Europei Under 21 e Confederation Cup, trionfo Germania
Germania “Uber alles” sopra tutto e tutti. Lo squadrone tedesco non ha mai cali di tensione e di rendimento. Se si scorrono gli Almanacchi e le storie delle grandi competizioni internazionali, dai campionati Europei, ai Mondiali finendo alla Confederation Cup i teutonici sono sempre arrivati fino in fondo e molte volte hanno alzato la Coppa.
I numeri 10
Il Numero 10, il numero magico, sinonimo di classe estro e irriverente fantyasia. In Italia lo ha incarnato con grande signorilità Gianni Rivera che però non c'è da un pezzo, Maradona pure.
Il Grande Torino
Quest’anno è stato inaugurato lo staio “Filadelfia” distrutto e ricostruito quello che è stato il teatro delle gesta di una squadra indimenticabile: Il Grande Torino.
La Nazionale del Futuro
L’ultima bella figura l’abbiamo fatta in Germania nel 2006 vincendo il quarto titolo mondiale. Poi se non buio pesto si è vista poca luce.
Champions, dal 2018 è Superlega con Quattro italiane, nuovo format e nuovi orari
Dalla Champions League alla Superchampions. Il prossimo torneo sarà l’ultimo con il vecchio format. Una riforma pretesa dai grandi club. Troppo ampia la forbice tra le forti e le piccole, troppi i gruppi decisi prima di cominciare.
Conte ha rotto il giocattolo Juve
Catania - Milan: la prima volta di Boateng, lo "sciagurato" Barrientos ed il solito errore ai danni del Catania
| Mano nella mano Boa e Nocerino verso i tifosi |
| Legrottaglie, autore del goal del momentaneo vantaggio |
| l'errore del guardalinee sul goal del pareggio |
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Serie A, 13esima giornata: la Fiorentina sfrutta il passo falso delle altre. Crollano il Palermo e il Genoa nel derby della Lanterna
| L'esultanza di Aquilani con Toni e Cuadrado |
| le proteste di Ranocchia per il mancato rigore |
| l'esultanza di Poli che ha aperto il derby |
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"O mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."
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Inter alle stelle e Juve alle stalle
TORINO - La Juventus, dopo 49 risultati utili consecutivi in campionato (la sesta striscia positiva della storia a pari merito con l'Arsenal), viene riportata sulla terra dall'Inter più forte dopo l'era Mourinho. I nerazzurri travolgono 1-3 i campioni d'Italia nella loro tana ed il merito, va tutto al tecnico Stramaccioni che dimostra una grande personalità e preparazione tattica. Vittoria importante per due motivi: derby d'Italia che torna a Milano nerazzurra e riapertura del campionato con distacco dalla Juve che si riduce ad un solo punto.
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Pogba "dolcetto e scherzetto"
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El Sharaawy segna, gli altri no. I (non) numeri dell'attacco rossonero preoccupano
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L'Inter "provinciale" attacca la vetta
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Arbitri in tilt e la Juve sbanca Catania tra le polemiche
| Fuorigioco inesistente di Bergessio |
CATANIA - La capolista Juventus, conquista altri tre punti fondamentali per la corsa scudetto sul difficilissimo campo di Catania ma, lo 0-1 finale, è frutto di errori arbitrali che hanno fatto subito gridare allo scandalo. Il fantasma di calciopoli è ben lontano ma, gli errori del guardalinee Maggiani, sul gol regolare e poi annullato di Bergessio a metà del primo tempo e sul gol di Vidal viziato da fuorigioco di Bendtner, saranno argomento di discussione fino alla fine del campionato come d'usanza quando le sviste sono in favore dei bianconeri.
Cronaca
3-5-2 a "specchio" per entrambe le squadre. Maran sacrifica Barrientos a centrocampo mentre Alessio, schiera Pogba al posto dell'acciaccato Marchisio e si affida, per la prima volta, a Bendtner in avanti.
La Juve è subito padrona del campo e dopo un quarto d'ora, impensierisce Andujar per tre volte con un tiro forte ma centrale di Vidal, una incursione di Lichtsteiner che preferisce servire a centro anzichè concludere a rete ed un altro tiro da fuori di Asamoah che però termina alto. I bianconeri dominano nel possesso ed il vantaggio sembra vicino ma, si concedono qualche errore di troppo sotto porta e nel palleggio favorendo un pericoloso contropiede di Gomez che dalla destra, serve a centro Bergessio che manca di testa. Seguono una conclusione di Lodi dai venti metri ed un innocuo colpo di testa di Bendtner che l'estremo difensore rossoblu neutralizza. Al 24', Bergessio ribadisce in rete un tiro respinto dal palo. I giocatori del Catania festeggiano e gli arbitri si dirigono verso il centrocampo quando, dopo circa quaranta secondi, il guardalinee Maggiani, sentito l'assistente di porta Rizzoli, suggerisce all'arbitro Gervasoni di annullare la marcatura per un off-side inesistente dell'attaccante argentino tenuto nettamente in gioco da Asamoah. Scattano le furiose proteste dei padroni di casa ed il presidente Pulvirenti viene allontanato dal campo. Il Catania subisce il colpo, si innervosisce e rimedia numerosi cartellini gialli. Al 40', Vucinic calcia clamorosamente addosso ad Andujar da due passi e Pirlo si fa parare un tiro poco dopo. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 ma dagli spalti il pubblico è inferocito.
La ripresa comincia senza troppe emozioni. Al 57', Bendtner (in leggero fuorigioco), si fa respingere una facile conclusione in porta da Andujar e sulla ribattuta, ci pensa Vidal a portare la Juve in vantaggio. In pochi si accorgono dell'irregolarità ed è stato un bene per l'ordine pubblico. Al 63', assolo del cileno che però conclude fuori e due minuti più tardi, il Catania resta in dieci per l'espulsione giusta di Marchese che si prende il secondo giallo per un fallo di mano. Il Catania non riesce a reagire e al 70', Andujar compie un miracolo su colpo di testa di Pogba e anticipa in uscita, poco più tardi, un poco reattivo Bendtner. Il danese non sembra in forma e sbaglia quanto i suoi compagni di reparto. Nei dieci minuti finali, un immenso Vidal sfiora la doppietta con un bolide deviato in angolo e Giovinco (entrato al posto di uno spento Vucinic), in versione slalom speciale, si divora due incredibili occasioni per il raddoppio. Il risultato resta invariato.
| Leggero fuorigioco di Bendtner sul gol Juve |
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Calcio a 5F, Serie A: Real Statte - Cus Palermo 6-1. Poker di vittorie e testa della classifica
IL MATCH- Lo Statte parte con Margarito, Convertino, D’Ippolito, Nicoletti e Moroni; risponde il Palermo con D’Amico, Amato, Alesso, Sicilia, Piccolo.
Parte meglio il Cus anche se Moroni dopo nemmeno un minuto riscalda le mani di D’Amico. La risposta è di Convertino che perde palla in difesa, Alessi prova il diagonale ma Margarito para di piede. Punizione dal limite per il Palermo al quinto, ancora l’estremo ionico non si lascia sorprendere e respinge. Capovolgimento di fronte e Nicoletti, prima, Moroni, poi, e Convertino, alla fine, non riescono a portare avanti lo Statte. Ma al settimo il vantaggio arriva con un missile terra-aria di Moroni che si spegne sotto la traversa. Stupendo il gol, altrettanto l’azione alla riprensa del gioco con Dalla Villa che serve Nicoletti ma il raddoppio non arriva. Moroni decide di voler riprovare ma all’incrocio dei pali la sfera non decide di entrare. Al tredicesimo ancora Dalla Villa serve in profondità sulla sinistra Nicoletti, appena dentro l’area esterno destro sul palo. La sfortuna finisce al sedicesimo: Dalla Villa prende palla sulla mediana, salta due avversaria e piazza una puntata nell’angolino destro di D’Amico. Passa un minuto e lo Statte guadagna una punizione dal limite, Moroni prende la mira e piazza un destro fortissimo che gonfia nuovamente la rete.
Nella ripresa, dopo un paio di occasioni per parte, arriva il 3-1: Moroni perde palla in difesa, Viscuso riesce a insaccare nonostante l’uscita di Margarito. Lo Statte riesce a contenere un Cus che prova a far male all’Italcave ma le vice campionesse d’Italia pian piano macinano gioco e trovano i gol che chiudono la gara. All’ottavo Nicoletti sfrutta un rilancio lungo di Margarito e una respinta corta di D’Amico che porta il punteggio sul 4-1. Poi Dalla Villa serve in profondità Nicoletti e questa insacca. Poco dopo il decimo minuto rinvio con le mani di Margarito, palla deviata da D’Amico che finisce in rete. Primo gol in campionato per il portiere stattese che replica la marcatura della scorsa stagione con la Jordan. La partita finisce a due minuti dalla fine con Russo che, appena entrata, centra il palo alla destra di D’Amico. È la quarta vittoria consecutiva per lo Statte atteso dalla trasferta di Messina contro il Parrocchia Ganzirri.
MARZELLA: ‘BELLA PARTITA, CRESCIAMO IN MANIERA COSTANTE’
Ritorno in panchina vincente per Tony Marzella. Il tecnico dell’Italcave così commenta il successo contro le siciliane del Palermo. “Sapevamo che affrontavamo un avversario di valore che nella scorsa stagione è stata una delle migliori difese del campionato e riuscire a colpirla per ben 6 volte è sicuramente un gran bel segnale. Hanno confermato di essere una squadra di buon livello e, quindi, il nostro successo assume un valore importante. Ho visto un gruppo che ha cercato e voluto questa vittoria, disputando un buon livello di gioco che vedo sempre più in crescita. L’innesto di Dalla Villa, completa una formazione che sta lavorando e deve lavorare per migliorare. Non ci specchiamo, anzi. Ripartiamo con maggior vigore in questa settimana in vista della gara contro il Messina, una formazione che quest’anno, dopo il ripescaggio, sta facendo bene. Ci godiamo questi 12 punti, conquistati contro due matricole e altrettante buone formazioni. La strada è giusta, dobbiamo proseguire con umiltà e determinazione”.
ITALCAVE REAL STATTE-CUS PALERMO 6-1 (primo tempo 3-0)
MARCATRICI: pt 7’ 10’’ Moroni (S), 15’ 10’’ Dalla Villa (S), 16’ 20’’ Moroni (S); st 4’ 40’’ Viscuso (P), 8’ 16’’ Nicoletti (S), 9’ 24’’ Nicoletti (S), 10’ 08’’ Margarito (S).
ITALCAVE REAL STATTE: Margarito, Della Corte, Blasi; Russo, Dipierro, Convertino, D’Ippolito, Nicoletti, Marangione, Moroni, Dalla Villa, Castellano. All. Marzella
CUS PALERMO: Alessi, Amato, Bruno, Buccellato, Cannici, Caserta, D'Amico, Fucarino, Galante, Maranzano, Piccolo, Plano, Riella, Scalici, Sicilia, Tusa, Viscuso. All. La Bianca
ARBITRI: Ursetta (Catanzaro), Paolicelli (Bernalda). CRONO: Buzzacchino (Taranto)
AMMONITE: Piccolo (P), Dalla Villa (S)
NOTE: gara a porte chiuse, un minuto di raccoglimento a inizio gara per la scomparsa del militare italiano
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Catania - Juventus: "Risultato talmente ingiusto che" Paddy Power rimborsa le scommesse
BARI- Sono passate poche ore dal match disputato alle 12.30 tra Catania e Juventus, ma le polemiche e discussioni per il goal annullato ai padroni di casa e per quello assegnato agli ospiti non accennano a placarsi, anzi si stanno diffondendo su tutto il web. Un risultato talmente controverso, per il goal ingiustamente annullato a Bergessio, che sta segnando un momento storico anche nel mondo delle scommesse in Italia.
E' di qualche minuto fa la notizia che l'agenzia di scommesse Paddy Power ha deciso di applicare il "Justice Payout" e di pagare quindi come vincenti tutte le scommesse singole che avevano come esito finale la vittoria del Catania o l'x.
Cosa significa? Verrà pagata comunque la puntata relativa alla partita Catania - Juventus, perché, così riferisce il sito di scommesse irlandese "Certe volte un risultato è talmente ingiusto che, semplicemente, è giusto rimborsare".
Siamo dinanzi ad un evento storico per la Serie A e per il campionato italiano. Alessandro Allara, direttore della comunicazione dell'agenzia, infatti, spiega: "In Gran Bretagna e in Irlanda è una tradizione il "pagamento di giustizia" su episodi molto controversi dello sport".
Angelli: "Dobbiamo cambiare il calcio italiano". Ecco le sue idee. Ma verrà ascoltato?
CAMPIONATI: "I campionati di Ae B rappresentano l’unico vero patrimonio sportivo ed economico del movimento". Una dichiarazione forte che esprime seri dubbi sulla Lega Pro e sui movimenti inferiori. Certamente gli attuali club professionistici sono troppi: ne deriva una qualità inferiore ed un sistema ingolfato.
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Capitani coraggiosi al comando
TORINO - L'idea di far uscire dal campo due intoccabili come Vidal e Asamoah, buttando nella mischia due "riserve" come Caceres e Pogba ed il coraggio di farlo durante una partita importantissima. Ecco gli ingredienti per ottenere la vittoria contro una rivale fortissima ed il primo posto in classifica. I tre punti, almeno per questa volta, in casa Juve, non sono giunti per merito di un singolo giocatore, di un episodio o del collettivo ma, per la giusta lettura della partita da parte di coloro che la squadra la allenano e la schierano. Angelo Alessio, vice di Antonio Conte, scontata la inspiegabile squalifica figlia del terremoto calcioscommesse, che sta ancora tenendo fuori causa il suo superiore, ha saputo mettere in pratica nel migliore dei modi, ciò che è stato preparato in settimana con i suoi colleghi e, soprattutto, ha saputo dare ascolto alle giuste intuizioni che le situazioni in campo gli stavano suggerendo, inseguendo la vittoria con passione. Telepatia o preparazione della gara nei minimi dettagli con mister Conte, hanno sicuramente dato una grossa mano al lavoro di Alessio ma, un conto è farlo in allenamento, senza particolari pressioni ed un conto è farlo in panchina nel pieno della tensione e delle sorprese che una partita regala ogni secondo. Fino ad ora, nulla di così sconvolgente. Le sostituzioni ci sono state, ci sono e sempre ci saranno nel calcio ma, il fatto che siano stati proprio Caceres e Pogba a sbloccare un risultato che sembrava inchiodato sulla parità, ci fa pensare che le coincidenze, per non chiamarle in altri modi meno eleganti, possono essere messe in secondo piano di fronte all'importanza, alla bravura e alla voglia di affermarsi di un allenatore e dei suoi collaboratori. Durante Juventus - Napoli, sono stati i "capitani coraggiosi" che comandano la panchina bianconera a trovare la soluzione per il successo e a sorprendere un Mazzarri troppo attendista e fermo nelle sue idee troppo "provinciali" per una grande squadra come il Napoli. Perdere a Torino ci può stare ma, cedere il passo senza far nulla, sperando nella buona sorte, no. La scelta di non effettuare sostituzioni fino al 75° minuto, se rapportata ai tre cambi dei campioni d'Italia, conferma la pigrizia azzurra nel cercare il colpaccio. Vittoria di coraggio della panchina in giacca e cravatta quindi? La risposta è affermativa ed è forse l'unica che spiega la vera differenza tra le due potenze del nostro campionato.
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Caso De Rossi: Lo cedono i tifosi?
di Davide Colonna
ROMA - Il primo successo della Roma, tra le mura amiche contro l'Atalanta, da essere motivo di orgoglio e ripresa per l'ambiente giallorosso, soprattutto dopo il brutto k.o. subito dalla Juventus, rischia di diventare un caso spinoso. L'esclusione dall'undici titolare di tre uomini simbolo come De Rossi, Osvaldo e Burdisso, ha sconvolto, oltre i protagonisti stessi, anche la tifoseria ed ora, l'allenatore Zeman, già criticato per i risultati che stentano ad arrivare, si trova in una posizione decisamente scomoda già provata e non migliorata dai suoi predecessori. Il tecnico boemo, però, a differenza di chi lo ha preceduto in panchina, è stato chiaro sin dall'inizio della sua avventura romana per quanto riguarda le gerarchie in squadra e ha mantenuto la parola. I nomi dietro la maglia non contano e chi gioca, deve meritarsi il posto ogni giorno. De Rossi e Osvaldo, più di Burdisso, hanno messo in dubbio i metodi dell'allenatore e chi non è disposto a sacrificare una goccia in più di sudore per la causa, è giusto che resti fuori. La decisione di Zeman, però, per quanto coraggiosa e contraria alle errate abitudini che si sono radicate nella capitale, ha dato i suoi frutti ed i tre punti, sono arrivati. Vittoria fortunosa o il mister ha trovato la soluzione ai problemi? Difficile dirlo. Una sola giornata di gloria, non può mettere in discussione l'importanza dei senatori ma, il problema, non è nuovo a Trigoria e magari, un po di dubbi sull'effettivo impegno dei giocatori possono sorgere. I capricci di De Rossi, il suo milionario rinnovo contrattuale, le dichiarazioni "altalenanti" di amore eterno alla società, possono esserne un esempio e, di giocatori che "tirano a campare", nessuno li vuole. Ci si aspetta maggior convinzione da parte di colui che, dopo Totti, rappresenta il cuore giallorosso. Discorso diverso per Osvaldo che, osannato dal pubblico e dalla critica, pensava di essere un intoccabile. Pensava male o evidentemente, non conosceva Zeman. Conoscenza che, invece, capitan Totti, aveva già e, sapendo cosa aspettarsi, ha deciso di abbassare la testa e dare l'esempio ai suoi compagni più giovani. L'idolo giallorosso, nonostante gli anni che passano, ha dimostrato di poter dare ancora il suo contributo.
Tornando a "capitan futuro", se vuole andar via da Roma è libero di farlo. Le offerte, da parte del City, sono arrivate in sede e la presidenza, sembra attendere soltanto il consenso della città prima di cederlo. Cari tifosi, ora la palla passa a voi ed un cambiamento, per quanto doloroso, per tornare ad essere campioni, potrebbe essere necessario. La Roma, prima di tutto.
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Juve: che fatica! Marchisio e Buffon salvano i bianconeri
di Davide Colonna
SIENA - Dopo il pareggio sofferto in Champions contro lo Shakhtar di Lucescu, ancora una prestazione poco convincente, questa volta in campionato, sia sul piano del gioco che su quello fisico per gli uomini di Carrera. I tre punti, arrivano anche a Siena per la Juventus ma, è solo il carattere che tiene a galla i bianconeri che restano in testa alla classifica insieme ad un Napoli impressionante.
Poco turn-over per la Juve. Carrera, deve fare a meno di Bonucci squalificato e al suo posto, tocca a Marrone, nella sua nuova veste difensiva, guidare il muro a tre con Chiellini e Barzagli. Sulla sinistra, De Ceglie, sostituisce Asamoah e in avanti, tocca alla coppia titolare Vucinic-Giovinco, tentare di scardinare la difesa toscana. Cosmi, schiera un Siena bilanciato con Rosina a supporto di Calaiò.
Dopo un possesso palla, nettamente a favore degli ospiti ma poco incisivo in zona gol, ci pensa Pirlo a sbloccare il risultato su punizione. Palla che passa sotto la barriera e Pegolo, può soltanto raccoglierla da dentro la porta. I padroni di casa, non si lasciano intimorire e tentano l'offensiva per il pareggio con Calaiò che, davanti a Buffon, sbaglia incredibilmente un rigore in movimento. Il numero uno bianconero, può tirare un sospiro di sollievo. Ancora punizione dal limite per la Juve ed è ancora Pirlo ad incaricarsi della battuta. Questa volta, la barriera non salta ma, il fuoriclasse bresciano, preferisce la soluzione sopra la barriera che viene fermata dalla traversa. Al 42', Cosmi, esce dall'area tecnica e viene espulso ma, può godersi da bordo campo, il gran colpo di testa di Calaiò che, trova il pareggio su cross dalla destra di Angelo che, sfrutta in velocità un ritardo di De Ceglie nel riprendere la posizione dopo esser stato ammonito. Squadre a riposo sull'1-1. Forti polemiche su un mancato secondo giallo per Chiellini che avrebbe potuto costare l'inferiorità numerica alla Juve. L'espulsione per il roccioso difensore, poteva starci.
Nella ripresa, il Siena, si chiude maggiormente in difesa e subisce i ripetuti attacchi sterili della formazione ospite. Vucinic, gioca da fermo e Giovinco, protagonista di belle giocate, non riesce a trovare un compagno da servire. Il "piccolo" centravanti juventino, ci prova da solo a superare la difesa avversaria ma, è Neto a salvare sulla linea a portiere battuto. La Juve è stanca e non può distrarsi davanti ai pericolosi contropiede solitari di Rosina. Lo stesso attaccante ex Zenit, lasciato solo in area, sbaglia clamorosamente di testa il vantaggio a pochi metri dalla porta lisciando il pallone. Siena ancora vicino al vantaggio ma, questa volta, è Chiellini a mettere in serio pericolo Buffon su un retropassaggio di testa. Il portierone dei campioni d'Italia, smanaccia sopra la traversa con un colpo di reni da vero campione. Giornata storta, invece, per il difensore della nazionale. Ospiti padroni del gioco ma, davanti non ci sono movimenti senza palla. A cinque minuti dalla fine, ci pensa Marchisio a tradurre in goal, un errato allontanamento dall'area del pallone. Gran bella rete del centrocampista che, trova la prima marcatura in questo campionato e mantiene la Juve in testa al campionato in previsione della prossima giornata che vedrà i bianconeri impegnati contro il Napoli per lo scontro di vertice. Finisce 1-2.
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Il tridente delle statuine tradisce Zeman: 4-1 bianconero
di Davide Colonna
TORINO - La partita, non è mai finita e forse non finirà mai tra Juventus e Roma ma, quanto accaduto sabato sera, non sarà dimenticato tanto facilmente dai milioni di appassionati di calcio. C'è chi ha utilizzato termini di meteorologia come tornado o uragano per rendere l'idea ma, in verità, si tratta di schemi, mentalità di gioco e preparazione fisica che, come in ogni partita, fanno la differenza tra due squadre che si affrontano.
Juventus contro Roma, Conte contro Zeman, l'allievo contro il maestro e due modi totalmente diversi di intendere ed insegnare calcio. L'ennesima battaglia tra le eterne rivali, prima di iniziare, ha lasciato molto spazio all'immaginazione, soprattutto per le dichiarazioni taglienti che le due società si sono scambiate ma, purtroppo, il campo, di immaginazione, ne ha lasciata ben poca. Il 4-1 in favore dei bianconeri, non se lo aspettava nessuno e contro ogni aspettativa, è stato così schiacciante da lasciare un segno indelebile sul fisico e nella mente dei giocatori giallorossi che, faranno bene a cercare in un simil schiaffo, le motivazioni giuste per affrontare la gara di ritorno ma anche quelle precedenti e successive, per dimostrare di essere una squadra più matura rispetto allo scorso anno.
Cronaca della partita
La Juve, schiera la formazione tipo ad eccezione degli esterni Lichsteiner e Asamoah che, vengono lasciati a riposo in vista della partita di Champions di martedì contro lo Shaktar. Conte si affida a De Ceglie e Caceres per il lavoro di spinta e contenimento e a Matri per i goal.
Zeman, schiera il tridente formato da Totti, Osvaldo e Lamela per far paura ma, deve fare a meno di Pjanic e Bradley a centrocampo.
Passano pochi minuti dal fischio d'inizio e la Juve si rende subito pericolosa con Marchisio che, da posizione defilata, non centra la porta. Si tratta solo dell'antipasto perchè dal quinto minuto in poi, i bianconeri, decidono di spingere e di approfittare della voragine lasciata a metà campo dagli uomini di Zeman. Punizione dal limite per la Juve. Pirlo, posiziona il pallone e trafigge Stekelenburg con una conclusione rasoterra e angolata che passa tra le gambe della barriera (11'). Le punte giallorosse, non si sacrificano in fase difensiva e lasciano troppo spazio alla manovra degli avversari che mostrano una intensità che non lascia scampo. La difesa romana è in affanno e Castan respinge con la mano in area, una conclusione da fuori diretta verso la porta. Rigore per la Juve quindi che, viene trasformato senza problemi da Vidal (16'). Palla a centro e si riparte. Gli uomini di Conte/Carrera sono affamati e Vidal pesca Matri in area che controlla e porta a tre le marcature (19'). La Roma è in balia del gioco avversario e quando cerca di essere propositiva, sbatte contro il muro di casa guidato da un Chiellini in stato di grazia. La traversa, salva gli ospiti in due occasioni su Marchisio e Vucinic ed il 3-0 sembra troppo poco per quello che si è visto. La Roma è troppo lunga e copre male il campo. Si va a riposo.
Nella ripresa, ci si aspetta una Roma diversa e più equilibrata ma passano 40 secondi e Vucinic impegna Stekelenbug che si salva in angolo. Pochi giri di orologio ed è Matri a sbagliare un goal già fatto davanti al portiere olandese. La Juve, non riesce a segnare la quarta rete e si specchia eccessivamente. Troppe giocate superficiali, facilitano di poco il compito alla Roma che trova un inaspettato rigore per un fallo di Bonucci. Osvaldo non fallisce dagli undici metri e spiazza Buffon (71'). I giallorossi, prendono coraggio e pressano maggiormente. Zeman butta Destro nella mischia ma, oltre ad una difficile parata di Buffon su Osvaldo, non ci sono grossi pericoli per la Juve che su contropiede, porta il risultato sul 4-1 con Giovinco (90'), dopo una cavalcata in solitaria di Barzagli che si dimostra un assistman migliore di Vucinic. Il match, totalmente a senso unico, si conclude e lo Juventus Stadium può esplodere.
La Juve, con questo risultato, consolida il suo primato in classifica a braccetto col Napoli ed ora ha la testa alla partita di martedì contro lo Shaktar. Il turn-over, sembra ottenere migliori risultati ma, Caceres, rappresenta un grosso punto interrogativo sulla fascia destra. Pirlo, nonostante il goal, è ancora sottotono e ha potuto esprimere un gioco migliore rispetto alle gare precedenti solo grazie alle carenze tattiche della Roma.
Zeman, il grande colpevole della sconfitta, ha preferito non modificare volto alla squadra neanche nella difficile trasferta contro la capolista mostrando poco rispetto per l'avversario e troppa sicurezza. Schierare il tridente delle statuine, con un centrocampo di poca qualità e quantità è stata la scelta peggiore del tecnico boemo. Il lavoro difensivo degli attaccanti nel calcio moderno è fondamentale e i giocatori a sua disposizione, non sembrano idonei alla sua idea di gioco dove la corsa è alla base. Totti, ormai logoro, può risultare utile per le partite casalinghe e Destro, non dovrebbe essere lasciato in panchina in partite così importanti neanche se a metà della condizione. Il capitale investito per l'attaccante, deve avere un senso. La sua voglia di emergere, può risultare un'arma in più. Forse, il giovane e motivato Pescara dello scorso anno, non avrebbe preso una simile batosta.
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Milan, dall'1-1 col Parma alla settimana del derby: cosa va e cosa non va.
PARMA- Il Milan a Parma doveva vincere per dare continuità di risultato dopo la vittoria contro il Cagliari e per rasserenare gli animi in vista della delicata settimana che vedrà gli uomini di Allegri impegnati prima a San Pietroburgo contro lo Zenit e poi nel delicatissimo derby contro i cugini neroazzurri.
Il Milan doveva vincere a Parma anche perché, dopo essere passato in vantaggio ad inizio ripresa con il solito El Sharaawy (sempre più trascinatore di una squadra che non ha altre frecce nel proprio arco), ha avuto un paio di occasioni, soprattutto con Boateng, per chiudere una partita spenta, dall'equilibrio controllabile.
Sia chiaro: il Milan, al "Tardini" non ha fatto nulla in più rispetto al Parma; seguendo una espressione del pugilato, ai punti il match effettivamente doveva finire in parità. Ma è anche vero che, solitamente, quando l'andamento della partita si attesta su livelli mediocri, il primo che segna ha buone chance di portare a casa l'intera posta in palio.
Il nervosismo di Robinho a fine gara e le dichiarazioni di Allegri sono conferme di quanto detto: rispetto alle altre uscite stagionali dove si è preso per grasso che cola tutto ciò che di buono si aveva fatto, sabato i rossoneri si sentivano in grado di poter fare di più ed hanno sciupato, per l'ennesima ingenuità, la possibilità di mettere in saccoccia altri 3 punti. Il goal di Galloppa a metà ripresa, su calcio di punizione, ha portato amarezza e sconforto in un ambiente psicologicamente instabile, soggetto a continui sbalzi di umore.
Dunque, come si sta affacciando il Milan nella settimana che può ufficialmente decretare la crisi o che può, invece, essere la svolta, la sterzata positiva?
Date le premesse precedenti c'è poco da star sereni: i continui errori dei singoli minano quella tranquillità che Allegri non riesce ancora ad infondere, la manovra offensiva (deficitaria di Pato e con Robinho in ripresa) trova nei numeri la sua grigia realtà (7 goal fatti, solo 2 marcatori ovvero El Sharaawy e Pazzini) a conferma di poca armonia nel portare avanti le azioni d'attacco.
I guai, poi, non vengono mai da soli ed in stagioni sciagurate come questa, le beffe sono dietro l'angolo: una su tutte è quella di vedere Cassano esultare domenica prossima e considerando il rendimento del giocatore barese, le possibilità sono in continua ascesa.
Eppure a Parma ci sono state anche delle conferme positive. Il tecnico toscano sta insistendo molto su De Sciglio tanto da averlo schierato terzino sinistro (lui che è destro), con risultati abbastanza incoraggianti. Anche Zapata e Yepes, in un duo tutto colombiano, hanno dimostrato attenzione e precisione nei contrasti e negli anticipi. In particolare, il colombiano ex Udinese e Villareal, se dovesse confermare questa graduale crescita, potrebbe ben presto diventare il primo centrale su cui far riferimento.
Infine, nel valzer dei moduli di gioco, Allegri ha potuto tratte indicazioni incoraggianti: il 4-2-3-1, al momento, è lo schema che da più garanzie. Certo, mancano ancora automatismi tra tutti i dieci giocatori di movimento, ma Ambrosini e De Jong centrali danno maggior copertura nella fase difensiva e soprattutto con un attacco senza punti di riferimento, giocatori come El Sharaawy, Bojan o Boateng possono sfruttare le loro qualità in progressione, così come Nocerino o Emanuelson possono aggredire gli spazi ed inserirsi.
Basterà per superare indenni questa settimana?
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Svincolati: Top players dimenticati
BARI - La finestra estiva di calciomercato, si è ormai conclusa dalla fine di Agosto e le società, che hanno ritoccato i loro organici con acquisti e cessioni di ogni genere, sembra si siano dimenticate di giocatori che, per via dell'età (neanche eccessiva), degli infortuni o forse, per qualche antipatia di troppo, sono rimasti senza contratto e ora sono in cerca di una nuova sistemazione per rilanciarsi o per chiudere la carriera nel migliore dei modi.
Gli svincolati sono tanti e alcuni di questi, hanno nomi così importanti da far riflettere. I vari Hargreaves, Ballack, Drenthe, Del Horno, Carew, Riquelme, Zambrotta, C. Zanetti, per citarne alcuni, sono improvvisamente diventati così scarsi da essere abbandonati dal mondo del calcio? Perchè, simili personalità, con un passato, nella maggior parte dei casi, di successo, in prestigiose società come Real Madrid, Manchester United, Juventus, Chelsea, non sono riuscite a trovare un accordo con un qualsiasi club, nonostante un curriculum che neanche giocatori in attività di buon livello, potranno mai possedere? Royston Drenthe, 25 anni, rappresenta il caso più particolare. Non soffre di infortuni e non ha la carta d'identità sbiadita dal tempo. Non ha rinnovato con il Real Madrid e fino allo scorso anno, dopo prestiti all'Hercules e all'Everton, è stato seguito da molte squadre, tra le quali Fiorentina e Juventus. Non avrà un carattere facile (ricorda Cassano e Balotelli in questo) ma, come esterno di centrocampo o difesa, ha qualità tali, da poter essere titolare ovunque ed il suo ingaggio, non è di certo superiore a quello di altri giocatori di dubbio valore che giocano stabilmente. La Juve, gli preferì Elia in quel ruolo e non si rivelò un buon affare. Nonostante tutto, il giovane olandese, inserito anche nella lista dei migliori giocatori sotto i 21 anni nel 2007, non ha una squadra.
La lista degli svincolati, comprende anche calciatori minori di esperienza e tra questi l'ormai famoso Farina, eroe dello scandalo scommesse.
Che gli osservatori e i dirigenti delle società si siano davvero dimenticati di loro o ci sono altri interessi in gioco? Qualunque sia la verità, questi giocatori disoccupati, non vedono l'ora di giocare e di ridursi gli ingaggi pur di farlo e con i campionati in corso, qualche altro ritocchino in rosa, si potrebbe anche fare. Staremo a vedere.
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Dominio Viola ma è solo 0-0. La Juve ringrazia la traversa
di Davide Colonna
FIRENZE - Al "Franchi" di Firenze, va in scena il classico Fiorentina- Juventus e l'interà città si mobilita per sostenere la sua squadra. La Juve, capolista, ha vinto tutte le partite di campionato fino ad ora giocate mentre la Fiorentina, viene da un brutto pareggio contro il Parma. Montella, schiera la formazione tipo con i due playmaker Valero e Pizarro nel centrocampo a cinque e in avanti si affida alla coppia Jovetic - Ljajic, rinunciando a Toni.
Carrera, lascia in panchina Vucinic e Marchisio, schierando ancora una volta Quagliarella dopo le buone prestazioni fornite contro Chelsea e Chievo ma, questa volta, al fianco di Giovinco.
Il primo tempo, vede le due squadre studiarsi con un possesso prolungato ma sterile con i bianconeri, che non riescono a rifornire le punte di palloni giocabili e i viola che soffrono poco nel contenere la ragnatela della "Signora". L'assenza di Marchisio e dei suoi tempi di inserimento, pesano parecchio sull'offensiva degli uomini di Carrera e la Fiorentina ne approfitta. Le occasioni migliori, infatti, le hanno proprio i padroni di casa con Jovetic, che quasi spacca la traversa con un colpo di testa spettacolare e con Ljajic che, nell'uno contro uno con Buffon, spedisce fuori dopo un errore di Bonucci che pratica male il fuorigioco.
Si va a riposo in parità ma, la Fiorentina, sembra avere una marcia in più rispetto ad una Juve apparentemente stanca.
Nella seconda frazione di gioco, i viola spingono con maggiore convinzione e sprecano ancora con Jovetic al 50' sempre su colpo di testa. Il montenegrino è incontenibile. Carrera, manda in campo Pogba al posto di uno spento Pirlo e Vucinic ma la manovra bianconera è sempre molto lenta e gli uomini di Montella riescono sempre a recuperare le posizioni. Entra anche Marchisio ma, la retroguardia di casa è attenta e respinge ogni prevedibile attacco ospite. Cuadrado, con un preciso rasoterra dal limite, mette paura a Buffon e la Juve si chiude. Entra anche Toni al posto di uno sfinito ma superlativo Jovetic ma, neanche i lunghi lanci in area per sfruttare l'altezza del possente attaccante, servono a stendere la Juventus. Finisce in pareggio, 0-0.
La Fiorentina, ci mette l'anima e la vittoria sarebbe stata meritata ma evidentemente, per battere la Juve, ci vuole altro. Jovetic è un tesoro che i Della Valle dovrebbero tenersi stretto. Per i bianconeri, si salva solo Asamoah. Per la capolista, è un pareggio d'oro.
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Seire A: Udinese - Milan 2-1. Non sempre si può trovare la svolta al Friuli.
UDINE- Nella stagione passata, la trasferta ad Udine rappresentò per il Milan la svolta della stagione: priva di tantissimi uomini e con lo spettro degli ottavi di Champions contro l'Arsenal che incombeva, la compagine di Allegri riuscì a ribaltare il risultato con Maxi Lopez e con il giovane El Sharaawy, risollevando convinzione e morale a tutto l'ambiente. Due situazioni diverse con la speranza di espugnare ancora una volta il Friuli e raddrizzare un momento stortissimo.
Così non è stato, anzi, dovendo forzatamente trovare analogie con lo scorso campionato, la partita di ieri ha ricordato molto di più l'1-1 a San Siro di inizio stagione scorsa, quando il Milan inanellò una serie di prestazioni negative: allora, infatti, come ieri la prima rete della la squadra di Guidolin avvenne per un pasticcio di Abbiati. Dopo il goal di Ranegie, come detto, per gentile omaggio dell'estremo difensore rossonero, il Milan si è illuso con il pareggio, bellissimo, di El Sharaawy, prima di sprofondare nella grigia realtà, con il calcio di rigore trasformato dal solito Di Natale.
I numeri continuano ad essere impietosi e drammatici (3 sconfitte su 4, 4 reti fatte e 5 subite), ma ci sono sconfitte e sconfitte. Sembrerebbe una frase fatta, come quando si afferma che in queste situazioni "piove sul bagnato" o "tutto gira storto", eppure analizzando il match di ieri, ci porta ad essere più sereni nell' intravedere, anche se molto flebile, la luce in fondo al tunnel.
Seppur a sprazzi si è visto un Milan più sciolto nel imbandire azioni offensive, e nonostante si continui a sbagliare passaggi o appoggi semplici, i rossoneri hanno almeno dimostrato quel pizzico di determinazione in più, spinti, va sottolineato, dai nervi per la doppia espulsione di Zapata e Boateng piuttosto che da azioni ragionate.
Si continua tanto a parlare dell'esonero di Allegri, ma ieri a tradire il tecnico toscano (che continua ad elogiare il gruppo ed ad addossarsi tutte le responsabilità) sono stati gli errori dei singoli, sciocco come quello di Abbiati sul primo goal o ingenuo come quello di Zapata sul fallo da rigore. Il 26enne colombiano, alla sua prima partita in campionato ha sin da subito mostrato grande determinazione, attenzione e concentrazione per buona parte della partita, però (e sono questi "però" a far la differenza nel calcio), a metà ripresa ha avuto un vuoto, 3 minuti di black-out totale, che lo hanno portato alla doppia, fatale, ammonizione.
Se si sommano queste amnesie che i giocatori a turno commettono, ecco che si può intuire il reale problema: non è una questione di mancanza di valori, di giocatori tecnici, ma di testa. In questo particolare momento non è ammissibile concedersi giri a vuoto, perché si pagano a caro prezzo.
Mercoledì è già campionato.A San Siro (dove le milanesi non hanno ancora vinto) arriverà il Cagliari: più che contro l'Udinese, rappresenta la partita da dentro o fuori. L'occasione ideale per dimostrare di aver "testa".
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Responsabile dei Servizi Sportivi: Mario Schena
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