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Calciomercato, De Rossi: sul romanista non solo City e PSG, ma anche un'italiana

sabato 24 novembre 2012 0 commenti

De Rossi con la Nazionale
di Redazione
ROMA - Per Daniele De Rossi si parla di un addio alla Roma da oltre un anno ma mai come in questo periodo il suo divorzio dalla squadra in cui è cresciuto sembra possibile. Piace ad Ancelotti che lo vedrebbe benissimo nel Psg, ma non solo a lui. Il rapporto complicato con Zeman, il ruolo in cui viene utilizzato, il ridimensionamento delle ambizioni della Roma sono tutti fattori che potrebbero portare De Rossi verso altri lidi. Indubbio che le destinazioni di Manchester ,sponda City dove Mancini lo accoglierebbe stendendo tappeti rossi al suo passaggio, e Parigi, dove verrebbe ricoperto d’oro, restano le più probabili, ma c'è il desiderio del giocatore di restare in Italia. Se davvero dovesse consumarsi il divorzio, De Rossi starebbe prima a sentire le offerte interne e, qualora la differenza di ingaggio non fosse eccessiva, potrebbe anche decidere di rifiutare i milioni di sceicchi e Paperoni. E qui si potrebbe inserire l’Inter che per ora sta alla finestra anche se Zeman continua a ripetere che problemi col giocatore non ce ne sono. Nella conferenza di vigilia della gara di Pescara, particolarmente sentita dal boemo che tornerà nella città dove è stato il re indiscusso l’anno scorso, l’allenatore giallorosso replica serafico a chi gli fa presente del gradimento di Ancelotti.
Zeman afferma: "Penso che De Rossi come giocatore sia stimato da tanti non solo da Ancelotti, ha fatto la carriera finora, è un Nazionale, penso possa servire a tanti. Però sta alla Roma. Non so chi ha messo in giro la voce che ci siano problemi tra me e De Rossi, sicuramente non io e penso nemmeno De Rossi. Io con lui non ho avuto problemi, poi il discorso di parlare tecnicamente o tatticamente sulla partita, penso che lo facciano tutti gli allenatori e non lo considerano un problema"




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Caso De Rossi: Lo cedono i tifosi?

mercoledì 10 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
ROMA - Il primo successo della Roma, tra le mura amiche contro l'Atalanta, da essere motivo di orgoglio e ripresa per l'ambiente giallorosso, soprattutto dopo il brutto k.o. subito dalla Juventus, rischia di diventare un caso spinoso. L'esclusione dall'undici titolare di tre uomini simbolo come De Rossi, Osvaldo e Burdisso, ha sconvolto, oltre i protagonisti stessi, anche la tifoseria ed ora, l'allenatore Zeman, già criticato per i risultati che stentano ad arrivare, si trova in una posizione decisamente scomoda già provata e non migliorata dai suoi predecessori. Il tecnico boemo, però, a differenza di chi lo ha preceduto in panchina, è stato chiaro sin dall'inizio della sua avventura romana per quanto riguarda le gerarchie in squadra e ha mantenuto la parola. I nomi dietro la maglia non contano e chi gioca, deve meritarsi il posto ogni giorno. De Rossi e Osvaldo, più di Burdisso, hanno messo in dubbio i metodi dell'allenatore e chi non è disposto a sacrificare una goccia in più di sudore per la causa, è giusto che resti fuori. La decisione di Zeman, però, per quanto coraggiosa e contraria alle errate abitudini che si sono radicate nella capitale, ha dato i suoi frutti ed i tre punti, sono arrivati. Vittoria fortunosa o il mister ha trovato la soluzione ai problemi? Difficile dirlo. Una sola giornata di gloria, non può mettere in discussione l'importanza dei senatori ma, il problema, non è nuovo a Trigoria e magari, un po di dubbi sull'effettivo impegno dei giocatori possono sorgere. I capricci di De Rossi, il suo milionario rinnovo contrattuale, le dichiarazioni "altalenanti" di amore eterno alla società, possono esserne un esempio e, di giocatori che "tirano a campare", nessuno li vuole. Ci si aspetta maggior convinzione da parte di colui che, dopo Totti, rappresenta il cuore giallorosso. Discorso diverso per Osvaldo che, osannato dal pubblico e dalla critica, pensava di essere un intoccabile. Pensava male o evidentemente, non conosceva Zeman. Conoscenza che, invece, capitan Totti, aveva già e, sapendo cosa aspettarsi, ha deciso di abbassare la testa e dare l'esempio ai suoi compagni più giovani. L'idolo giallorosso, nonostante gli anni che passano, ha dimostrato di poter dare ancora il suo contributo.
Tornando a "capitan futuro", se vuole andar via da Roma è libero di farlo. Le offerte, da parte del City, sono arrivate in sede e la presidenza, sembra attendere soltanto il consenso della città prima di cederlo. Cari tifosi, ora la palla passa a voi ed un cambiamento, per quanto doloroso, per tornare ad essere campioni, potrebbe essere necessario. La Roma, prima di tutto.




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Il tridente delle statuine tradisce Zeman: 4-1 bianconero

lunedì 1 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
TORINO - La partita, non è mai finita e forse non finirà mai tra Juventus e Roma ma, quanto accaduto sabato sera, non sarà dimenticato tanto facilmente dai milioni di appassionati di calcio. C'è chi ha utilizzato termini di meteorologia come tornado o uragano per rendere l'idea ma, in verità, si tratta di schemi, mentalità di gioco e preparazione fisica che, come in ogni partita, fanno la differenza tra due squadre che si affrontano.
Juventus contro Roma, Conte contro Zeman, l'allievo contro il maestro e due modi totalmente diversi di intendere ed insegnare calcio. L'ennesima battaglia tra le eterne rivali, prima di iniziare, ha lasciato molto spazio all'immaginazione, soprattutto per le dichiarazioni taglienti che le due società si sono scambiate ma, purtroppo, il campo, di immaginazione, ne ha lasciata ben poca. Il 4-1 in favore dei bianconeri, non se lo aspettava nessuno e contro ogni aspettativa, è stato così schiacciante da lasciare un segno indelebile sul fisico e nella mente dei giocatori giallorossi che, faranno bene a cercare in un simil schiaffo, le motivazioni giuste per affrontare la gara di ritorno ma anche quelle precedenti e successive, per dimostrare di essere una squadra più matura rispetto allo scorso anno.

Cronaca della partita
La Juve, schiera la formazione tipo ad eccezione degli esterni Lichsteiner e Asamoah che, vengono lasciati a riposo in vista della partita di Champions di martedì contro lo Shaktar. Conte si affida a De Ceglie e Caceres per il lavoro di spinta e contenimento e a Matri per i goal.
Zeman, schiera il tridente formato da Totti, Osvaldo e Lamela  per far paura ma, deve fare a meno di Pjanic e Bradley a centrocampo.
Passano pochi minuti dal fischio d'inizio e la Juve si rende subito pericolosa con Marchisio che, da posizione defilata, non centra la porta. Si tratta solo dell'antipasto perchè dal quinto minuto in poi, i bianconeri, decidono di spingere e di approfittare della voragine lasciata a metà campo dagli uomini di Zeman. Punizione dal limite per la Juve. Pirlo, posiziona il pallone e trafigge Stekelenburg con una conclusione rasoterra e angolata che passa tra le gambe della barriera (11'). Le punte giallorosse, non si sacrificano in fase difensiva e lasciano troppo spazio alla manovra degli avversari che mostrano una intensità che non lascia scampo. La difesa romana è in affanno e Castan respinge con la mano in area, una conclusione da fuori diretta verso la porta. Rigore per la Juve quindi che, viene trasformato senza problemi da Vidal (16'). Palla a centro e si riparte. Gli uomini di Conte/Carrera sono affamati e Vidal pesca Matri in area che controlla e porta a tre le marcature (19'). La Roma è in balia del gioco avversario e quando cerca di essere propositiva, sbatte contro il muro di casa guidato da un Chiellini in stato di grazia. La traversa, salva gli ospiti in due occasioni su Marchisio e Vucinic ed il 3-0 sembra troppo poco per quello che si è visto. La Roma è troppo lunga e copre male il campo. Si va a riposo.
Nella ripresa, ci si aspetta una Roma diversa e più equilibrata ma passano 40 secondi e Vucinic impegna Stekelenbug che si salva in angolo. Pochi giri di orologio ed è Matri a sbagliare un goal già fatto davanti al portiere olandese. La Juve, non riesce a segnare la quarta rete e si specchia eccessivamente. Troppe giocate superficiali, facilitano di poco il compito alla Roma che trova un inaspettato rigore per un fallo di Bonucci. Osvaldo non fallisce dagli undici metri e spiazza Buffon (71'). I giallorossi, prendono coraggio e pressano maggiormente. Zeman butta Destro nella mischia ma, oltre ad una difficile parata di Buffon su Osvaldo, non ci sono grossi pericoli per la Juve che su contropiede, porta il risultato sul 4-1 con Giovinco (90'), dopo una cavalcata in solitaria di Barzagli che si dimostra un assistman migliore di Vucinic. Il match, totalmente a senso unico, si conclude e lo Juventus Stadium può esplodere.

La Juve, con questo risultato, consolida il suo primato in classifica a braccetto col Napoli ed ora ha la testa alla partita di martedì contro lo Shaktar. Il turn-over, sembra ottenere migliori risultati ma, Caceres, rappresenta un grosso punto interrogativo sulla fascia destra. Pirlo, nonostante il goal, è ancora sottotono e ha potuto esprimere un gioco migliore rispetto alle gare precedenti solo grazie alle carenze tattiche della Roma.
Zeman, il grande colpevole della sconfitta, ha preferito non modificare volto alla squadra neanche nella difficile trasferta contro la capolista mostrando poco rispetto per l'avversario e troppa sicurezza. Schierare il tridente delle statuine, con un centrocampo di poca qualità e quantità è stata la scelta peggiore del tecnico boemo. Il lavoro difensivo degli attaccanti nel calcio moderno è fondamentale e i giocatori a sua disposizione, non sembrano idonei alla sua idea di gioco dove la corsa è alla base. Totti, ormai logoro, può risultare utile per le partite casalinghe e Destro, non dovrebbe essere lasciato in panchina in partite così importanti neanche se a metà della condizione. Il capitale investito per l'attaccante, deve avere un senso. La sua voglia di emergere, può risultare un'arma in più. Forse, il giovane e motivato Pescara dello scorso anno, non avrebbe preso una simile batosta.




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Da Blatter a Zeman: "Gli scudetti della Juve non sono 30"

sabato 12 maggio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
TORINO- L'estate non è ancora iniziata, ma la temperatura attorno a Torino ed alla Juventus è sempre più calda per le continue dichiarazioni attorno alla questioni scudetti. 30 o 28? Contano quelli vinti sul campo o quelli ufficialmente riconosciuti?
Certamente le dichiarazioni di Joseph Blatter non fanno altro che mettere altra carne sul fuoco. Con una lettera ad Andrea Agnelli, infatti, il presidente della Fifa si è congratulato con la Juventus per il titolo di campione d'Italia appena conquistato ribadendo con convinzione il numero 28: "E' con mio grande piacere porgerle le congratulazioni...Domenica scorsa, a seguito di una grande prestazione, la squadra dei record Juve è riuscita ad aggiudicarsi il 28° titolo. Un grande risultato che, a ragione, ha subito scatenato gioia ed euforia. Perché, dopo nove anni, la Juve si è nuovamente aggiudicata il titolo di miglior squadra italiana di Serie A". "Per questo risultato storico - conclude Blatter - porgo i miei complimenti alla presidenza, a tutti i giocatori, agli allenatori, allo staff di supporto e al management. Auguro a tutti tanto successo e ogni bene! Cordiali saluti". Cosa balza immediatamente agli occhi?Per Blatter l'ultimo biennio vincente della squadra bianconera è stato rimosso: non è casuale il voler ribadire l'ultimo successo avvenuto 9 (nove) anni addietro.
Gli juventini non gradiranno, ma Blatter, certamente un po' sfacciato e quasi non curante della situazione, è stato molto attento e scrupoloso nel rispettare e rispecchiare le decisioni legalmente prese. E mentre la Juventus decide di autocelebrarsi con un enorme scudetto con tre stelle sullo stadio, evita di rispondere ufficialmente alla lettera del Presidente, non pubblicandolo nemmeno sul proprio sito.
Chi certamente si diverte in questa tiritera è Zdenek Zeman, fondatore e primo membro del partito oppositore della Vecchia Signora, il quale afferma: "Ma gli juventini sono fatti così - ride il tecnico boemo - e poi sono liberi di mettersi quello che vogliono. Anch'io se volessi potrei andare in giro con due stelline sulla maglietta. Per me i loro campionati non sono più di una ventina".


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