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Calciomercato Juventus. Piccola rivoluzione a gennaio: via Lucio e scambio Matri - Pazzini?

giovedì 29 novembre 2012 0 commenti

Lucio
di Redazione
TORINO - "Io voglio essere felice, e per esserlo devo giocare a calcio". Non usa mezzi giri di parole Lucio, che alla Bild, conferma di non sentirsi importante nel club di Torino. In verità dopo il clamore del suo passaggio dall'Inter agli storici rivali bianconeri, con tanto di frecciatina post-calciopoli contro la sua vecchia squadra, non c'è stato molto: la storia d'amore tra il centrale difensivo brasiliano e la Juventus potrebbe non è mai sbocciata, complici anche gli errori nelle partite in cui è stato impiegato. Nel prossimo calciomercato invernale, dunque, il giocatore potrebbe partire e tornare là dove si era consacrato come uno dei migliori calciatori nel suo ruolo, in Bundesliga. Del resto, come detto in apertura, Lucio fa poco per nascondere il suo malessere: "Certo che sto pensando al mio futuro. Le cose, nel calcio, si muovono in fretta e ora sono qui ma magari già a gennaio potrei essere altrove" ha confermato il giocatore brasiliano.

Matri
Inoltre sempre a gennaio la Juventus ed il Milan potrebbero lavorare sullo scambio Pazzini -Matri. Nelle ultime ore sta tornando di moda un nome già caldo in estate per il club rossonero: l’ex cagliaritano ha capito che in questo momento per Conte è la quarta scelta dopo Vucinic, Quagliarella e Giovinco. Solo Bendtner è sotto di lui nelle gerarchie del tecnico bianconero e dopo un avvio di stagione che prometteva qualcosina in più per Matri ora la panchina è diventata una regola e non un’eccezione. Anche per la Juventus il nome di Pazzini è tutt’altro che nuovo: in estate l’idea dello scambio con l’Inter portando in dote Quagliarella era concreta ma anche in quel caso l’affare non andò in porto. Inoltre a Conte piace la grinta di Pazzini ed avere in rosa un vero centravanti d’area è un’esigenza assoluta per i bianconeri.
Tutto può essere, bisogna aspettare gennaio.




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Ecco perchè la Juve stenta in Europa

giovedì 25 ottobre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Gigante in Italia ma formica in Europa. Questa è la Juventus. Primi in campionato con il miglior attacco e la miglior difesa, i bianconeri di Conte, in Champions, non riescono ad avere lo stesso passo e stentano a tal punto da rischiare di esser buttati fuori già nella prima fase a gironi. Come è possibile che una squadra apparentemente senza rivali nel suo paese, non riesca ad esprimere lo stesso potenziale anche nelle competizioni europee contro squadre più accreditate ma sicuramente alla sua portata? Gli elementi da considerare, possono essere tanti (dal modulo all'esperienza) ma, cominciamo da quello che più di tutti sembra essere il problema dei campioni d'Italia: l'attacco.
Nonostante il primato di goals segnati in serie A, nella Juve, a gonfiare la rete sono principalmente i centrocampisti. Questa tendenza, se da un lato può essere considerata come positiva perchè lascia subito pensare ad un gioco e ad una manovra avvolgente che coinvolge tutti gli uomini in campo senza dare riferimenti, da un altro punto di vista, è sicuramente un qualcosa che va a sfavore dei bianconeri, soprattutto quando gli avversari sono di livello e si deve sfruttare al meglio ogni occasione che capita. Se contro Chelsea e Shakhtar, le partite sono state più equilibrate e con meno occasioni da sfruttare, contro il Nordsjaelland, la mancanza di un bomber di razza è stata più evidente perchè, nonostante la squadra abbia quasi fatto andare in tilt le statistiche delle conclusioni in porta, nei novanta minuti, le reti segnate non sono state più di una. Il mancato acquisto del top player nel reparto offensivo, si è rivelato un grosso errore di valutazione da parte della dirigenza e dello staff tecnico e di certo, non è bastato rinforzare il centrocampo per ridimensionare il problema. La sterilità di Matri, Quagliarella, Giovinco e Vucinic, comincia ad essere davvero preoccupante e quando a centrocampo le forze cominceranno a venir meno, non sarà di certo Buffon a buttarla dentro.
Altro aspetto da valutare ma, probabilmente subordinato ai problemi in attacco, è quello del modulo. La Juve è l'unica squadra che si permette il lusso di schierare tre difensori in Champions. Il 3-5-2 scelto da Conte per affrontare il campionato, non sembra altrettanto valido in ambito continentale ma, bisogna ammettere che l'idea del tecnico pugliese è interessante. Forse, la tipologia di gioco, potrebbe dare risultati soddisfacenti proprio in presenza di attaccanti validi ma, se Giovinco invece di calciare subito, preferisce il dribbling e Matri sbaglia l'impossibile, le aspettative di qualificazione diminuiscono drasticamente e potrebbe essere necessario un ritorno al 4-3-3. Neanche la mossa Bendtner sembra essere quella giusta. La possente punta danese in prestito dall'Arsenal, è ancora lontana dalla condizione ottimale e l'assenza di cross, non gli faciliterà il compito. 
Qualcuno, però, non crede ad una Juve debole e predica fiducia e pazienza nel giovane progetto della vecchia signora. La poca esperienza della maggior parte dei ragazzi in rosa è da tenere in considerazione e, per convincerci a riguardo, basta spostare lo sguardo sul Borussia Dortmund. Lo scorso anno, i campioni di Germania, freschi di titolo e rientro in Champions, hanno dovuto cedere il passo fin da subito. Oggi, le cose vanno diversamente e le "api" di Klopp, sono in testa al girone di ferro con Real Madrid, Manchester City ed Ajax. Potrebbe essere lo stesso per la Juventus? Probabile, ma bisogna vedere se i tifosi juventini, riusciranno ad avere la stessa pazienza di quelli del Borussia. Non ci resta che attendere e tifare per le italiane perchè non possiamo permetterci di perdere un altro posto nella classifica UEFA. 


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Il tridente delle statuine tradisce Zeman: 4-1 bianconero

lunedì 1 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
TORINO - La partita, non è mai finita e forse non finirà mai tra Juventus e Roma ma, quanto accaduto sabato sera, non sarà dimenticato tanto facilmente dai milioni di appassionati di calcio. C'è chi ha utilizzato termini di meteorologia come tornado o uragano per rendere l'idea ma, in verità, si tratta di schemi, mentalità di gioco e preparazione fisica che, come in ogni partita, fanno la differenza tra due squadre che si affrontano.
Juventus contro Roma, Conte contro Zeman, l'allievo contro il maestro e due modi totalmente diversi di intendere ed insegnare calcio. L'ennesima battaglia tra le eterne rivali, prima di iniziare, ha lasciato molto spazio all'immaginazione, soprattutto per le dichiarazioni taglienti che le due società si sono scambiate ma, purtroppo, il campo, di immaginazione, ne ha lasciata ben poca. Il 4-1 in favore dei bianconeri, non se lo aspettava nessuno e contro ogni aspettativa, è stato così schiacciante da lasciare un segno indelebile sul fisico e nella mente dei giocatori giallorossi che, faranno bene a cercare in un simil schiaffo, le motivazioni giuste per affrontare la gara di ritorno ma anche quelle precedenti e successive, per dimostrare di essere una squadra più matura rispetto allo scorso anno.

Cronaca della partita
La Juve, schiera la formazione tipo ad eccezione degli esterni Lichsteiner e Asamoah che, vengono lasciati a riposo in vista della partita di Champions di martedì contro lo Shaktar. Conte si affida a De Ceglie e Caceres per il lavoro di spinta e contenimento e a Matri per i goal.
Zeman, schiera il tridente formato da Totti, Osvaldo e Lamela  per far paura ma, deve fare a meno di Pjanic e Bradley a centrocampo.
Passano pochi minuti dal fischio d'inizio e la Juve si rende subito pericolosa con Marchisio che, da posizione defilata, non centra la porta. Si tratta solo dell'antipasto perchè dal quinto minuto in poi, i bianconeri, decidono di spingere e di approfittare della voragine lasciata a metà campo dagli uomini di Zeman. Punizione dal limite per la Juve. Pirlo, posiziona il pallone e trafigge Stekelenburg con una conclusione rasoterra e angolata che passa tra le gambe della barriera (11'). Le punte giallorosse, non si sacrificano in fase difensiva e lasciano troppo spazio alla manovra degli avversari che mostrano una intensità che non lascia scampo. La difesa romana è in affanno e Castan respinge con la mano in area, una conclusione da fuori diretta verso la porta. Rigore per la Juve quindi che, viene trasformato senza problemi da Vidal (16'). Palla a centro e si riparte. Gli uomini di Conte/Carrera sono affamati e Vidal pesca Matri in area che controlla e porta a tre le marcature (19'). La Roma è in balia del gioco avversario e quando cerca di essere propositiva, sbatte contro il muro di casa guidato da un Chiellini in stato di grazia. La traversa, salva gli ospiti in due occasioni su Marchisio e Vucinic ed il 3-0 sembra troppo poco per quello che si è visto. La Roma è troppo lunga e copre male il campo. Si va a riposo.
Nella ripresa, ci si aspetta una Roma diversa e più equilibrata ma passano 40 secondi e Vucinic impegna Stekelenbug che si salva in angolo. Pochi giri di orologio ed è Matri a sbagliare un goal già fatto davanti al portiere olandese. La Juve, non riesce a segnare la quarta rete e si specchia eccessivamente. Troppe giocate superficiali, facilitano di poco il compito alla Roma che trova un inaspettato rigore per un fallo di Bonucci. Osvaldo non fallisce dagli undici metri e spiazza Buffon (71'). I giallorossi, prendono coraggio e pressano maggiormente. Zeman butta Destro nella mischia ma, oltre ad una difficile parata di Buffon su Osvaldo, non ci sono grossi pericoli per la Juve che su contropiede, porta il risultato sul 4-1 con Giovinco (90'), dopo una cavalcata in solitaria di Barzagli che si dimostra un assistman migliore di Vucinic. Il match, totalmente a senso unico, si conclude e lo Juventus Stadium può esplodere.

La Juve, con questo risultato, consolida il suo primato in classifica a braccetto col Napoli ed ora ha la testa alla partita di martedì contro lo Shaktar. Il turn-over, sembra ottenere migliori risultati ma, Caceres, rappresenta un grosso punto interrogativo sulla fascia destra. Pirlo, nonostante il goal, è ancora sottotono e ha potuto esprimere un gioco migliore rispetto alle gare precedenti solo grazie alle carenze tattiche della Roma.
Zeman, il grande colpevole della sconfitta, ha preferito non modificare volto alla squadra neanche nella difficile trasferta contro la capolista mostrando poco rispetto per l'avversario e troppa sicurezza. Schierare il tridente delle statuine, con un centrocampo di poca qualità e quantità è stata la scelta peggiore del tecnico boemo. Il lavoro difensivo degli attaccanti nel calcio moderno è fondamentale e i giocatori a sua disposizione, non sembrano idonei alla sua idea di gioco dove la corsa è alla base. Totti, ormai logoro, può risultare utile per le partite casalinghe e Destro, non dovrebbe essere lasciato in panchina in partite così importanti neanche se a metà della condizione. Il capitale investito per l'attaccante, deve avere un senso. La sua voglia di emergere, può risultare un'arma in più. Forse, il giovane e motivato Pescara dello scorso anno, non avrebbe preso una simile batosta.




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