esattamente come all'esordio contro il Chelsea. Lo Shakhtar, dotato di ottimo palleggio e tanto dinamismo, prende subito possesso del pallone e del match e sbaglia un goal già fatto con Mkhitaryan dopo pochi minuti di gioco. I bianconeri, si difendono in modo affannoso, perdono molti palloni a centrocampo ma resistono grazie anche ad un pizzico di fortuna. Fortuna che però manca al 23' quando, l'imprendibile Willian, approfittando di una mischia nei pressi dell'area, serve Teixeira che, davanti a Buffon, non sbaglia e porta in vantaggio gli ospiti. La Juve si scuote e, due minuti più tardi, sugli sviluppi di un corner, Pirlo, mette in pratica uno schema e serve rasoterra Bonucci che, al centro dell'area, trova un destro sotto la traversa per il pari. Allo scadere del primo tempo, miracolo di Pyatov che respinge di piede, un colpo di testa ancora di Bonucci sempre su angolo. Si va a riposo sul punteggio di 1-1.
Nel secondo tempo, i padroni di casa, cercano il goal con maggiore convinzione, soprattutto con gli esterni Asamoah e Liechtsteiner che però sbagliano l'ultimo passaggio sistematicamente. Entra Giovinco al posto di un Vucinic irritante ed è la stessa formica atomica a servire un assist perfetto per Matri che, si divora il vantaggio incredibilmente ad un metro dalla porta. Lo Shakhtar si difende bene ed è quasi sempre in anticipo sui contrasti ma, dopo il ritmo altissimo sostenuto nei primi 45' di gioco, sembra essere a corto di energie. Entra anche Quagliarella al posto di Matri ma, il cambio, anzichè migliorare la fase d'attacco, la peggiora e i bianconeri non si rendono più pericolosi. Dentro anche Pogba per uno stremato Vidal per contenere al meglio nella parte finale ma, al 90', Willian, il migliore in campo, da posizione ravvicinata, con Buffon battuto, centra la traversa che, come contro la Fiorentina, salva la Juve dalla sconfitta.

Formazioni:
Juventus: Buffon, Bonucci, Chiellini, Barzagli, Marchisio, Pirlo, Vidal, Asamoah, Lichtsteiner, Vucinic, Matri.
Shakhtar Donetsk: Pyatov, Rakitskiy, Kucher, Dinca Rat, Srna, Fernandinho, Hubschman, Willian, Teixeira, Adriano, Mkhitaryan.

Marcatori:
Teixeira (S) 23', Bonucci (J) 25'


Gol Juventus - Shakhtar (Teixeira, Bonucci)  Per vedere i goal, clicca sul link









Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Rimonta Juve. Chelsea ammutolito

giovedì 20 settembre 2012 0 commenti

2-2 firmato da Quagliarella
di Davide Colonna
LONDRA - Il ritorno in Champions League della Juventus, dopo due anni di assenza, non poteva essere più spettacolare di così. I bianconeri, guidati da Carrera, ormai sempre più a suo agio nei panni di Conte, all'esordio, in casa dei campioni d'Europa in carica del Chelsea, raggiungono un pareggio inaspettato dopo esser stati sotto di due reti. A rispondere alla doppietta nel primo tempo del giovane talento Oscar, ci pensano un maestoso Vidal e un ritrovato Quagliarella.
In uno Stamford Bridge gremito come nelle grandi occasioni, la Juve parte contratta. L'emozione, rallenta gli ospiti e i blues, molto più esperti in campo internazionale, ne approfittano creando grossi problemi a Buffon sin dai primi minuti. I bianconeri, ci mettono un quarto d'ora per prendere le misure agli avversari e restituiscono i brividi al mittente con un paio di occasioni che potevano essere sfruttate meglio. La partita, giocata a ritmi elevatissimi, soprattutto a centrocampo, si sblocca alla mezz'ora grazie ad una conclusione dalla distanza di Oscar deviata da Bonucci.che corregge in goal un pallone apparentemente fuori dallo specchio della porta. Neanche il tempo di prender fiato che, arriva il raddoppio Chelsea messo a segno ancora da Oscar. Si tratta di un eurogoal alla "Del Piero" che l'incolpevole estremo difensore juventino, si ricorderà per tutta la vita. La doppietta fulminea del gioiello brasiliano, può mettere k.o. chiunque ma non la Juve che, si riorganizza e accorcia le distanze con uno strepitoso Arturo Vidal che, con un piede in disordine, pesca il jolly all'angolino beffando Cech. I primi 45', si chiudono con gli uomini di Di Matteo in vantaggio ma la "vecchia signora" si dimostra dura a morire.
La ripresa, presenta un calo fisico più che normale per entrambe le formazioni ma, la preparazione bianconera risulta migliore e Di Matteo, ordina ai suoi di chiudersi maggiormente ma senza concedere troppo campo agli avversari. La Juve, alla rincorsa del pareggio, ci crede e controlla il gioco dimenticandosi della fatica. Entra Quagliarella ed il suo ingresso si rivela decisivo. L'attaccante, ai margini della squadra del duo Conte-Carrera, pareggia i conti freddando Cech in uscita. Da notare una grave disattenzione di Terry che si lascia sfuggire il bomber bianconero sul filo del fuorigioco. Ad una manciata di minuti dalla fine, ancora Quagliarella, in stato di grazia, tenta una conclusione a giro da posizione quasi impossibile ma, è la traversa a negare alla Juve una incredibile vittoria. Finisce 2-2.
I campioni d'Italia, guadagnano un punto fondamentale nella partita, sulla carta, più dura del girone e lo fanno mostrando al continente intero, un grande carattere ma soprattutto un buon gioco anche se di gran lunga inferiore rispetto a quello praticato dalle spagnole Real e Barcellona. Si spera nel recupero fisico di Fabio Quagliarella che, al massimo della condizione è probabilmente il miglior attaccante a disposizione. Il Chelsea, mostra una tipologia di gioco superata e fin troppo scolastica. Di Matteo, tenta di abbandonare il catenaccio che lo ha portato a trionfare lo scorso anno ma, le idee sembrano mancare. Ci si aspettava qualcosa in più dai campioni in carica anche se si tratta comunque di una squadra solida con individualità che poche società possono permettersi.



Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Champions League: Milan ed il pareggio contro l'Anderlecht. Sforzarsi nel vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se non lo è.

mercoledì 19 settembre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba.
MILANO- Tutto l'ambiente, tifosi in testa, speravano che ascoltando l'inno della Champions, i giocatori del Milan si sarebbero scrollati di dosso paure e timori, galvanizzati dall'importanza che solo un match di Coppa può dare. A fine partita l'unica cosa che hanno potuto udire sono stati i fischi del pubblico (poco).
Qualcosa si è mosso, certo, ma dopo il pareggio a reti bianche contro l'Anderlecht, si è costretti nuovamente fare il "copia ed incolla" di quanto detto e scritto al termine delle due partite casalinghe in campionato.
Ci si deve sforzare nel trovare delle noti positive, laddove in un periodo normale non ce ne sarebbero. Parlando chiaramente, il non aver subito una rete contro la formazione belga non può essere una consolazione, ma al momento, dove tutto gira storto o non gira per nulla, bisogna appigliarsi a qualcosa di positivo, qualsiasi cosa.
Allegri è consapevole che anche ieri sera la difesa un po' ha traballato con le incursioni di Biglia e con le spallate del possente Kanu e di Mbokani, ma l'esperienza di Mexes e di Bonera ed il giusto piglio di De Sciglio hanno permesso di arginare momentaneamente le difficoltà.
Si potrebbe criticare la scelta del tecnico livornese di sostituire Boateng, ma con quel cambio, che ha stizzito il ghanese e che ha fatto gridare in molti allo scandalo, Allegri ha voluto lanciare un messaggio: non basta fare il proprio compitino, tentare un tacco e qualche tiro da fuori, quando si hanno le capacità e le potenzialità per trascinare una squadra. Aiutare gli altri e farsi dare una mano, senza strafare: un solo giocatore non può essere la panacea per un malessere che appartiene a tutta la squadra. Ed El Sharaawy, subentrato proprio al posto del numero 10 rossonero, sembra aver recepito questo messaggio. Basta vedere il linguaggio del corpo, la grinta con la ha recuperato palloni in mezzo al campo, l'intensità con cui ha provato a segnare, per intuire che il "piccolo faraone", che proprio contro l'Atalanta era stato sostituito dopo una prestazione senza sapore, ha capito che in questo delicato momento storico del Milan bisogna dare qualcosa di più.
Ecco che sforzandosi di vedere il bicchiere mezzo pieno, almeno per oggi, è possibile apprezzare l'intensità di Nocerino e di Emanuelson, che, vero, commetteranno pure errori, risulteranno imprecisi ed in certi istanti un po' disordinati, ma  lottano e giocano per tutti i 90' e soprattutto dimostrano di voler essere da Milan.
Steccare all'esordio casalingo una partita sulla carta da vincere, avrebbe significato l'aver compromesso il cammino in Champions, ma in un girone come quello C, dove manca un punto di riferimento e dove Malaga e Zenit devono ancora dare conferme e trovare una loro dimensione, nulla è ancora segnato. Senza illudersi o ingannarsi, ma con la convinzione di poter cambiare rotta, anche questo rende il bicchiere apparentemente mezzo pieno...




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Champions League, 1a giornata: Sorpresa Malaga, conferma PSG. Spettacolo al Bernabeu

0 commenti

di Giovanni Sgobba
BARI- Risultati e commenti:

GRUPPO A
PSG - Dinamo Kiev 4-1. Quattro reti su cinque portano le firme di giocatori passati per l'Italia. Quando il PSG si è portato sul 2-0 con le reti di Ibrahimovic (su rigore) e di Thiago Silva (al debutto) su calcio d'angolo, tra gli spalti di San Siro sono aumentati i rimpianti ed anche un po' di beffa nel vedere, invece, una squadra che ha difficoltà nel segnare. I parigini che sembrano aver superato le difficoltà di inizio stagione, con la complicità di una Dinamo troppo contratta, arrotondano il risultato con le reti di Alex e di Pastore (ex Palermo). In mezzo, per gli ospiti, il goal di Miguel Veloso, meteora nel Genoa. Ottima prestazione anche di Verratti,

Dinamo Zagabria - Porto 0-2. Importanti tre punti esterni per i portoghesi, che si giocano verosimilmente la qualificazione con la Dinamo Kiev. A Zagabria ad aprire le marcature, sul finire della prima frazione, è il capitano argentino Lucho Gonzalez, abile con un guizzo a sfruttare un errore del portiere. I padroni di casa si svegliano nella ripresa, sfiorando il pareggio, seppur in maniera fortuita. Chiude i conti Defour a pochi minuti dalla fine.


GRUPPO B

Olympiakos - Schalke 04 1-2. 
Vittorie in trasferta nei due match del gruppo B. I tedeschi, che si sono visti annullare ingiustamente una rete di Papadopoulos, passano in vantaggio a fine prime tempo con il difensore Howedes. Nella ripresa, l'Olympiakos, che sembrava aver raddrizzato la partita con Abdoun al 57', crolla definitivamente qualche minuto dopo con la rete di Huntelaar (lo stesso olandese fallirà un penalty qualche istante dopo).

Montpellier - Arsenal 1-2. Dura praticamente 45' la sfida tra i campioni francesi e gli uomini di Wenger. Botta e risposta nel giro di 20': aprono le marcature i transalpini con la trasformazione su dischetto (discutibile rigore) di Belhanda. Poi terribile uno-due dell'Arsenal che ribalta il risultato con le reti di Podolski e poi Gervinho.


GRUPPO C

Milan - Anderlecht 0-0.
Unica sfida del martedì a terminare a reti bianche, ulteriore dimostrazione di uno stato negativo per i rossoneri, incapaci di trafiggere i pali protetti dal portiere Proto. Possesso palla per molti tratti a favore della squadra belga, ma buone occasioni nel primo tempo per il Milan con Emanuelson e poi Flamini. Nella ripresa esce (stizzito) Boateng, anarchico ed abulico, per far posto ad El Sharaawy che scuote i rossoneri, ma non basta per sbloccare la partita.

Malaga - Zenit 3-0. Senza dubbio la sorpresa della serata, per meriti degli spagnoli e per demeriti degli uomini di Spalletti, largamente spaesati. Dopo 14 minuti, infatti, il Malaga si era portato sul 2-0 grazie ad Isco ed all'argentino Javier Saviola, apparentemente rigenerato da questa nuova avventura. Lo Zenit prova con Hulk a riaprire i giochi, ma è lo stesso Isco a fissare il 3-0 nel secondo tempo con un bellissimo destro all'incrocio.


GRUPPO D

Real Madrid - Manchester City 3-2. 
Da molti considerata come l'anticipo della prossima finale, sembrerebbe deludere le aspettative fino al 70'.
Il primo tempo è Cristiano Ronaldo contro Joe Hart, con il portiere inglese che ne esce vincitore. Gioca meglio il Real Madrid, ma davanti alla porta Higuain non sembra in serata, sciupando ottime occasioni. Poi al 70' la partita si stappa: doccia fredda per le Merengues con il goal di Edin Dzeko. Sette minuti dopo, Marcelo riporta in equilibrio la sfida, ma è ancora il City di Mancini ad illudersi con la rete all'85' di Koralov (tiro-cross che sorprende Casillas). Erano già pronti titoli negativi per Mourinho, deludente in campionato, ma ecco che esplode tutto l'orgoglio dei padroni di casa che ribaltano il destino prima con Benzema e poi proprio con Cristiano Ronaldo.

Borussia Dortmund - Ajax 1-0. Meno spettacolo e tanto equilibrio nell'altra sfida del girone D. Dopo la deludente avventura dell'anno passato, i gialloneri campioni tedeschi sperano di contendere un posto al Real o al Manchester City, ma ci vogliono praticamente tutti i 90' per sbloccare una partita insidiosa. Sbaglia un calcio di rigore Hummels, ma poi ci pensa Lewandowski a siglare l'1-0 definitivo.





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Juve: Fallimento turn-over ma arrivano altri 3 punti

lunedì 17 settembre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
GENOVA - La terza giornata del campionato di serie A, nonostante le sorprese da Roma e Milano, registra la terza vittoria consecutiva della Juventus che, dopo aver espugnato Udine, passa anche a Genova con una prestazione dalle due facce; Un primo tempo, dove sono i padroni di casa a fare la partita imponendo il loro ritmo, forse eccessivamente alto e un secondo, che vede i bianconeri recuperare l'identità perduta e portare a casa i tre punti fondamentali per mantenere la testa della classifica con Lazio e Napoli.
Mister De Canio, prepara bene la partita ed inserisce dal primo minuto il quasi tridente composto dai due ex juventini Immobile e Borriello e da Jankovic che spesso e volentieri si manifesta centrocampista aggiunto facendo un lavoro impressionante per buona parte del match. Carrera, invece, deve affidarsi al turn-over in vista della partita di Champions di mercoledì contro il Chelsea e fa sedere in panchina quattro pedine fondamentali come Vucinic, Asamoah, Vidal e Liechsteiner.
Al fischio d'inizio, è il Genoa a fare la partita ed è proprio il tridente schierato in avanti a rendere la vita difficile alla retroguardia bianconera. Dopo un quarto d'ora, il goal è nell'aria ed arriva puntualmente al 18' dai piedi del giovane Immobile che trafigge Buffon con un tiro velenoso a fin di palo. La Juve, nonostante lo svantaggio, sembra non reagire con convinzione e subisce ripetutamente il contropiede avversario. L'assetto imposto da Carrera, è troppo spregiudicato e la difesa a tre juventina, si ritrova spesso a fare i conti in solitaria con la superiorità numerica offensiva genoana. Il primo tempo si chiude con il Genoa il vantaggio di un solo goal e a giudicare l'andamento del match, si ipotizza la prima sconfitta della squadra bianconera.
La seconda frazione di gara però, vede la Juventus giocare da grande e un Genoa a corto di energie dopo un primo tempo a mille all'ora. Entrano Vucinic e Asamoah per De Ceglie ed uno spento Matri lasciando non pochi dubbi sulle scelte ma, soprattutto sui ricambi bianconeri. Nonostante il calo fisico, è proprio l'unidici di De Canio a mangiarsi il raddoppio e sul capovolgimento di fronte, c'è il pareggio di Giaccherini. I padroni di casa ormai non corrono più e l'assedio juventino ha inizio. Asamoah viene steso in area e Vucinic trasforma il rigore del sorpasso. Nel finale, è ancora Asamoah protagonista firmando il 3-1 finale su assist del montenegrino.
Il Genoa, dopo un primo tempo da urlo, mostra una carente preparazione fisica che potrebbe influire negativamente sulla prima e ultima parte della stagione. L'attacco è forte ma il resto della squadra non sembra poter dare un valido supporto a Borriello e Co.
La Juve, invece, vince una partita fondamentale per il morale. Presentarsi all'esordio in Champions dopo una sconfitta non sarebbe stato un bene ma, l'aspetto negativo risiede nelle riserve. Il turn-over sembra improponibile e inaffidabile per affrontare gli impegni su più fronti. Caceres e De Ceglie, non si avvicinano al rendimento dei titolari Asamoah e Liechsteiner e senza l'intensità di Vidal, a centrocampo si soffre parecchio. Matri è un fantasma che non fa paura.

Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Agostino di Bartolomei: se ci fosse più amore per il campione, oggi saresti qui...

mercoledì 30 maggio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
ROMA- Si è uomini, prima di essere calciatori. Quando ti ritiri dal mondo del calcio, rimane solo il ricordo di quello che hai fatto, vittorie, sconfitte, gioie e delusioni vengono archiviate e rimangono lì sospese nelle memorie di una lunga cronologia. Quando appendi le scarpe al chiodo, qualsiasi scelta fatta, qualsiasi “tradimento sportivo” compiuto e non digerito dai tifosi, dovrebbe restare lì appeso al medesimo chiodo. Dovrebbe. Ci si dimentica troppo spesso che prima di essere sportivi, prima di avere un contratto, dei soldi, una vita tranquilla e spensierata, si è uomini. O meglio, che non tutti i calciatori decidono di seguire la vita stereotipata, quell’essere omologato che segue il successo per appesantire il proprio portafoglio da sventolare dinanzi a qualche bella donna.

“E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori che non hanno vinto mai ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar, e sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai….”

Quando De Gregori scrisse questa canzone, aveva in mente Agostino Di Bartolomei. I suoi compagni lo soprannominarono Sant’Agostino per quanto era insensibile alla bella vita: lui e il lusso orbitavano su due mondi lontani, inconciliabili. Rappresentava l’eccezione, ma non fu capito. E’ stato il capitano della Roma, per molti ancora lo è: dalle giovanili giallorosse in prima squadra, saltando pochissime partite, rimediando una sola espulsione e conquistando quella fascia da capitano che ha onorato con orgoglio e con rispetto ed educazione sportiva per anni, gli stessi anni che hanno portato la Roma a vincere il suo secondo Scudetto, tre Coppe Italia e a raggiungere l’ambita finale di Coppa dei Campioni, persa poi ai calci di rigore contro il Liverpool. Coincidenza quella partita si giocò proprio all’Olimpico di Roma. Un’altra coincidenza, drammatica, è che fu disputata il 30 maggio del 1984. Chi è di Roma, chi conosce la storia di questa squadra, sa che nella vita di questo prestigioso club possono passare pochissimi treni: accarezzare l’idea di trionfare nel proprio stadio, davanti ai proprio tifosi, familiari e amici e poi vederla frantumare in mille pezzi dopo aver sbagliato dei calci di rigore, è un peso insopportabile per molti. Fa troppo male pensare a quanto tempo deve trascorrere per rivivere una partita di tale prestigio e provare a cambiare l’esito e la storia.

“Non è da questi particolari che si giudica un giocatore…” , aggiungerei che non è da questi particolari che si giudica una squadra, ma so che non è sempre vero: in molti pensano che essere secondi significa non essere nessuno, significa gettare e dimenticare tutto il percorso, gli ostacoli superati, le emozioni provate per raggiungere quel gradino più basso. Ago (così lo chiamavano i tifosi), da capitano, da romano, percepisce la delusione di tutto l’ambiente che lo circonda, anche lui è amareggiato, ma da leader non la mette in pubblico, anzi è il primo a voler ripartire, a voler immediatamente provare a rifarsi, a prendere una rivincita. Ma non viene capito. Non gli viene data questa possibilità, viene trattato come un “semplice” calciatore, uno dei tanti che va e viene: ceduto senza troppe spiegazioni al Milan. Una doppia sconfitta per Di Bartolomeo, quella più pesante però non avviene sul campo, contro gli inglesi, ma nel suo cuore, viene ferito nell’orgoglio, lo stesso che lo portò ad andarsene senza fiatare, solo con la mente proiettata a rispettare il nuovo contratto. Nessuna riconoscenza per il capitano dello Scudetto da parte dei dirigenti, pochissima invece da parte di alcuni dei suoi ex-tifosi che proprio in un Roma – Milan lo accolsero da traditore, da colui che abbandona la nave prima che affondi. Solo pochi mesi prima, alla sua ultima passerella con la maglia della Lupa, la Sud gli dedicò uno striscione con su scritto: “Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva” . Come darsi una spiegazione?Immaginava di chiudere la carriera con addosso l’unica vera maglia della sua vita e invece si ritrova in una città del nord, fredda, distaccata per i suoi gusti. Si è sentito tradito da coloro che lo etichettavano come traditore, non ebbe mai modo di riconciliarsi, di riappacificarsi con l’ambiente giallorosso: né un ruolo dirigenziale, nemmeno un ruolo all’interno dello staff. Il suo sogno era allenare i bambini, per fargli crescere con la passione genuina nel tirare un calcio al pallone, perché era quello che credeva veramente. Niente: era semplicemente considerato come un ex giocatore della Roma. Non si scoraggiò, fondò una piccola scuola di calcio a San Marco. Era deluso dagli altri, ma era contento.

L’immagine è quella di un esiliato, che lascia nella sua patria affetti, amici, ricordi, la sua vita insomma; fa di tutto per riottenerla e invece viene ignorato. Lui questo non riuscì mai ad accettarlo nemmeno dopo il ritiro dal mondo del calcio: la mattina del 30 maggio 1994, impugna la sua calibro 38 e spara un colpo dritto al cuore. In molti hanno creduto ad una beffarda coincidenza, un sincronismo ricercato e voluto tra la finale del 1984 e il suicidio: stessa data, dieci anni più tardi, dai riflettori dell’Olimpico che illuminano un 29enne all’apice della carriera, al silenzio, alla malinconia che lo attanagliavano, a 39 anni, e lo distruggevano. Da quel momento in poi il 30 maggio verrà ricordato dai tifosi romanisti non più per quella rocambolesca partita, ma per la sua scomparsa. Ho scelto volontariamente di non parlare troppo della sua carriera, di non descrivere il ruolo che aveva in campo, delle sue splendide punizioni, delle sue bombe e dei suoi interventi energici in mezzo al campo. Ho semplicemente voluto raccontare di un uomo che si celava dietro la sagoma di un calciatore…

"Dal profondo del tempo come un rimpianto
ora rinasci tu...
...questo mondo coglione piange il campione
quando non serve più
ci vorrebbe attenzione verso l'errore oggi sarebbe qui
se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui
Ricordati di me mio capitano
cancella la pistola dalla mano
tradimento e perdono fanno nascere un uomo
ora rinasci tu..." 
[Antonello Venditti - Tradimento e perdono]



Caro Ago,
è da quando Andrea e Giovanni mi hanno chiesto di
pensare a un’introduzione per questo libro bello e onesto
- scritto con il tatto di chi sa di toccare sentimenti privati
e allo stesso tempo una passione e un affetto condivisi
da tantissime persone - che penso e ripenso a queste
poche righe.
E ne ho buttate via tante di versioni prima di decidere
davvero che forse era il caso di essere egoista e parlarti, per
una volta pubblicamente, solo da figlio.
Quanto mi manchi papà.
In queste settimane ho passato qualche giorno di vacanza
a San Marco e ho avvertito fortissima la tua assenza.
In un attimo mi sono tornati in mente tutti insieme i
piccoli segni dei giorni estivi di festa.
Il tuo asciugamano blu nel bagno davanti al mare da
cui d’estate cercavo la barca mentre assonnato indossavo il
costume; lo sguardo di mamma quando vedeva che mettevi
l’aria nelle bombole, preludio di una giornata di pesca
subacquea in cui tu, ti riposavi 20 metri sott’acqua tra
tane di cernie, e lei si agitava guardando il pallone di segnalazione
galleggiare incerto di sopra.
Ago, se prima mi capitava di parlare di te sempre con il
sorriso e quasi con la certezza di scorgere nelle mie azioni
qualcosa che ti riportasse alla mia memoria, adesso purtroppo
tutto questo non mi viene naturale. Non più come
prima.
Mi manchi papà. E da figlio perdonami se decido oggi
di gridare con egoismo l’ingiustizia di avermi sottratto i
nostri anni più belli.
Quelli dell’adolescenza e di una contestazione strozzata
nel realismo; quelli di qualche schiaffone con cui, ogni
tanto, mi avresti addrizzato. Quelli delle prime ragazze,
dello studio all’università, della casa da solo. Quelli delle
partite di calcetto insieme. Rigorosamente, in squadre
diverse.
Rituali sicuramente sciocchi e forse banali ma che ti parlano
di una normalità che - forse perché negata - avrei desiderato
tanto e che mi sottraesti in quella mattina serena
di un’estate immobile.
Una giornata di cui purtroppo ricorderò perfettamente
ogni secondo per tutta la mia vita.
Di quell’ultima volta che ti ho visto vivo al sole del
terrazzo.
Di quella sedia bianca da giardino che stazionò lì per
mesi prima che ce ne accorgessimo, presi come eravamo da
mille interrogativi e dai rimorsi che ti stringono quando capisci
che non avevi capito nulla.
Quella sedia bianca di legno colpita come da una martellata
rotonda all’altezza della seconda fascia.
Dell’ultima volta che ti ho visto poco più di un’ora dopo
nel corridoio stretto del cortile davanti casa: steso in quella
chiglia fredda di zinco.
Avevo undici anni papà, tu mi sembravi invincibile e destinato
a tornare in qualche modo in quello stadio grande
con sopra gli imbuti nel quale quando incontravamo i tifosi
partiva in automatico la foto mentre in sottofondo scattava
plastico il coretto: “OOOO AGOSTINO… AGO
AGO AGOSTINO GOL…” scatenando in un certo senso
la mia gelosia di bambino.
Volendo, oggi, essere onesto fino in fondo con me stesso
penso che nella serenità con cui ho parlato di te alle moltissime
persone chi mi hanno chiesto se fossi parente del
Capitano - a riguardarla adesso quella serenità - ci sia stato
qualcosa di inconsciamente innaturale.
Come se con quella mia tranquillità volessi placare il rumore
assurdo che quel tuo sparo ha prodotto nella testa di
tutti noi. Che gesto estremo insensato imbecille ed allucinante
hai fatto quel 30 di maggio Ago.
Un altro 30 di maggio per te: l’ultimo. Per noi, da lì in
avanti, l’unico.
Quella data diventerà un giorno a caso sul calendario, un
giorno tra il 29 e il 31 in cui i giornalisti delle radio mi chiamano
per un ricordo con il pubblico. Per i tifosi che hanno
visto e non hanno dimenticato quel Capitano serio. Per quelli
giovani che ti hanno scoperto sui forum, visto su Youtube
e che per te hanno aperto anche una pagina Facebook.
Ho scoperto più avanti la crudeltà di quella data. Dieci
anni dopo quella finale. Ho scoperto quella crudeltà e mi
sono sempre ripetuto che non ci puoi aver pensato davvero.
Troppa cattiveria in quella coincidenza. Forse ti si è insinuata
dentro quella data, ecco. Come la depressione che
ti porta a un gesto stronzo. Come un fallo plateale in area
di rigore.
Perché papà io non ci ho mai creduto e non voglio crederci
che in quell’attimo estraneo all’intelletto hai pensato
a una sconfitta in quella stupidissima partita di calcio.
Di fronte alla grandezza di una vita umana, all’amore di
una moglie e di due figli infatti cosa era quella se una stupidissima
partita di calcio?
E pensare che la sera prima saremmo stati in trenta a
casa, tra cugini e amici stretti, a mangiare insieme senza che
nessuno si accorgesse di nulla. Mentre quella sensazione
lieve di malessere ti stritolava.
Ma non penso che ci saremmo potuti accorgere di nulla,
papà. Con noi sei stato, fino all’ultimo istante, lo stesso di
sempre.
Non chiuso. Non orso come ti vedevano gli altri. Quelli
che non ti conoscevano. Quelli che ti avevano cucito addosso
un personaggio che non ti apparteneva. Non fiero,
non superbo.
Solo riservato.
Con noi eri solo Ago: innamorato, dolce, caciarone e
ironico. L’Ago di sempre. Quello che accantonava l’aria
seria del ragazzo cresciuto in fretta, precocemente vecchio,
e buttava le miccette nel camino per spaventare nonno.
Quello delle domeniche in barca per andare a pesca.
Dei pomeriggi su un campo alla periferia del calcio per
insegnare ai ragazzini gli schemi e dirgli che serietà e talento
contano alla stessa maniera.
Quello che veniva a svegliarmi tutte le mattine per vedere
i tg delle 7 e che poi partendo per andare a lavoro con
Gianmarco mi portava a scuola.
Quello che durante la settimana aveva sempre dei fiori
per Marisa e che quando tornava a casa aveva per lei il
primo bacio.
Quello che nonostante tutta la mia incazzatura e tutto il
vuoto mi ha lasciato dentro riesco sempre a perdonare perché
ho conosciuto tutto il suo amore.
Mi manchi Ago. Ecco volevo solo dirtelo ancora una
volta.
[Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino]



Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Euro 2012, gironi A e B: un gruppo equilibrato e uno “di ferro” .

martedì 29 maggio 2012 0 commenti


di Claudio Santovito
BARI - Il gruppo A di Euro 2012 è composto dai padroni di casa della Polonia, dalla Grecia, dalla Repubblica Ceca e dalla Russia. Le partite si disputeranno tutte in Polonia, così come quelle del girone C; la gara inaugurale del torneo vedrà di fronte Polonia e Grecia, campione a sorpresa nel 2004, che si è qualificata vincendo nel gruppo F ai danni della Croazia; la Polonia, invece, si è qualificata di diritto in quanto paese ospitante. 

La Grecia non presenta elementi di spicco rilevanti, si affida al gioco di squadra: ricordiamo l’ “italiano” Tzorvas (Palermo), il veterano Karagounis (ex Inter) e i bomber Gekas e Samaras.

La Polonia annovera tra le proprie fila calciatori militanti in campionati esteri: buono il portiere (Szczęsny dell’Arsenal, preferito a Boruc della Fiorentina), il centrocampista Jakub Blaszczykowski e il ventitreenne attaccante Robert Lewandovski, entrambi campioni di Germania con il Borussia Dortmund.

La Russia è arrivata prima nel suo girone di qualificazione superando l’Irlanda, mentre la Repubblica Ceca, seconda dietro la Spagna, è dovuta ricorrere agli spareggi, battendo nettamente il Montenegro di Vucinic. Tra i talenti cechi spiccano Cech, portiere del Chelsea, il capitano Rosicky, fantasista dell’Arsenal e Milan Baros, attaccante che milita nel Galatasaray a segno ben 32 volte con la sua nazionale. Della Repubblica Ceca si ricorda un solo successo, targato 1976, come Cecoslovacchia, così come della Russia, campione nel 1960 come Urss. Proprio la Russia, guidata da Advocaat, forte di alcune individualità quali il portiere Akinfeev e gli attaccanti Kerzhakov e Arshavin, freschi campioni con lo Zenit di Spalletti, può giocarsi la qualificazione assieme ai cechi.

Diverso è il discorso nel girone B che, come il D, si giocherà in Ucraina: tolta la cenerentola Danimarca (anche se la storia calcistica ci ha abituato a grosse sorprese, vedi 1992) di Kjaer (Roma), Agger, Bendtner ma orfana del portierone Sorensen e vincitrice del gruppo H ai danni di Portogallo e Norvegia, a disputarsi i due posti utili per i quarti di finale se la vedranno Germania, Portogallo e Olanda.
I tedeschi, tre volte campioni, finalisti della passata edizione e reduci da due terzi posti mondiali, vantano una rosa giovane e formidabile, composta da calciatori del calibro di Lahm, Ozil, Khedira, Podolski, Mertesaker e da una pattuglia d’attacco molto prolifica: oltre al “vecchio” Klose, spiccano Mario Gomez, Muller e la promessa Shurrle. Si è qualificata a punteggio pieno nel gruppo A, eliminando Turchia e Belgio: è favorita per la vittoria finale.

L’Olanda di Sneider, Robben, Van Persie, Stekelemburg e Huntelaar si presenta ai blocchi di partenza con delle individualità formidabili e forte del secondo posto mondiale nel torneo sudafricano, svanito a pochi minuti dai calci di rigore per mano, anzi, per piede di Iniesta. È perciò più che mai motivata a alzare per la seconda volta il trofeo continentale, dopo la vittoria del 1988. Nel gruppo di qualificazione ha costretto agli spareggi la Svezia di Ibrahimovic. 

Infine, il Portogallo di Cristiano Ronaldo, che ha faticato nel gruppo di qualificazione contro Danimarca e Norvegia e accede alla fase finale di Euro 2012 attraverso lo spareggio, in cui ha eliminato con un rotondo 6 a 2 la Bosnia di Dzeko. Oltre al fuoriclasse di Funchal, però, ci sono altre buone individualità, quali Joao Moutinho, Raul Meireles e Pepe. Non ci saranno Bosingwa del Chelsea e Nani dello United, ma ciò che manca davvero ai lusitani è un centravanti che garantisca gol e profondità. L’ultimo attaccante degno di nota è stato Pauleta, il miglior realizzatore portoghese della storia, davanti a calciatori del calibro di Eusebio e Figo. I portoghesi hanno sfiorato il trofeo solo una volta, nel 2004 in casa, perdendo la finale con la Grecia.

La prima classificata del girone A affronterà nei quarti la seconda classificata del girone B e viceversa.






Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Sapore d'amarcord: Come nel 1999, un'altra inglese ed un altro suicidio europeo per il Bayern Monaco

domenica 20 maggio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MONACO - Commento:
Ancora un'altra volta il Bayern si annulla in finale. La squadra bavarese che tradizionalmente dimostra una certa continuità nella massima competizione europea, si dimostra fragile nel momento decisivo.
E mentre i tifosi assaporavano una vittoria come nel 2001 (vittoria ai calci di rigore contro il Valencia di Cuper), d'un tratto sono sprofondati nel dramma, ricordando la nefasta finale del 1999 contro il Manchester United, che rievoca inquietanti analogie.
Era il 26 maggio 1999, ed al Camp Nou di Barcellona si sfidavano Manchester United e Bayern Monaco che già si erano affrontati nel girone di qualificazione, con un doppio pareggio che non fece male a nessuno (i tedeschi chiusero primi e gli inglesi dietro di un punto). I Red Devils dovevano fare a meno degli squalificati Scholes e Roy Keane e sul campo la loro assenza si avvertì: nonostante gli uomini di Ferguson fossero i favoriti, quella finale fu totalmente dominata dai bavaresi. Passati, infatti, immediatamente in vantaggio dopo 5 min con una punizione deviata di Basler, la squadra di Hitzfeld andò più volte vicino al raddoppio con i pali di Scholl e dell'attaccante Jancker. Ma la leggenda che vuole le squadre inglesi mai dome si materializzò nel giro di 3 minuti: quelli di recupero che Collina assegnò dopo il 90'. Gettati nella mischia da Ferguson, prima Teddy Sheringham al 91' e poi il norvegese Ole Gunnar Solskjaer al 93' ribaltarono clamorosamente l'esito dell'incontro e della finale sfruttando quelle pochissime occasioni da due calci d'angolo.
Un esito crudele e beffardo per i bavaresi e per Lothar Matthaus, che sostituito, non poté far altro che assistere inerme allo sfacelo compiuto, concludendo nei peggiore dei modi la sua carriera.
Oggi come allora la storia ha deciso di non cambiar abito ed abitudini: sempre una squadra inglese (Manchester e Chelsea), sempre assenze pesanti nelle formazioni avversarie (Scholes e Roy Keane nel 99', addirittura Ramires, Terry, Meireles ieri), sempre una finale condotta dai bavaresi (i pali di Scholl e Jancker non sono dissimili agli errori sotto porta di Gomez ed al rigore fallito da Robben) e sempre fatali i calci d'angolo agli ultimi istanti (quello dal quale ha segnato Drogba è stato l'unico a favore del Chelsea).
Storie di una squadra ad un passo dal sogno...

Tabellino:
Manchester United: Schmeichel, G. Neville, Johnsen, Stam, Irwin, Beckham, Butt, Blomqvist (22' st Sheringham), Giggs, Yorke, Cole (36' st Solskjaer).

Bayern Monaco: Kahn, Linke, Matthaeus (35' st Fink), Kuffour, Babbel, Jeremies, Effenberg, Tarnat, Basler (44' St Salihamidzic), Jancker, Zickler.
Arbitro: Collina (Ita)
Reti: pt al 5' Basler; st al 46' Sheringham, al 47' Solskjaer.

Video:
Qui potete vedere il video di quella storica finale





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Serie A, ultimi verdetti: Udinese in Champions, Lecce in B.

lunedì 14 maggio 2012 0 commenti

di Claudio Santovito
BARI- Si è conclusa ieri la stagione 2011/2012 della Serie A Tim, che ha visto laurearsi campione, già da domenica scorsa, la Juventus di Conte. Ieri i bianconeri hanno battuto per 3 a 1 l’Atalanta di Colantuono con un gran sinistro di Marrone su sponda di Borriello, con un bel destro di Del Piero alla sua ultima gara in bianconero e con il rigore trasformato da Barzagli, subito dopo l’autorete di Lichtsteiner. Standing ovation per il numero 10, in una giornata che ha visto molti altri addii, specie a Milano, dove Gattuso, Inzaghi, Nesta, Zambrotta e Van Bommel si sono esibiti per l’ultima volta con i colori rossoneri.

Il Milan, ormai secondo e già in Champions, batte in rimonta il Novara, che era andato in vantaggio con un gol di Garcia. Nella ripresa, dopo numerosi tentativi di Seedorf, prima Flamini e poi Inzaghi “alla Inzaghi”, regalano gli ultimi tre punti agli uomini di Allegri.

L’Udinese, con un netto successo per 2 a 0 sul campo del Catania, conquista i preliminari di Champions: dopo un erroraccio di Di Natale, l’attaccante si fa perdonare con un bel colpo sotto. L’errore di Gomez dal dischetto impedisce agli etnei di pareggiare, e nella ripresa ci pensa Fabbrini a chiudere il conto.

Inutili perciò le vittorie del Napoli sul Siena (doppietta di Dossena inframmezzata dal gol di Destro) e della Lazio sull’Inter (Milito su rigore, poi rimonta laziale ad opera di Kozak, Candreva e Mauri a tempo scaduto). Tutte e tre le compagini accederanno all’Europa League: l’Inter è sicura dei preliminari, mentre se i partenopei batteranno la Juventus in Coppa Italia, lasceranno l’onere dei preliminari agli uomini di Reja.

  Il Lecce, sconfitto di misura a Verona, raggiunge il Cesena e il Novara in serie B. Chievo avanti con Vacek, Puggioni salva più volte i padroni di casa, rendendo vani gli attacchi generosi dei pugliesi, sconfortati anche dalle notizie che arrivavano da un Marassi deserto in cui il Genoa, grazie alle reti di Gilardino e Sculli, batte un Palermo inerme. 

Il Parma centra le settima vittoria consecutiva, battendo il Bologna nel derby dell’Emilia con un gol di testa di Biabiany. La Roma, sotto con il Cesena in virtù della rete di Del Nero, rimonta con Bojan, Lamela e De Rossi, prima dell’inutile gol di Santana.

Fiorentina e Cagliari non si fanno male in uno scialbo pareggio a reti bianche.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!














Responsabile dei Servizi Sportivi: Mario Schena
 
Calcio Online © 2017 | Designed by Studio Sciortino Bari per La Gazzetta Meridionale.it e Sport Online.
Calcio Online - Sport Magazine non registrato supplemento de La Gazzetta Meridionale.it | Direttore Responsabile Vito Ruccia - Vicedirettore: - Editore Proprietario: Studio Sciortino Bari | Spot by Aruba Media Marketing.
Per la vostra Pubblicità su questo Magazine Online contattare la GM SPOT inviando una E-mail a: commerciale@lagazzettameridionale.com o telefonando al 334/9835377.
Salvo accordi scritti le collaborazioni con la redazione di Calcio Online sono da considerarsi del tutto gratuite e non retribuite.