Visualizzazione post con etichetta Serie A. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Serie A. Mostra tutti i post

Conte ha rotto il giocattolo Juve

domenica 13 gennaio 2013 0 commenti

di Davide Colonna


PARMA, 14 Gen. - La Juve strappa un sofferto quanto fortunato pareggio sul difficile campo di Parma e riapre i giochi scudetto per le sue dirette avversarie ma, quello che più dovrebbe preoccupare i tifosi bianconeri, al di là del risultato, è l'inspiegabile peggioramento del gioco espresso dagli uomini di Conte che sembrano la brutta copia di quel gruppo che fino alla sosta natalizia, non regalava nulla o quasi agli avversari. Una possibile spiegazione, la si potrebbe trovare nell'enorme carico di lavoro svolto dai campioni d'inverno proprio durante la pausa per affrontare al meglio la seconda parte di stagione ma, la realtà sembra un'altra. Antonio Conte, l'artefice del miracolo dello scorso campionato, a furia di snaturare i ruoli dei suoi calciatori e di credere eccessivamente nel suo 3-5-2, ha forse rotto il giocattolo. Il modulo scelto dal tecnico pugliese, non da respiro alla manovra e costringe Pirlo (ormai non più giovane) ad affidarsi eccessivamente ai compagni della difesa per ricostruire e mantenere il possesso del pallone. Questa lentezza di manovra, porta inevitabilmente gli avversari a ripiegare e ad organizzarsi nella fase di pressing. Inoltre, i movimenti ordinati agli attaccanti, che dovrebbero smistare palloni utili per gli esterni, sembrano adatti maggiormente a giocatori di alto tasso tecnico e non a giocatori normali come Giovinco, Vucinic o Quagliarella che peccano di spirito di sacrificio, cervello ma anche di piedi buoni. L'enorme quantità di palloni serviti alle punte, non viene sfruttata quasi mai al meglio e spesso (per non dire sempre), i disimpegni errati del reparto avanzato, portano gli avversari a trovare una Juve sguarnita sulle ripartenze. Questi sono gli esempi dei goal subiti contro la Sampdoria e contro il Parma stesso ma basta andare un po indietro con la memoria per ricordarsi episodi simili. Almeno in questo aspetto, la Juve sembra sentire la mancanza di un fuoriclasse alla Del Piero e non ci sono Immobile o Gabbiadini che reggano il confronto.

Conte dovrà spiegare anche le sue scelte nell'undici titolare. Perchè affidarsi subito (in un ruolo non suo) contro la Samp al nuovo acquisto Peluso per poi non utilizzarlo per sostituire uno spaesato Padoin nella partita di Parma? L'ex atalantino è stato già bocciato? Ma soprattutto, come può scegliere De Ceglie, che si è sempre dimostrato inadeguato in tutto e per tutto? Conte sta tirando troppo la corda e quando si ricorderà che ha a disposizione solo dei discreti calciatori, forse sarà troppo tardi. Napoli e Lazio intanto ci credono.

Catania - Milan: la prima volta di Boateng, lo "sciagurato" Barrientos ed il solito errore ai danni del Catania

sabato 1 dicembre 2012 0 commenti

Mano nella mano Boa e Nocerino verso i tifosi
di Giovanni Sgobba
MILANO - Storie che si ripetono e storie scritte per la prima volta, almeno in questa stagione: Catania - Milan cosa ha raccontato? Un Milan in ripresa, un Catania perfetto ed ordinato per un tempo e poi i primi 10 minuti della ripresa che hanno sconvolto l'equilibrio del match. La Gazzetta dello Sport oggi intitolava: "faraone + aiutino", stessa importanza dunque data a questi due fattori, ma forse sarebbe convenuto invertire l'ordine degli addendi e non è detto che il risultato sarebbe stato lo stesso. 
Perché, storia già vista domenica scorsa, i rossoneri sbloccano la casella dei goal fatti con la rete di El Shaarawy viziata da una svista arbitrale, questa volta del guardalinee che non segnala il fuorigioco. Allegri, proprio come la sfida contro la Juventus meno di sette giorni fa, ha ammesso l'errore che ha portato la partita in parità, ma che di fatto che ha demolito l'animo degli etnei. Nonostante, infatti, gli squalificati Spolli e Gomez, e gli infortunati Izco e Biagianti, Maran è stato abile a riorganizzare la squadra senza perdere qualità e soprattutto pressing ed i primi minuti di gara dimostrano come il Catania ha sete di riscatto dopo il ko nel derby. 
Legrottaglie, autore del goal del momentaneo vantaggio
E' proprio l'ex rossonero e tifoso milanista, Legrottaglie a portare in vantaggio i padroni di casa dopo 10': altra storia già vista è il goal subito dalla retroguardia rossonera su calcio da fermo; un'altra disattenzione che ha tagliato le gambe al Milan. Con Nocerino e Robinho spettatori non paganti, i giocatori d'attacco, Montolivo su tutti, rimangono spesso invischiati nelle ragnatele difensive del Catania, che al contrario sembra giocare a memoria con ogni elemento consapevole delle regole da seguire e rispettare. Un paio di spunti di Boateng ed El Shaarawy sono le uniche  possibilità di registrare la presenza in campo di Andujar. 

Prendendo in prestito un'espressione coniata da Gianni Brera per Egidio Calloni, lo "sciagurato" Barrientos, ad inizio secondo tempo, combina la frittata: ammonito nel primo tempo per una simulazione, rifila un calcetto a Nocerino tanto evidente e goffo, quanto letale che gli vale l'espulsione. E qui il Catania, senza ragione a giudicare dai primi 45', crolla di schianto con la mente che non assiste le gambe. E così dinanzi al Milan si stende un tappeto rosso, un invito a credere nella rimonta che effettivamente si realizza nel giro di 8 minuti prima con la rete, già raccontata, del 20enne "crestato" e poi con la splendida realizzazione di Boateng. Ecco la storia nuova di questa stagione: primo centro per il ghanese, primo goal con la maglia numero dieci, ma le novità finisco qui perché il tiro a giro da fuori area dopo un repentino movimento di corpo è l'iconografia della sua solita imprevedibilità. Il Milan infila l'ennesima rimonta in trasferta, ma questa volta porta a casa il bottino pieno legittimando, con l'1-3 finale messo a segno dal solito, già visto, El Shaarawy, le tre-quattro chiarissime occasioni da goal. 

l'errore del guardalinee sul goal del pareggio
Prima striscia positiva stagionale per Allegri che non aveva mai vinto 2 gare consecutive, ma nella partita che ha visto il nuovo alternarsi con la consuetudine, spicca l'ennesimo errore ai danni del Catania. Contro le tre più blasonate, Inter, Juventus e Milan gli etnei sono stati danneggiati: rigore per il possibile 1 a 1 non concesso a Gomez, a San Siro contro i nerazzurri; goal regolare annullato a Bergessio contro i bianconeri passati in vantaggio con azione in fuorigioco e nuovo offside ieri sera non fischiato ai rossoneri. Evidentemente, come dice l'a.d. Gasparin, la bandierina, quando ci sono di mezzo le grandi, è molto più pesante da sollevare.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Serie A, 13esima giornata: la Fiorentina sfrutta il passo falso delle altre. Crollano il Palermo e il Genoa nel derby della Lanterna

lunedì 19 novembre 2012 0 commenti

L'esultanza di Aquilani con Toni e Cuadrado
di Redazione
BARI-Poker della Fiorentina che, con la vittoria sull'Atalanta sfrutta una giornata di risultati favorevoli per salire al secondo posto in classifica. Una scalata meritata per la formazione di Montella, che dimostra ancora una volta di esprimere il più bel calcio della Serie A e che sembra essere matura per un posto in Champions. A Firenze la partita si mette subito bene, grazie al gol di Rodriguez; il pareggio in fuorigioco do Bonaventura è solo una parentesi e la Fiorentina trova il nuovo vantaggio su una splendida punizione di Aquilani, che si ripete subito dopo con la rete del 3-1 su corner. L'Atalanta si arrende subito prima, quando viene espulso Cigarini per un brutto fallo al limite dell'area. Nella ripresa il gol di Toni mette al sicuro il risultato. 

Altra larga vittoria è quella del Bologna, in casa contro il Palermo. I padroni di casa sembrano averne di più e il gol di Gilardino - in rete dopo quasi due mesi di digiuno - mette la partita in discesa; due rigori di Gabbiadini e Diamanti, poi, mettono al sicuro il risultato. Pessima giornata per il Palermo, non solo per il risultato, ma anche per i cartellini: Ujkani, Barreto e Labrin, espulsi, salteranno il derby contro il Catania.

le proteste di Ranocchia per il mancato rigore
A San Siro l'Inter perde due punti (o ne guadagna uno, a seconda dei punti di vista) contro un buon Cagliari che sfiora il colpaccio. I nerazzurri partono subito forte e trovano un vantaggio meritato con Palacio, pescato ottimamente da Cassano (fra i migliori); il Cagliari, però, non rinuncia mai a giocare e - dopo aver trovato un super Handanovic in due occasioni - trovano il pareggio con Sau. Sau che nella ripresa trova anche il vantaggio (meritato) al termine di una bellissima azione del Cagliari. L'Inter - stanca - reagisce con il cuore e trova il pareggio con un'autorete di Astori che apre a un inutile assedio finale.

Vittoria importante, invece, per il Siena che nello scontro diretto contro il Pescara sbaglia tantissimo, ma riesce comunque a trovare i tre punti grazie al gol di Valiani nel primo tempo. E' una partita in cui Perin (portiere del Pescara) si supera in più di un'occasione, ma alla fine a decidere è il rigore sbagliato da Vukusic. Un rigore decisivo, che porta l'allenatore Stroppa alle dimissioni.

Al Massimino il Catania si conferma ad alti livelli, anche se fatica più del previsto per sbloccare la partita contro il Chievo. Mattatore della gara è senza dubbio Almiron, autore di una doppietta; inutile la rete nel finale di Andreolli.

Il pomeriggio si chiude con un pareggio tra Udinese e Parma per 2-2; un punto a testa che lascia un po' di amaro in bocca ai friulani, passati in vantaggio per due volte in 90 minuti, ma che non sono riusciti a reggere contro la voglia della squadra di Donadoni. Alla fine il 2-2 è il risultato più giusto. 

l'esultanza di Poli che ha aperto il derby
Il posticipo domenicale è tutto per l'attesissimo derby della Lanterna tra Sampdoria e Genova. La formazione di Ferrara, priva di Maxi Lopez e di Eder, riesce a far sua la gara con una prestazione convincente. 3-1 il risultato finale che poteva essere anche più largo. Si spegne invece la luce attorno a Del Neri e al Genoa.





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









"O mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."

martedì 13 novembre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- Non bisognava sbancare San Siro per capirlo, semmai la "Scala del calcio", per la sua fama storica, può conferire trionfi e riconoscimenti. Il calcio espresso dalla Fiorentina di Montella merita questo palcoscenico ed è un vero peccato che per questa stagione abbia terminato di esibirsi, laddove, quando primeggiano le tinte rossonere, di bel calcio se ne vede ben poco. Dipende dai punti di vista, certo, ma non si può non affermare democraticamente che la Fiorentina di Vincenzo Montella, alla dodicesima giornata di campionato, rappresenti la cosa più riuscita del campionato italiano. La risposta genuina alla crisi che cuce i portafogli dei presidenti: un allenatore giovane, ma con un background solido, tanti giocatori determinati con la voglia di affermarsi o di rimettersi in gioco. Se ci sono questi due, tre fattori, ne seguirà anche un quarto: la pazienza dei tifosi che vedono serietà nel progetto. 
Ecco perché l'1-3 fa ancora più effetto. La Fiorentina è tutto ciò che il Milan non è, ma che tanto vorrebbe essere: un gruppo messo su in mezza estate coeso e soprattutto non fisso e fermo nella sua staticità. Ogni pedina risulta essere interscambiabile da dimenticarsi che Jovetic non ha preso parte al trionfo viola. 

Sarà che le stagioni calcistiche si susseguono tra alti e bassi altalenanti, sarà che l'anno passato la viola era sull'orlo fallimentare, mentre il Milan provava a bissare lo scudetto della passata stagione, sarà, ma per motivi differenti sono entrambe partite da zero, volente o nolente andava messa una linea rossa sulla stagione passata. 
Il tasto reset sembra, però, aver formattato la memoria rossonera: da come si sta sul campo, da come si difende a come si attacca, passando attraverso lo schema da utilizzare, a tal punto che Mexes, difensore (stando ai suoi precedenti), si dimentichi come fronteggiare Borja Valero sul goal del 0-2, salvo poi reinventarsi elegante attaccante, che con un tacco al volo, colpisce il palo sul quale si avventa Pazzini per l'illusorio goal della speranza. E anche Allegri sembra aver perso lucidità e la certezza di essere seguito: mettere tante punte senza raziocinio è un eccesso inutile, è fuffa. E' il gesto più prossimo allo sbaraglio totale, fatto con la stessa intelligenza di certi semafori cittadini.

Teniamoci, invece, stretti la Fiorentina che nel disorientamento calcistico italiano può rappresentare una linea guida: oltre alle caratteristiche sopra enunciate, aggiungeteci pure che esprime il miglior calcio soprattutto mantenendo ermetica la difesa con soli 9 goal subiti (solo 2 in casa). Si può essere spettacolari e (con)vincenti senza i pirotecnici 5-4 (qualcuno ha pensato a Zeman?), tanto che, guardandola sul prato milanese di San Siro, vien voglia di cantare "o mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."



Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Inter alle stelle e Juve alle stalle

domenica 4 novembre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
TORINO - La Juventus, dopo 49 risultati utili consecutivi in campionato (la sesta striscia positiva della storia a pari merito con l'Arsenal), viene riportata sulla terra dall'Inter più forte dopo l'era Mourinho. I nerazzurri travolgono 1-3 i campioni d'Italia nella loro tana ed il merito, va tutto al tecnico Stramaccioni che dimostra una grande personalità e preparazione tattica. Vittoria importante per due motivi: derby d'Italia che torna a Milano nerazzurra e riapertura del campionato con distacco dalla Juve che si riduce ad un solo punto. 

Cronaca
Juventus Stadium tutto esaurito per il match scudetto. Solito 3-5-2 per i padroni di casa con tutti i migliori in campo. Alessio si affida alla coppia Vucinic-Giovinco per l'attacco. Stramaccioni propone il 3-4-3 con il super tridente Milito-Cassano-Palacio.
Pronti, via e Juve in vantaggio dopo 20". Asamoah riceve palla in netta posizione di fuorigioco, non segnalata dal guardalinee, e scarica il pallone a Vidal che, a porta sguarnita, regala il vantaggio ai suoi. Inter in "bambola" e bianconeri alla immediata ricerca del raddoppio con Marchisio che calcia addosso ad Handanovic da pochi metri. Gesto tecnico spettacolare del centrocampista della nazionale che calcia al volo ma, ancora migliore, il morbido e preciso passaggio di Pirlo. Juve incontenibile che ci riprova con lo stesso schema e con gli stessi uomini ma, questa volta, Marchisio viene marcato bene e la conclusione finisce debole tra le braccia del numero uno interista. Si vede finalmente l'Inter con Palacio (tiro alto) e Cassano che, sugli sviluppi di un corner, cerca di sorprendere Buffon con un tiro-cross che finisce a lato di un soffio. I bianconeri calano di ritmo ma è ancora loro l'ultima occasione del primo tempo con Vidal. Si va a riposo sull'1-0 ma dopo 20 minuti di dominio degli uomini di Alessio, la partita non ha regalato nulla di emozionante. Da segnalare la mancata espulsione di Lichtsteiner per un fallo che gli poteva costare il secondo cartellino giallo. Svizzero, estraneo al gioco, sostituito da Caceres al 37'.
Secondo tempo tutto di marca nerazzurra. Ospiti alla ricerca del pareggio con Palacio e Nagatomo ma Buffon non si fa sorprendere. Punizione Inter dal limite. Schema anzichè conclusione in porta e Milito viene trattenuto in area da Marchisio. Calcio di rigore ed è lo stesso argentino che trafigge Buffon con mira centrale ma forte. Ormai la partita è in mano agli uomini di Stramaccioni che cercano rabbiosamente il vantaggio. Vidal perde palla a centrocampo e Guarin (appena entrato in campo al posto di Cassano) innesca un contropiede fulmineo verso Buffon che può respingere la conclusione del colombiano ma, nulla può contro la ribattuta del solito Milito che brucia sul tempo la difesa juventina. 1-2 e gli spalti iniziano a svuotarsi. La Juve ci prova a riprendere la partita con i "nuovi" Bendtner e Quagliarella e con Pirlo che impegna seriamente Handanovic da fuori. Con i bianconeri totalmente riversati in avanti, l'Inter trova l'1-3 finale al 90' con Palacio ma il merito è tutto di Nagatomo che resiste alla marcatura avversaria.

3-1 probabilmente troppo severo ma vittoria nel complesso giusta che mette a tacere anche le possibili polemiche del gol in fuorigioco di Vidal. Una grande Inter, un grande Milito, un grande Stramaccioni ed un pizzico di fortuna che non guasta mai. Milanesi "provinciali" nella determinazione ma grandi nel resto. Zanetti annulla Asamoah nella ripresa. Juve sprecona (non è una novità) e senza grinta. Disordinata tatticamente e nelle scelte. Mercoledì in coppa sarà dura senza un "bagno d'umiltà". Modulo già obsoleto e tutto da rivedere per Conte.



Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Pogba "dolcetto e scherzetto"

giovedì 1 novembre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Soffiato d'astuzia a Ferguson con lo "zampino" di Raiola ed accolto a Torino come giovane talento da formare, Paul Pogba, si ritaglia uno spazio nell'undici titolare e prende per mano la "signora" regalandole tre punti d'oro nei minuti di recupero. Un 2-1 sofferto ma meritato, quello sul Bologna che, cancella in casa Juve lo spiacevole ricordo del "favore" arbitrale di Catania e permette ai bianconeri di mantenere la testa della classifica in attesa del big match di sabato contro l'Inter che ha tutto il sapore della sfida scudetto. 

Cronaca
Assenti Vidal (squalificato) e Marchisio (infortunato), Alessio li sostituisce con Pogba e Giaccherini mantenendo il solito Pirlo davanti alla difesa. Chiellini lascia il posto a Caceres, Asamoah a De Ceglie mentre a destra si rivede Isla. In attacco, la coppia inedita Bendtner - Quagliarella.
Pioli deve far fronte alla pesante assenza di Diamanti e avanza Taider a sostegno delle punte Gabbiadini e Gilardino. Padroni di casa in tenuta nera come a voler omaggiare Halloween.
La Juve parte forte e come sempre tiene il possesso del pallone non permettendo al Bologna di passare la metà campo per dieci minuti scarsi. Dopo un paio di conclusioni di Giaccherini e Quagliarella che non impensieriscono un attento Agliardi, il primo vero squillo, arriva da Pogba che, da fuori area, centra il palo con una naturalezza disarmante. I primi venti minuti del talento ex United sono di livello assoluto e non fanno rimpiangere le assenze. I bianconeri continuano a cercare l'affondo decisivo ma l'ultimo passaggio non è mai quello buono. Sul finale del primo tempo, è ancora Pogba a sfiorare il vantaggio di testa. Si va a riposo sullo 0-0.
Ripresa ancora nel segno dei padroni di casa. Passano dieci minuti e la Juve trova il vantaggio con Quagliarella che sfrutta una sponda di Giaccherini smarcato da una invenzione di Pogba. Pochi giri d'orologio e l'attaccante napoletano ci riprova ma, questa volta Agliardi respinge. Al 71', De Ceglie sbaglia un facile disimpegno e regala il pallone a Taider che dal vertice dell'area, fulmina Buffon con un tiro imprendibile a fin di palo. Ennesima leggerezza dell'esterno bianconero che si ripete dopo lo sciagurato errore contro il Nordjaelland. Si riprende dall'1-1 ed Alessio decide di giocarsi le carte migliori; entrano Vucinic, Giovinco e Asamoah per il forcing finale. Al 92', Giovinco, dalla sinistra, salta un uomo e scucchiaia al centro dell'area per Pogba che insacca comodamente di testa il 2-1 finale.

Pogba è certamente il nuovo volto della Juventus di Conte ma, come ha ribadito il vice Alessio, per diventare un campione, dovrà tenere i piedi per terra e lasciare da parte qualche virtuosismo di troppo. Male De Ceglie che non riesce a riscattarsi quasi mai dopo le brutte prestazioni. 
Bologna senza personalità e coraggio. L'assenza di Diamanti ha sicuramente pesato sulla prestazione ma, il passivo, poteva essere ben più pesante.

Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









El Sharaawy segna, gli altri no. I (non) numeri dell'attacco rossonero preoccupano

lunedì 29 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- Il Milan ed Allegri possono respirare per qualche giorno, prima di ributtarsi in campionato nella sfida contro il Palermo. Sabato, contro un Genoa forse ancor più inguaiato dei rossoneri, il Milan ha ritrovato il successo dopo 3 sconfitte consecutive tra Serie A e Champions.
Tralasciando per una giornata la questione sistema di gioco,  i rossoneri hanno sbloccato un match dall'andamento atarassico solo nel finale grazie alla rete del solito El Sharaawy. Bene, si potrebbere dire, ha segnato ANCORA il giovane attaccante con la cresta. Ma il sorriso nel vedere come il ragazzo con la maglia n. 92 stia crescendo in maniera costante ed esponenziale, svanisce, qualche istante dopo, riflettendo sul fatto che abbia segnato ANCORA UNA VOLTA SOLO lui. E gli altri?
Preoccupa e tanto, come l'intero sistema d'attacco del Milan sia con le polveri bagnate. Nessuno segna, e nessuno ci prova per lo meno. Il Milan, stando a dati statistici, rischia di rimanere impantanato in una situazione che oramai da mesi non si sblocca. In campionato, infatti, in 9 match disputati, i ragazzi di Allegri sono andati a segno solo 10 volte ed hanno subito 10 goal. Che significa? Che se il Milan non chiuderà prontamente il rubinetto in difesa che continua a perdere ed in attacco non si sbloccaneranno le punte, la media continuerà ad essere sempre più nera (che rossa). E' la stagione del letargo non è ancora iniziata.
Ancor più facile in Champions: 3 partite, 3 goal fatti e 3 subiti. Elementare no?
Non paghi dei numeri, è anche nella maniera in cui il Milan ha sengnato che non può rallegrare: oltre ai 7 goal di El Sharaawy in questa stagione, si registra la tripletta di Pazzini conto il Bologna (rivelatasi, al momento, solo un fuoco di paglia), la rete di De Jong sfiorata leggermente in Lazio - Milan, e la rete di Emanuelson su punizione (deviazione che ha spiazzato il portiere) contro lo Zenit ed un autogoal, sempre contro i russi.
Qui non c'è cura tattica che possa risanare questo deficit: possiamo parlare di moduli poco idonei a Pazzini, dei continui infortuni in avanti, dei capricci di chi avrebbe dovuto essere il leader, ma il mio pensiero è sempre lo stesso: se un ragazzino che ha da qualche giorno compiuto 20 anni, dimostra di essere abbastanza maturo da non soffrire cambi di moduli e tale da caricarsi sulle spalle una squadra a suon di goal e di prestazioni cariche di ripiegamenti difensivi, beh possiamo parlare di tutto, ma parleremmo di infantili giustificazioni...




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









L'Inter "provinciale" attacca la vetta

0 commenti

di Davide Colonna
BOLOGNA - Quella di Bologna è la settima vittoria consecutiva (la quinta in campionato) per l'Inter di Stramaccioni che, con questi tre punti, resta in scia di Juventus e Napoli per la lotta scudetto. 

Cronaca
Il giovane tecnico, contro ogni previsione, lascia in panchina Cassano e lancia la coppia formata da Palacio e Milito nel 3-5-2; Da quando adotta la difesa a tre, l'Inter ha sempre vinto. Bologna a trazione anteriore con Gilardino, Diamanti e Gabbiadini  in avanti con Taider a centrocampo per intimorire gli ospiti.
I padroni di casa partono fortissimo applicando un pressing alto che costringe i milanesi a chiudersi. Diamanti sembra in gran forma ma il gol non arriva. Nonostante il Bologna giochi meglio, è dell'Inter la prima vera occasione della partita con Ranocchia che di testa spedisce a lato di un soffio. La resistenza rossoblu dura ancora per poco. Il difensore ex Bari, ci riprova di testa, su assist al bacio di Cambiasso, e questa volta trafigge l'estremo difensore Agliardi (27'). Primo tempo avaro di occasioni ma i nerazzurri si dimostrano spietati.
Nella ripresa, il Bologna torna alla carica ma si scopre e Handanovic innesca un contropiede fulmineo concretizzato in rete da Milito su assist di Palacio. 2-0 impressionante degli uomini di Stramaccioni che sono ad un passo dal chiudere il match. Neanche il tempo di riorganizzarsi che Cherubin riapre i giochi anticipando Handanovic di testa. La partita si accende e vengono espulsi il vice di Stramaccioni, Baresi e mister Pioli ma è Cambiasso (fuorigioco millimetrico) a chiudere i conti e a regalare un prezioso successo ai suoi (58'). 1-3 e tutti sotto la doccia.

Stramaccioni sembra divertirsi nel gestire gli attaccanti a disposizione e nessuno di questi lo delude. La difesa a tre, sembra reggere bene i colpi e Samuel gioca come ai tempi della Roma. L'Inter ha tutti i numeri per ambire alla vittoria finale ma, gli attaccanti sono spesso lasciati soli. Con i giusti accorgimenti, avremo davanti la vera anti-Juve.





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Arbitri in tilt e la Juve sbanca Catania tra le polemiche

0 commenti

Fuorigioco inesistente di Bergessio
di Davide Colonna
CATANIA - La capolista Juventus, conquista altri tre punti fondamentali per la corsa scudetto sul difficilissimo campo di Catania ma, lo 0-1 finale, è frutto di errori arbitrali che hanno fatto subito gridare allo scandalo. Il fantasma di calciopoli è ben lontano ma, gli errori del guardalinee Maggiani, sul gol regolare e poi annullato di Bergessio a metà del primo tempo e sul gol di Vidal viziato da fuorigioco di Bendtner, saranno argomento di discussione fino alla fine del campionato come d'usanza quando le sviste sono in favore dei bianconeri.

Cronaca
3-5-2 a "specchio" per entrambe le squadre. Maran sacrifica Barrientos a centrocampo mentre Alessio, schiera Pogba al posto dell'acciaccato Marchisio e si affida, per la prima volta, a Bendtner in avanti.
La Juve è subito padrona del campo e dopo un quarto d'ora, impensierisce Andujar per tre volte con un tiro forte ma centrale di Vidal, una incursione di Lichtsteiner che preferisce servire a centro anzichè concludere a rete ed un altro tiro da fuori di Asamoah che però termina alto. I bianconeri dominano nel possesso ed il vantaggio sembra vicino ma, si concedono qualche errore di troppo sotto porta e nel palleggio favorendo un pericoloso contropiede di Gomez che dalla destra, serve a centro Bergessio che manca di testa. Seguono una conclusione di Lodi dai venti metri ed un innocuo colpo di testa di Bendtner che l'estremo difensore rossoblu neutralizza. Al 24', Bergessio ribadisce in rete un tiro respinto dal palo. I giocatori del Catania festeggiano e gli arbitri si dirigono verso il centrocampo quando, dopo circa quaranta secondi, il guardalinee Maggiani, sentito l'assistente di porta Rizzoli, suggerisce all'arbitro Gervasoni di annullare la marcatura per un off-side inesistente dell'attaccante argentino tenuto nettamente in gioco da Asamoah. Scattano le furiose proteste dei padroni di casa ed il presidente Pulvirenti viene allontanato dal campo. Il Catania subisce il colpo, si innervosisce e rimedia numerosi cartellini gialli. Al 40', Vucinic calcia clamorosamente addosso ad Andujar da due passi e Pirlo si fa parare un tiro poco dopo. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 ma dagli spalti il pubblico è inferocito.
La ripresa comincia senza troppe emozioni. Al 57', Bendtner (in leggero fuorigioco), si fa respingere una facile conclusione in porta da Andujar e sulla ribattuta, ci pensa Vidal a portare la Juve in vantaggio. In pochi si accorgono dell'irregolarità ed è stato un bene per l'ordine pubblico. Al 63', assolo del cileno che però conclude fuori e due minuti più tardi, il Catania resta in dieci per l'espulsione giusta di Marchese che si prende il secondo giallo per un fallo di mano. Il Catania non riesce a reagire e al 70', Andujar compie un miracolo su colpo di testa di Pogba e anticipa in uscita, poco più tardi, un poco reattivo Bendtner. Il danese non sembra in forma e sbaglia quanto i suoi compagni di reparto. Nei dieci minuti finali, un immenso Vidal sfiora la doppietta con un bolide deviato in angolo e Giovinco (entrato al posto di uno spento Vucinic), in versione slalom speciale, si divora due incredibili occasioni per il raddoppio. Il risultato resta invariato.

Leggero fuorigioco di Bendtner sul gol Juve
Errori arbitrali sacrosanti a parte, si è vista solo una squadra in campo. Se i bianconeri avessero sfruttato al meglio tutte le occasioni create, ora si parlerebbe di semplice errore arbitrale ininfluente sul risultato finale e nessuno se ne sarebbe più ricordato. Ragionare con i "se", però, è sbagliato e sicuramente, a vantaggio acquisito, i siciliani avrebbero concesso meno spazio agli avversari. La fragilità della Juve, risiede nella sua scarsa propensione a chiudere le partite e nella mancanza di un vero bomber. Il Catania, dalla sua, può aver accusato il colpo psicologico ma, ci si aspettava sicuramente qualcosa in più nei restanti settanta minuti di gioco. Con questa vittoria, la Juve mantiene la vetta e le tre lunghezze sul Napoli.

Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Calcio a 5F, Serie A: Real Statte - Cus Palermo 6-1. Poker di vittorie e testa della classifica

0 commenti

di Redazione
(fonte Ufficio Stampa Real Statte)
STATTE(TA)- Uno Statte determinato, forte e desideroso di confermare il buon inizio di stagione si conferma contra il Cus Palermo. Finisce 6-1 contro il Palermo con le doppiette di Moroni e Nicoletti. A segno anche Dalla Villa (all’esordio) e Margarito. Italcave che resta in resta in testa al girone C di serie A e domenica prossima affronterà una delle capolista, ossia il Parrocchia Ganzirri Messina.

IL MATCH- Lo Statte parte con Margarito, Convertino, D’Ippolito, Nicoletti e Moroni; risponde il Palermo con D’Amico, Amato, Alesso, Sicilia, Piccolo.
Parte meglio il Cus anche se Moroni dopo nemmeno un minuto riscalda le mani di D’Amico. La risposta è di Convertino che perde palla in difesa, Alessi prova il diagonale ma Margarito para di piede. Punizione dal limite per il Palermo al quinto, ancora l’estremo ionico non si lascia sorprendere e respinge. Capovolgimento di fronte e Nicoletti, prima, Moroni, poi, e Convertino, alla fine, non riescono a portare avanti lo Statte. Ma al settimo il vantaggio arriva con un missile terra-aria di Moroni che si spegne sotto la traversa. Stupendo il gol, altrettanto l’azione alla riprensa del gioco con Dalla Villa che serve Nicoletti ma il raddoppio non arriva. Moroni decide di voler riprovare ma all’incrocio dei pali la sfera non decide di entrare. Al tredicesimo ancora Dalla Villa serve in profondità sulla sinistra Nicoletti, appena dentro l’area esterno destro sul palo. La sfortuna finisce al sedicesimo: Dalla Villa prende palla sulla mediana, salta due avversaria e piazza una puntata nell’angolino destro di D’Amico. Passa un minuto e lo Statte guadagna una punizione dal limite, Moroni prende la mira e piazza un destro fortissimo che gonfia nuovamente la rete.

Nella ripresa, dopo un paio di occasioni per parte, arriva il 3-1: Moroni perde palla in difesa, Viscuso riesce a insaccare nonostante l’uscita di Margarito. Lo Statte riesce a contenere un Cus che prova a far male all’Italcave ma le vice campionesse d’Italia pian piano macinano gioco e trovano i gol che chiudono la gara. All’ottavo Nicoletti sfrutta un rilancio lungo di Margarito e una respinta corta di D’Amico che porta il punteggio sul 4-1. Poi Dalla Villa serve in profondità Nicoletti e questa insacca. Poco dopo il decimo minuto rinvio con le mani di Margarito, palla deviata da D’Amico che finisce in rete. Primo gol in campionato per il portiere stattese che replica la marcatura della scorsa stagione con la Jordan. La partita finisce a due minuti dalla fine con Russo che, appena entrata, centra il palo alla destra di D’Amico. È la quarta vittoria consecutiva per lo Statte atteso dalla trasferta di Messina contro il Parrocchia Ganzirri.


MARZELLA: ‘BELLA PARTITA, CRESCIAMO IN MANIERA COSTANTE’ 

Ritorno in panchina vincente per Tony Marzella. Il tecnico dell’Italcave così commenta il successo contro le siciliane del Palermo. “Sapevamo che affrontavamo un avversario di valore che nella scorsa stagione è stata una delle migliori difese del campionato e riuscire a colpirla per ben 6 volte è sicuramente un gran bel segnale. Hanno confermato di essere una squadra di buon livello e, quindi, il nostro successo assume un valore importante. Ho visto un gruppo che ha cercato e voluto questa vittoria, disputando un buon livello di gioco che vedo sempre più in crescita. L’innesto di Dalla Villa, completa una formazione che sta lavorando e deve lavorare per migliorare. Non ci specchiamo, anzi. Ripartiamo con maggior vigore in questa settimana in vista della gara contro il Messina, una formazione che quest’anno, dopo il ripescaggio, sta facendo bene. Ci godiamo questi 12 punti, conquistati contro due matricole e altrettante buone formazioni. La strada è giusta, dobbiamo proseguire con umiltà e determinazione”.


TABELLINO

ITALCAVE REAL STATTE-CUS PALERMO 6-1 (primo tempo 3-0)

MARCATRICI
: pt 7’ 10’’ Moroni (S), 15’ 10’’ Dalla Villa (S), 16’ 20’’ Moroni (S); st 4’ 40’’ Viscuso (P), 8’ 16’’ Nicoletti (S), 9’ 24’’ Nicoletti (S), 10’ 08’’ Margarito (S).


ITALCAVE REAL STATTE: Margarito, Della Corte, Blasi; Russo, Dipierro, Convertino, D’Ippolito, Nicoletti, Marangione, Moroni, Dalla Villa, Castellano. All. Marzella

CUS PALERMO: Alessi, Amato, Bruno, Buccellato, Cannici, Caserta, D'Amico, Fucarino, Galante, Maranzano, Piccolo, Plano, Riella, Scalici, Sicilia, Tusa, Viscuso. All. La Bianca

ARBITRI: Ursetta (Catanzaro), Paolicelli (Bernalda). CRONO: Buzzacchino (Taranto)

AMMONITE: Piccolo (P), Dalla Villa (S)

NOTE: gara a porte chiuse, un minuto di raccoglimento a inizio gara per la scomparsa del militare italiano





Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Catania - Juventus: "Risultato talmente ingiusto che" Paddy Power rimborsa le scommesse

domenica 28 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
BARI-
Sono passate poche ore dal match disputato alle 12.30 tra Catania e Juventus, ma le polemiche e discussioni per il goal annullato ai padroni di casa e per quello assegnato agli ospiti non accennano a placarsi, anzi si stanno diffondendo su tutto il web. Un risultato talmente controverso, per il goal ingiustamente annullato a Bergessio, che sta segnando un momento storico anche nel mondo delle scommesse in Italia.


E' di qualche minuto fa la notizia che l'agenzia di scommesse Paddy Power ha deciso di applicare il "Justice Payout" e di pagare quindi come vincenti tutte le scommesse singole che avevano come esito finale la vittoria del Catania o l'x.
Cosa significa? Verrà pagata comunque la puntata relativa alla partita Catania - Juventus, perché, così riferisce il sito di scommesse irlandese "Certe volte un risultato è talmente ingiusto che, semplicemente, è giusto rimborsare".

Siamo dinanzi ad un evento storico per la Serie A e per il campionato italiano. Alessandro Allara, direttore della comunicazione dell'agenzia, infatti, spiega: "In Gran Bretagna e in Irlanda è una tradizione il "pagamento di giustizia" su episodi molto controversi dello sport".  









Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Angelli: "Dobbiamo cambiare il calcio italiano". Ecco le sue idee. Ma verrà ascoltato?

sabato 27 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
TORINO- "Il calcio si sta evolvendo ma non aspetterà l’Italia". Un tracollo sempre più evidente che non può trovare unica giustificazione nella crisi che sta colpendo il paese, ma anche l'Europa intera. La crisi, certamente, ha rallentato il la macchina calcistica, ma se l'Italia avesse attuato, quando era possibile, uno sviluppo concreto e stabile, ora non ci troveremmo così alla deriva e per di più paralizzati. I continui rallentamente nelle Coppe europee sono alla vista di tutti. Molteplici inoltre sono le differenze struttali che sempre più allargano la forbice tra il nostro paese ed il resto del continente, dalla politica dove gli sviluppi delle leggi sugli stadi sono impantanati, alle spaccature all'interno della Lega, passando attraverso gestioni finalizzate a fare i propri interessi.  Senza dimenticare che siamo avvezzi a rimandare sempe al giorno dopo.
L'imput, allora, per una scossa rapida, arriva dal presidente della Juventus, Andrea Agnelli, che alza la voce in vista delle scadenza elettorali di Coni, Figc e Lega e smette i panni strettamente dirigenziali per abbracciare un progetto atto a risanare tutto il movimento calcistico.
Si può essere di parte o no, ma è indubbio che attualmente in Italia il miglior esempio lo sta dando il club di Torino: l'isolato esempio nazionale di stadio di proprietà ha dato i suoi primi frutti nel bilancio 2011-12, approvato con perdite dimezzate rispetto a un anno fa (da 95,4 a 48,7 milioni) e con ricavi in crescita del 24%. Un progetto che, come avviene in ad esempio in Inghliterra o in Germania, non si ferma solo al terreno di gioco: lo sviluppo immobiliare, infatti, prevede inoltre la riqualificazione della circostante area per un investimento da 40 milioni.
Il gap tra la Juventus e il resto dell'Italia è già partito, ma su questo Agnelli non si sente vincitore: "Noi, però, possiamo arrivare fino a un certo punto, dopodiché è il sistema tutto che deve crescere. Il calcio italiano, dopo i fasti degli ultimi trent’anni, sta vivendo un declino rapidissimo, il suo modello di sviluppo è bloccato da alcuni fattori che riflettono molto fedelmente la crisi in cui versa il Paese. Dobbiamo riposizionarci a livello europeo". Della serie: abbiamo fatto scuola, ma se la mediocrità è estesa come un tumore su tutto il territorio nazionale, anche noi finiremo per trovarci invischiati.
Cosa fare allora?Agnelli tracce le linee guida:

CAMPIONATI: "I campionati di Ae B rappresentano l’unico vero patrimonio sportivo ed economico del movimento". Una dichiarazione forte che esprime seri dubbi sulla Lega Pro e sui movimenti inferiori. Certamente gli attuali club professionistici sono troppi: ne deriva una qualità inferiore ed un sistema ingolfato. 
 
I GIOVANI E LE SECONDE SQUADRE DI A: E' un concetto trito e ritrito, quello di puntare sui giovani. Esaltiamo squadre estere che hanno cantere e settori giovanili fucine di talenti, eppure siamo ancora ancorati in uno stato di inerzia. Ecco le parole di Marotta "Siamo l'unica nazione a non avere le Squadre B. Ogni anno siamo costretti a mandare in giro decine di giocatori dovendo pagare il premio di valorizzazione". Invece il paradosso è che in Serie B, ma anche e soprattutto in Lega Pro, ci siano giocatori oramai arrivati a fine carriera, che provano ad allungarla giocando in campi di periferia e che inevitabilmente hanno un costo che maggiormente grava sulle società.
 
RICAVI TV ED ESTENSIONE ALL'ESTERO: Aggiunge Agnelli: "Focalizziamoci sulla vendita dei diritti esteri per recuperare il gap con la Premier. Finalmente il 5 in Lega parleremo di statuto e ripartizione delle risorse". Internazionalizzare il prodotto, che nonostante tutto, ha ancora ammiratori sparsi per globo, soprattutto nei paesi oientali o che si stanno affacciando al calcio, come gli Emirati.
Ed inoltre, dare maggiore incidenza sulla componente meritocratica, ovvero, diversa distribuzione di soldi in base alla classifica e non solo al prestigio.
 
STADI: La questione più spinosa e quella che più facilmente risalta agli occhi di tutti, competenti e non. Stadi poco funzionali, malmessi, semivuoti, con gradinate prefrabbricate esteticamente impresentabili. La memoria va a cosa è successo a Cagliari con il vecchio "Sant'Elia" e con il nuovo "Is Arenas". Ancor più fresco quanto è successo al Napoli: ieri, infatti, è arrivata dalla commissione disciplinare dell’Uefa una multa di 150.000 per inadempienze che riguardano il San Paolo a causa di alcuni varchi di ingresso del settore ospiti e del settore disabili che risultano pericolosi per la caduta di pezzi di intonaco.
 
Eppure dal Parlamento e dai massimi sistemi non arriva nessun cenno, solo un silenzio tombale. Ancora una volta...
 
 

Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Capitani coraggiosi al comando

lunedì 22 ottobre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - L'idea di far uscire dal campo due intoccabili come Vidal e Asamoah, buttando nella mischia due "riserve" come Caceres e Pogba ed il coraggio di farlo durante una partita importantissima. Ecco gli ingredienti per ottenere la vittoria contro una rivale fortissima ed il primo posto in classifica.  I tre punti, almeno per questa volta, in casa Juve, non sono giunti per merito di un singolo giocatore, di un episodio o del collettivo ma, per la giusta lettura della partita da parte di coloro che la squadra la allenano e la schierano. Angelo Alessio, vice di Antonio Conte, scontata la inspiegabile squalifica figlia del terremoto calcioscommesse, che sta ancora tenendo fuori causa il suo superiore, ha saputo mettere in pratica nel migliore dei modi, ciò che è stato preparato in settimana con i suoi colleghi e, soprattutto, ha saputo dare ascolto alle giuste intuizioni che le situazioni in campo gli stavano suggerendo, inseguendo la vittoria con passione. Telepatia o preparazione della gara nei minimi dettagli con mister Conte, hanno sicuramente dato una grossa mano al lavoro di Alessio ma, un conto è farlo in allenamento, senza particolari pressioni ed un conto è farlo in panchina nel pieno della tensione e delle sorprese che una partita regala ogni secondo. Fino ad ora, nulla di così sconvolgente. Le sostituzioni ci sono state, ci sono e sempre ci saranno nel calcio ma, il fatto che siano stati proprio Caceres e Pogba a sbloccare un risultato che sembrava inchiodato sulla parità, ci fa pensare che le coincidenze, per non chiamarle in altri modi meno eleganti, possono essere messe in secondo piano di fronte all'importanza, alla bravura e alla voglia di affermarsi di un allenatore e dei suoi collaboratori. Durante Juventus - Napoli, sono stati i "capitani coraggiosi" che comandano la panchina bianconera a trovare la soluzione per il successo e a sorprendere un Mazzarri troppo attendista e fermo nelle sue idee troppo "provinciali" per una grande squadra come il Napoli. Perdere a Torino ci può stare ma, cedere il passo senza far nulla, sperando nella buona sorte, no. La scelta di non effettuare sostituzioni fino al 75° minuto, se rapportata ai tre cambi dei campioni d'Italia, conferma la pigrizia azzurra nel cercare il colpaccio. Vittoria di coraggio della panchina in giacca e cravatta quindi? La risposta è affermativa ed è forse l'unica che spiega la vera differenza tra le due potenze del nostro campionato.


Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Caso De Rossi: Lo cedono i tifosi?

mercoledì 10 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
ROMA - Il primo successo della Roma, tra le mura amiche contro l'Atalanta, da essere motivo di orgoglio e ripresa per l'ambiente giallorosso, soprattutto dopo il brutto k.o. subito dalla Juventus, rischia di diventare un caso spinoso. L'esclusione dall'undici titolare di tre uomini simbolo come De Rossi, Osvaldo e Burdisso, ha sconvolto, oltre i protagonisti stessi, anche la tifoseria ed ora, l'allenatore Zeman, già criticato per i risultati che stentano ad arrivare, si trova in una posizione decisamente scomoda già provata e non migliorata dai suoi predecessori. Il tecnico boemo, però, a differenza di chi lo ha preceduto in panchina, è stato chiaro sin dall'inizio della sua avventura romana per quanto riguarda le gerarchie in squadra e ha mantenuto la parola. I nomi dietro la maglia non contano e chi gioca, deve meritarsi il posto ogni giorno. De Rossi e Osvaldo, più di Burdisso, hanno messo in dubbio i metodi dell'allenatore e chi non è disposto a sacrificare una goccia in più di sudore per la causa, è giusto che resti fuori. La decisione di Zeman, però, per quanto coraggiosa e contraria alle errate abitudini che si sono radicate nella capitale, ha dato i suoi frutti ed i tre punti, sono arrivati. Vittoria fortunosa o il mister ha trovato la soluzione ai problemi? Difficile dirlo. Una sola giornata di gloria, non può mettere in discussione l'importanza dei senatori ma, il problema, non è nuovo a Trigoria e magari, un po di dubbi sull'effettivo impegno dei giocatori possono sorgere. I capricci di De Rossi, il suo milionario rinnovo contrattuale, le dichiarazioni "altalenanti" di amore eterno alla società, possono esserne un esempio e, di giocatori che "tirano a campare", nessuno li vuole. Ci si aspetta maggior convinzione da parte di colui che, dopo Totti, rappresenta il cuore giallorosso. Discorso diverso per Osvaldo che, osannato dal pubblico e dalla critica, pensava di essere un intoccabile. Pensava male o evidentemente, non conosceva Zeman. Conoscenza che, invece, capitan Totti, aveva già e, sapendo cosa aspettarsi, ha deciso di abbassare la testa e dare l'esempio ai suoi compagni più giovani. L'idolo giallorosso, nonostante gli anni che passano, ha dimostrato di poter dare ancora il suo contributo.
Tornando a "capitan futuro", se vuole andar via da Roma è libero di farlo. Le offerte, da parte del City, sono arrivate in sede e la presidenza, sembra attendere soltanto il consenso della città prima di cederlo. Cari tifosi, ora la palla passa a voi ed un cambiamento, per quanto doloroso, per tornare ad essere campioni, potrebbe essere necessario. La Roma, prima di tutto.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Juve: che fatica! Marchisio e Buffon salvano i bianconeri

lunedì 8 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
SIENA - Dopo il pareggio sofferto in Champions contro lo Shakhtar di Lucescu, ancora una prestazione poco convincente, questa volta in campionato, sia sul piano del gioco che su quello fisico per gli uomini di Carrera. I tre punti, arrivano anche a Siena per la Juventus ma, è solo il carattere che tiene a galla i bianconeri che restano in testa alla classifica insieme ad un Napoli impressionante.

Poco turn-over per la Juve. Carrera, deve fare a meno di Bonucci squalificato e al suo posto, tocca a Marrone, nella sua nuova veste difensiva, guidare il muro a tre con Chiellini e Barzagli. Sulla sinistra, De Ceglie, sostituisce Asamoah e in avanti, tocca alla coppia titolare Vucinic-Giovinco, tentare di scardinare la difesa toscana. Cosmi, schiera un Siena bilanciato con Rosina a supporto di Calaiò.
Dopo un possesso palla, nettamente a favore degli ospiti ma poco incisivo in zona gol, ci pensa Pirlo a sbloccare il risultato su punizione. Palla che passa sotto la barriera e Pegolo, può soltanto raccoglierla da dentro la porta. I padroni di casa, non si lasciano intimorire e tentano l'offensiva per il pareggio con Calaiò che, davanti a Buffon, sbaglia incredibilmente un rigore in movimento. Il numero uno bianconero, può tirare un sospiro di sollievo. Ancora punizione dal limite per la Juve ed è ancora Pirlo ad incaricarsi della battuta. Questa volta, la barriera non salta ma, il fuoriclasse bresciano, preferisce la soluzione sopra la barriera che viene fermata dalla traversa. Al 42', Cosmi, esce dall'area tecnica e viene espulso ma, può godersi da bordo campo, il gran colpo di testa di Calaiò che, trova il pareggio su cross dalla destra di Angelo che, sfrutta in velocità un ritardo di De Ceglie nel riprendere la posizione dopo esser stato ammonito. Squadre a riposo sull'1-1. Forti polemiche su un mancato secondo giallo per Chiellini che avrebbe potuto costare l'inferiorità numerica alla Juve. L'espulsione per il roccioso difensore, poteva starci.
Nella ripresa, il Siena, si chiude maggiormente in difesa e subisce i ripetuti attacchi sterili della formazione ospite. Vucinic, gioca da fermo e Giovinco, protagonista di belle giocate, non riesce a trovare un compagno da servire. Il "piccolo" centravanti juventino, ci prova da solo a superare la difesa avversaria ma, è Neto a salvare sulla linea a portiere battuto. La Juve è stanca e non può distrarsi davanti ai pericolosi contropiede solitari di Rosina. Lo stesso attaccante ex Zenit, lasciato solo in area, sbaglia clamorosamente di testa il vantaggio a pochi metri dalla porta lisciando il pallone. Siena ancora vicino al vantaggio ma, questa volta, è Chiellini a mettere in serio pericolo Buffon su un retropassaggio di testa. Il portierone dei campioni d'Italia, smanaccia sopra la traversa con un colpo di reni da vero campione. Giornata storta, invece, per il difensore della nazionale. Ospiti padroni del gioco ma, davanti non ci sono movimenti senza palla. A cinque minuti dalla fine, ci pensa Marchisio a tradurre in goal, un errato allontanamento dall'area del pallone. Gran bella rete del centrocampista che, trova la prima marcatura in questo campionato e mantiene la Juve in testa al campionato in previsione della prossima giornata che vedrà i bianconeri impegnati contro il Napoli per lo scontro di vertice. Finisce 1-2.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Il tridente delle statuine tradisce Zeman: 4-1 bianconero

lunedì 1 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
TORINO - La partita, non è mai finita e forse non finirà mai tra Juventus e Roma ma, quanto accaduto sabato sera, non sarà dimenticato tanto facilmente dai milioni di appassionati di calcio. C'è chi ha utilizzato termini di meteorologia come tornado o uragano per rendere l'idea ma, in verità, si tratta di schemi, mentalità di gioco e preparazione fisica che, come in ogni partita, fanno la differenza tra due squadre che si affrontano.
Juventus contro Roma, Conte contro Zeman, l'allievo contro il maestro e due modi totalmente diversi di intendere ed insegnare calcio. L'ennesima battaglia tra le eterne rivali, prima di iniziare, ha lasciato molto spazio all'immaginazione, soprattutto per le dichiarazioni taglienti che le due società si sono scambiate ma, purtroppo, il campo, di immaginazione, ne ha lasciata ben poca. Il 4-1 in favore dei bianconeri, non se lo aspettava nessuno e contro ogni aspettativa, è stato così schiacciante da lasciare un segno indelebile sul fisico e nella mente dei giocatori giallorossi che, faranno bene a cercare in un simil schiaffo, le motivazioni giuste per affrontare la gara di ritorno ma anche quelle precedenti e successive, per dimostrare di essere una squadra più matura rispetto allo scorso anno.

Cronaca della partita
La Juve, schiera la formazione tipo ad eccezione degli esterni Lichsteiner e Asamoah che, vengono lasciati a riposo in vista della partita di Champions di martedì contro lo Shaktar. Conte si affida a De Ceglie e Caceres per il lavoro di spinta e contenimento e a Matri per i goal.
Zeman, schiera il tridente formato da Totti, Osvaldo e Lamela  per far paura ma, deve fare a meno di Pjanic e Bradley a centrocampo.
Passano pochi minuti dal fischio d'inizio e la Juve si rende subito pericolosa con Marchisio che, da posizione defilata, non centra la porta. Si tratta solo dell'antipasto perchè dal quinto minuto in poi, i bianconeri, decidono di spingere e di approfittare della voragine lasciata a metà campo dagli uomini di Zeman. Punizione dal limite per la Juve. Pirlo, posiziona il pallone e trafigge Stekelenburg con una conclusione rasoterra e angolata che passa tra le gambe della barriera (11'). Le punte giallorosse, non si sacrificano in fase difensiva e lasciano troppo spazio alla manovra degli avversari che mostrano una intensità che non lascia scampo. La difesa romana è in affanno e Castan respinge con la mano in area, una conclusione da fuori diretta verso la porta. Rigore per la Juve quindi che, viene trasformato senza problemi da Vidal (16'). Palla a centro e si riparte. Gli uomini di Conte/Carrera sono affamati e Vidal pesca Matri in area che controlla e porta a tre le marcature (19'). La Roma è in balia del gioco avversario e quando cerca di essere propositiva, sbatte contro il muro di casa guidato da un Chiellini in stato di grazia. La traversa, salva gli ospiti in due occasioni su Marchisio e Vucinic ed il 3-0 sembra troppo poco per quello che si è visto. La Roma è troppo lunga e copre male il campo. Si va a riposo.
Nella ripresa, ci si aspetta una Roma diversa e più equilibrata ma passano 40 secondi e Vucinic impegna Stekelenbug che si salva in angolo. Pochi giri di orologio ed è Matri a sbagliare un goal già fatto davanti al portiere olandese. La Juve, non riesce a segnare la quarta rete e si specchia eccessivamente. Troppe giocate superficiali, facilitano di poco il compito alla Roma che trova un inaspettato rigore per un fallo di Bonucci. Osvaldo non fallisce dagli undici metri e spiazza Buffon (71'). I giallorossi, prendono coraggio e pressano maggiormente. Zeman butta Destro nella mischia ma, oltre ad una difficile parata di Buffon su Osvaldo, non ci sono grossi pericoli per la Juve che su contropiede, porta il risultato sul 4-1 con Giovinco (90'), dopo una cavalcata in solitaria di Barzagli che si dimostra un assistman migliore di Vucinic. Il match, totalmente a senso unico, si conclude e lo Juventus Stadium può esplodere.

La Juve, con questo risultato, consolida il suo primato in classifica a braccetto col Napoli ed ora ha la testa alla partita di martedì contro lo Shaktar. Il turn-over, sembra ottenere migliori risultati ma, Caceres, rappresenta un grosso punto interrogativo sulla fascia destra. Pirlo, nonostante il goal, è ancora sottotono e ha potuto esprimere un gioco migliore rispetto alle gare precedenti solo grazie alle carenze tattiche della Roma.
Zeman, il grande colpevole della sconfitta, ha preferito non modificare volto alla squadra neanche nella difficile trasferta contro la capolista mostrando poco rispetto per l'avversario e troppa sicurezza. Schierare il tridente delle statuine, con un centrocampo di poca qualità e quantità è stata la scelta peggiore del tecnico boemo. Il lavoro difensivo degli attaccanti nel calcio moderno è fondamentale e i giocatori a sua disposizione, non sembrano idonei alla sua idea di gioco dove la corsa è alla base. Totti, ormai logoro, può risultare utile per le partite casalinghe e Destro, non dovrebbe essere lasciato in panchina in partite così importanti neanche se a metà della condizione. Il capitale investito per l'attaccante, deve avere un senso. La sua voglia di emergere, può risultare un'arma in più. Forse, il giovane e motivato Pescara dello scorso anno, non avrebbe preso una simile batosta.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Milan, dall'1-1 col Parma alla settimana del derby: cosa va e cosa non va.

0 commenti

di Giovanni Sgobba
PARMA- Il Milan a Parma doveva vincere per dare continuità di risultato dopo la vittoria contro il Cagliari e  per rasserenare gli animi in vista della delicata settimana che vedrà gli uomini di Allegri impegnati prima a San Pietroburgo contro lo Zenit e poi nel delicatissimo derby contro i cugini neroazzurri.
Il Milan doveva vincere a Parma anche perché, dopo essere passato in vantaggio ad inizio ripresa con il solito El Sharaawy (sempre più trascinatore di una squadra che non ha altre frecce nel proprio arco), ha avuto un paio di occasioni, soprattutto con Boateng, per chiudere una partita spenta, dall'equilibrio controllabile.
Sia chiaro: il Milan, al "Tardini" non ha fatto nulla in più rispetto al Parma; seguendo una espressione del pugilato, ai punti il match effettivamente doveva finire in parità. Ma è anche vero che, solitamente, quando l'andamento della partita si attesta su livelli mediocri, il primo che segna ha buone chance di portare a casa l'intera posta in palio.
Il nervosismo di Robinho a fine gara e le dichiarazioni di Allegri sono conferme di quanto detto: rispetto alle altre uscite stagionali dove si è preso per grasso che cola tutto ciò che di buono si aveva fatto, sabato i rossoneri si sentivano in grado di poter fare di più ed hanno sciupato, per l'ennesima ingenuità, la possibilità di mettere in saccoccia altri 3 punti. Il goal di Galloppa a metà ripresa, su calcio di punizione, ha portato amarezza e sconforto in un ambiente psicologicamente instabile, soggetto a continui sbalzi di umore.
Dunque, come si sta affacciando il Milan nella settimana che può ufficialmente decretare la crisi o che può, invece, essere la svolta, la sterzata positiva?
Date le premesse precedenti c'è poco da star sereni: i continui errori dei singoli minano quella tranquillità che Allegri non riesce ancora ad infondere, la manovra offensiva (deficitaria di Pato e con Robinho in ripresa) trova nei numeri la sua grigia realtà (7 goal fatti, solo 2 marcatori ovvero El Sharaawy e Pazzini) a conferma di poca armonia nel portare avanti le azioni d'attacco.
I guai, poi, non vengono mai da soli ed in stagioni sciagurate come questa, le beffe sono dietro l'angolo: una su tutte è quella di vedere Cassano esultare domenica prossima e considerando il rendimento del giocatore barese, le possibilità sono in continua ascesa.
Eppure a Parma ci sono state anche delle conferme positive. Il tecnico toscano sta insistendo molto su De Sciglio tanto da averlo schierato terzino sinistro (lui che è destro), con risultati abbastanza incoraggianti. Anche Zapata e Yepes, in un duo tutto colombiano, hanno dimostrato attenzione e precisione nei contrasti e negli anticipi. In particolare, il colombiano ex Udinese e Villareal, se dovesse confermare questa graduale crescita, potrebbe ben presto diventare il primo centrale su cui far riferimento.
Infine, nel valzer dei moduli di gioco, Allegri ha potuto tratte indicazioni incoraggianti: il 4-2-3-1, al momento, è lo schema che da più garanzie. Certo, mancano ancora automatismi tra tutti i dieci giocatori di movimento, ma Ambrosini e De Jong centrali danno maggior copertura nella fase difensiva e soprattutto con un attacco senza punti di riferimento, giocatori come El Sharaawy, Bojan o Boateng possono sfruttare le loro qualità in progressione, così come Nocerino o Emanuelson possono aggredire gli spazi ed inserirsi.
Basterà per superare indenni questa settimana?






Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Svincolati: Top players dimenticati

venerdì 28 settembre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
BARI - La finestra estiva di calciomercato, si è ormai conclusa dalla fine di Agosto e le società, che hanno ritoccato i loro organici con acquisti e cessioni di ogni genere, sembra si siano dimenticate di giocatori che, per via dell'età (neanche eccessiva), degli infortuni o forse, per qualche antipatia di troppo, sono rimasti senza contratto e ora sono in cerca di una nuova sistemazione per rilanciarsi o per chiudere la carriera nel migliore dei modi.
Gli svincolati sono tanti e alcuni di questi, hanno nomi così importanti da far riflettere. I vari Hargreaves, Ballack, Drenthe, Del Horno, Carew, Riquelme, Zambrotta, C. Zanetti, per citarne alcuni, sono improvvisamente diventati così scarsi da essere abbandonati dal mondo del calcio? Perchè, simili personalità, con un passato, nella maggior parte dei casi, di successo, in prestigiose società come Real Madrid, Manchester United, Juventus, Chelsea, non sono riuscite a trovare un accordo con un qualsiasi club, nonostante un curriculum che neanche giocatori in attività di buon livello, potranno mai possedere? Royston Drenthe, 25 anni, rappresenta il caso più particolare. Non soffre di infortuni e non ha la carta d'identità sbiadita dal tempo. Non ha rinnovato con il Real Madrid e fino allo scorso anno, dopo prestiti all'Hercules e all'Everton, è stato seguito da molte squadre, tra le quali Fiorentina e Juventus. Non avrà un carattere facile (ricorda Cassano e Balotelli in questo) ma, come esterno di centrocampo o difesa, ha qualità tali, da poter essere titolare ovunque ed il suo ingaggio, non è di certo superiore a quello di altri giocatori di dubbio valore che giocano stabilmente. La Juve, gli preferì Elia in quel ruolo e non si rivelò un buon affare. Nonostante tutto, il giovane olandese, inserito anche nella lista dei migliori giocatori sotto i 21 anni nel 2007, non ha una squadra.
La lista degli svincolati, comprende anche calciatori minori di esperienza e tra questi l'ormai famoso Farina, eroe dello scandalo scommesse.
Che gli osservatori e i dirigenti delle società si siano davvero dimenticati di loro o ci sono altri interessi in gioco? Qualunque sia la verità, questi giocatori disoccupati, non vedono l'ora di giocare e di ridursi gli ingaggi pur di farlo e con i campionati in corso, qualche altro ritocchino in rosa, si potrebbe anche fare. Staremo a vedere.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Dominio Viola ma è solo 0-0. La Juve ringrazia la traversa

martedì 25 settembre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
FIRENZE - Al "Franchi" di Firenze, va in scena il classico Fiorentina- Juventus e l'interà città si mobilita per sostenere la sua squadra. La Juve, capolista, ha vinto tutte le partite di campionato fino ad ora giocate mentre la Fiorentina, viene da un brutto pareggio contro il Parma. Montella, schiera la formazione tipo con i due playmaker Valero e Pizarro nel centrocampo a cinque e in avanti si affida alla coppia Jovetic - Ljajic, rinunciando a Toni.
Carrera, lascia in panchina Vucinic e Marchisio, schierando ancora una volta Quagliarella dopo le buone prestazioni fornite contro Chelsea e Chievo ma, questa volta, al fianco di Giovinco.
Il primo tempo, vede le due squadre studiarsi con un possesso prolungato ma sterile con i bianconeri, che non riescono a rifornire le punte di palloni giocabili e i viola che soffrono poco nel contenere la ragnatela della "Signora". L'assenza di Marchisio e dei suoi tempi di inserimento, pesano parecchio sull'offensiva degli uomini di Carrera e la Fiorentina ne approfitta. Le occasioni migliori, infatti, le hanno proprio i padroni di casa con Jovetic, che quasi spacca la traversa con un colpo di testa spettacolare e con Ljajic che, nell'uno contro uno con Buffon, spedisce fuori dopo un errore di Bonucci che pratica male il fuorigioco.
Si va a riposo in parità ma, la Fiorentina, sembra avere una marcia in più rispetto ad una Juve apparentemente stanca.
Nella seconda frazione di gioco, i viola spingono con maggiore convinzione e sprecano ancora con Jovetic al 50' sempre su colpo di testa. Il montenegrino è incontenibile. Carrera, manda in campo Pogba al posto di uno spento Pirlo e Vucinic ma la manovra bianconera è sempre molto lenta e gli uomini di Montella riescono sempre a recuperare le posizioni. Entra anche Marchisio ma, la retroguardia di casa è attenta e respinge ogni prevedibile attacco ospite. Cuadrado, con un preciso rasoterra dal limite, mette paura a Buffon e la Juve si chiude. Entra anche Toni al posto di uno sfinito ma superlativo Jovetic ma, neanche i lunghi lanci in area per sfruttare l'altezza del possente attaccante, servono a stendere la Juventus. Finisce in pareggio, 0-0.
La Fiorentina, ci mette l'anima e la vittoria sarebbe stata meritata ma evidentemente, per battere la Juve, ci vuole altro. Jovetic è un tesoro che i Della Valle dovrebbero tenersi stretto. Per i bianconeri, si salva solo Asamoah. Per la capolista, è un pareggio d'oro.




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!









Seire A: Udinese - Milan 2-1. Non sempre si può trovare la svolta al Friuli.

lunedì 24 settembre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba.
UDINE- Nella stagione passata, la trasferta ad Udine rappresentò per il Milan la svolta della stagione: priva di tantissimi uomini e con lo spettro degli ottavi di Champions contro l'Arsenal che incombeva, la compagine di Allegri riuscì a ribaltare il risultato con Maxi Lopez e con il giovane El Sharaawy, risollevando convinzione e morale a tutto l'ambiente. Due situazioni diverse con la speranza di espugnare ancora una volta il Friuli e raddrizzare un momento stortissimo.
Così non è stato, anzi, dovendo forzatamente trovare analogie con lo scorso campionato, la partita di ieri ha ricordato molto di più l'1-1 a San Siro di inizio stagione scorsa, quando il Milan inanellò una serie di prestazioni negative: allora, infatti, come ieri la prima rete della la squadra di Guidolin avvenne per un pasticcio di Abbiati. Dopo il goal di Ranegie, come detto, per gentile omaggio dell'estremo difensore rossonero, il Milan si è illuso con il pareggio, bellissimo, di El Sharaawy, prima di sprofondare nella grigia realtà, con il calcio di rigore trasformato dal solito Di Natale.
I numeri continuano ad essere impietosi e drammatici (3 sconfitte su 4, 4 reti fatte e 5 subite), ma ci sono sconfitte e sconfitte. Sembrerebbe una frase fatta, come quando si afferma che in queste situazioni "piove sul bagnato" o "tutto gira storto", eppure analizzando il match di ieri, ci porta ad essere più sereni nell' intravedere, anche se molto flebile, la luce in fondo al tunnel.
Seppur a sprazzi si è visto un Milan più sciolto nel imbandire azioni offensive, e nonostante si continui a sbagliare passaggi o appoggi semplici, i rossoneri hanno almeno dimostrato quel pizzico di determinazione in più, spinti, va sottolineato, dai nervi per la doppia espulsione di Zapata e Boateng piuttosto che da azioni ragionate.
Si continua tanto a parlare dell'esonero di Allegri, ma ieri a tradire il tecnico toscano (che continua ad elogiare il gruppo ed ad addossarsi tutte le responsabilità) sono stati gli errori dei singoli, sciocco come quello di Abbiati sul primo goal o ingenuo come quello di Zapata sul fallo da rigore. Il 26enne colombiano, alla sua prima partita in campionato ha sin da subito mostrato grande determinazione, attenzione e concentrazione per buona parte della partita, però (e sono questi "però" a far la differenza nel calcio), a metà ripresa ha avuto un vuoto, 3 minuti di black-out totale, che lo hanno portato alla doppia, fatale, ammonizione.
Se si sommano queste amnesie che i giocatori a turno commettono, ecco che si può intuire il reale problema: non è una questione di mancanza di valori, di giocatori tecnici, ma di testa. In questo particolare momento non è ammissibile concedersi giri a vuoto, perché si pagano a caro prezzo.
Mercoledì è già campionato.A San Siro (dove le milanesi non hanno ancora vinto) arriverà il Cagliari: più che contro l'Udinese, rappresenta la partita da dentro o fuori. L'occasione ideale per dimostrare di aver "testa".




Se questo articolo ti è piaciuto seguici su Facebook!














Responsabile dei Servizi Sportivi: Mario Schena
 
Calcio Online © 2017 | Designed by Studio Sciortino Bari per La Gazzetta Meridionale.it e Sport Online.
Calcio Online - Sport Magazine non registrato supplemento de La Gazzetta Meridionale.it | Direttore Responsabile Vito Ruccia - Vicedirettore: - Editore Proprietario: Studio Sciortino Bari | Spot by Aruba Media Marketing.
Per la vostra Pubblicità su questo Magazine Online contattare la GM SPOT inviando una E-mail a: commerciale@lagazzettameridionale.com o telefonando al 334/9835377.
Salvo accordi scritti le collaborazioni con la redazione di Calcio Online sono da considerarsi del tutto gratuite e non retribuite.