Europei Under 21 e Confederation Cup, trionfo Germania
Germania “Uber alles” sopra tutto e tutti. Lo squadrone tedesco non ha mai cali di tensione e di rendimento. Se si scorrono gli Almanacchi e le storie delle grandi competizioni internazionali, dai campionati Europei, ai Mondiali finendo alla Confederation Cup i teutonici sono sempre arrivati fino in fondo e molte volte hanno alzato la Coppa.
Il Numero 10, il numero magico, sinonimo di classe estro e irriverente fantyasia. In Italia lo ha incarnato con grande signorilità Gianni Rivera che però non c'è da un pezzo, Maradona pure.
Quest’anno è stato inaugurato lo staio “Filadelfia” distrutto e ricostruito quello che è stato il teatro delle gesta di una squadra indimenticabile: Il Grande Torino.
Champions, dal 2018 è Superlega con Quattro italiane, nuovo format e nuovi orari
Dalla Champions League alla Superchampions. Il prossimo torneo sarà l’ultimo con il vecchio format. Una riforma pretesa dai grandi club. Troppo ampia la forbice tra le forti e le piccole, troppi i gruppi decisi prima di cominciare.
TORINO - “Ha tempo fino a marzo del 2013 per discutere del contratto, siamo stanchi di parlare con i suoi procuratori”, questa l’ultima dichiarazione dei dirigenti del Borussia sulla faccenda-rinnovo con Lewandowski. Una frase che apre scenari interessanti per i club, e sono parecchi, interessati al giocatore. Se le parti non dovessero raggiungere l’accordo entro marzo, infatti, il Borussia potrebbe decidere di mettere in vendita il giocatore a giugno, in modo da evitare di perderlo alla metà del prezzo nel gennaio successivo o addirittura a parametro zero nel giugno 2014. Per comprare Lewandowski a giugno servirebbero quantomeno tra i 20 e i 25 milioni di euro, una cifra di sicuro importante, ma non eccessiva per il valore del giocatore. L’attaccante polacco piace ad Antonio Conte ed è entrato nel mirino della Juventus e rappresenta il giocatore che farebbe comodo alla Juventus di Conte, il top player inseguito durante tutta l’estate e oltre. La concorrenza per arrivare a lui è folta: Manchester United, City e, naturalmente, Real Madrid sono interessate, ma muoversi in anticipo potrebbe essere la mossa giusta per il club bianconero.
Marchisio e Vidal
Intanto sul fronte rinnovi arrivano segnali positivi: se per Buffon è praticamente fatto l’accordo che legherà il portiere della Nazionale per altre tre stagioni, fino al 2016, come ha rivelato lui stesso, ora Marotta è al lavoro per blindare altri due campioni che hanno fatto ingolosire i principali club europei. Ovvero Marchisio e Vidal che con Pirlo compongono un centrocampo tra i più invidiati in Europa. Se per l’ex milanista non ci sono rischi di “scippi” da parte dei Paperoni d’Europa, diverso il discorso per il cileno e per l’altro azzurro. Già nel corso dell’ultimo CdA il dg Marotta fu esplicito: “Abbiamo rifiutato un’offerta importante per Vidal, noi i nostri campioni li teniamo, non li vendiamo”. Sottile anche il riferimento al Milan, fresco vedovo dei suoi campionissimi Ibra e Thiago Silva. Non a caso proprio Vidal è sempre stato indicato come il top-player perfetto da Conte, cioè il giocatore arrivato a cifre ragionevoli e che pur senza essere costato 30 o 40 milioni ha reso come un fuoriclasse assoluto. Di certo c’è che sia ai vecchi ricchi d`Europa (Real, United) che a quelli nuovi (City, Psg) Vidal e Marchisio fanno gola. E quindi fidarsi bene ma non fidarsi è meglio, anche perché son rimasti pochi ormai i grandi campioni che fanno la differenza e che son rimasti a giocare in Italia.
Marotta dunque ha pronta la soluzione: una volta sistemato il contratto di Buffon toccherà ai due centrocampisti, cui verrà sottoposto un rinnovo fino al 2018, allungando di altre due stagioni l’accordo attuale che scade nel 2016.
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di Giovanni Sgobba BARI - Riviviamo assieme alcune delle più emozionanti sfide tra Juventus ed Inter che hanno caratterizzato l'ultimo decennio. 10 anni di grandi sfide, tra la Juve di Lippi, quella di Capello, in mezzo la rinascita dell'Inter con Mancini, e l'era di dominio con Mourinho fino ad arrivare alle ultime sentite partite. Tante polemiche, veleni, dossier arbitrali e lo scandalo di Calciopoli, ma è sul campo che brillano le stelle: Cruz, Zanetti, Cambiasso, Ibrahimovic, Del Piero, Trezeguet, Camoranesi, Adriano, Toldo, Buffon, Nedved, Figo, Martins...chi sarà il prossimo protagonista?
JUVENTUS-INTER 1-1. 04 novembre 2007, Comunale di Torino
Marcatori 41’ pt Cruz, 33’ st Camoranesi
JUVENTUS:
Buffon; Grygera (33’ st Zebina), Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Palladino, Nocerino, Cristiano Zanetti, Nedved (16’ st Iaquinta); Del Piero (25’ st Camoranesi), Trezeguet.
Julio Cesar; Maicon (40' st Dacourt), Cordoba, Samuel, Chivu; Figo (17’ st Burdisso), Javier Zanetti, Cambiasso, Cesar; Ibrahimovic, Cruz (20’ st Suazo).
Panchina: Orlandoni, Maxwell, Solari, Crespo.
All. Mancini.
INTER-JUVENTUS 1-2. 22 marzo 2008, San Siro
Marcatori: Camoranesi (J) al 4', Trezeguet (J) al 18', Maniche (I) al 38' s.t.
JUVENTUS - INTER 2-1. 05 dicembre 2009, Comunale di Torino
Marcatori: Melo, Eto’o, Marchisio
JUVENTUS:
Buffon, Caceres, Cannavaro, Chiellini, Grosso, Sissoko, Felipe Melo, Marchisio (35′ st Poulsen), Diego (45′ st Grygera), Amauri, Del Piero (25′ st Camoranesi).
Julio Cesar, Zanetti, Lucio, Samuel (44′ st Materazzi), Chivu, Muntari (14′ st Balotelli), Cambiasso (33′ st Mancini), Motta, Stankovic, Eto’o, Milito.
di Davide Colonna SIENA - Dopo il pareggio sofferto in Champions contro lo Shakhtar di Lucescu, ancora una prestazione poco convincente, questa volta in campionato, sia sul piano del gioco che su quello fisico per gli uomini di Carrera. I tre punti, arrivano anche a Siena per la Juventus ma, è solo il carattere che tiene a galla i bianconeri che restano in testa alla classifica insieme ad un Napoli impressionante.
Poco turn-over per la Juve. Carrera, deve fare a meno di Bonucci squalificato e al suo posto, tocca a Marrone, nella sua nuova veste difensiva, guidare il muro a tre con Chiellini e Barzagli. Sulla sinistra, De Ceglie, sostituisce Asamoah e in avanti, tocca alla coppia titolare Vucinic-Giovinco, tentare di scardinare la difesa toscana. Cosmi, schiera un Siena bilanciato con Rosina a supporto di Calaiò.
Dopo un possesso palla, nettamente a favore degli ospiti ma poco incisivo in zona gol, ci pensa Pirlo a sbloccare il risultato su punizione. Palla che passa sotto la barriera e Pegolo, può soltanto raccoglierla da dentro la porta. I padroni di casa, non si lasciano intimorire e tentano l'offensiva per il pareggio con Calaiò che, davanti a Buffon, sbaglia incredibilmente un rigore in movimento. Il numero uno bianconero, può tirare un sospiro di sollievo. Ancora punizione dal limite per la Juve ed è ancora Pirlo ad incaricarsi della battuta. Questa volta, la barriera non salta ma, il fuoriclasse bresciano, preferisce la soluzione sopra la barriera che viene fermata dalla traversa. Al 42', Cosmi, esce dall'area tecnica e viene espulso ma, può godersi da bordo campo, il gran colpo di testa di Calaiò che, trova il pareggio su cross dalla destra di Angelo che, sfrutta in velocità un ritardo di De Ceglie nel riprendere la posizione dopo esser stato ammonito. Squadre a riposo sull'1-1. Forti polemiche su un mancato secondo giallo per Chiellini che avrebbe potuto costare l'inferiorità numerica alla Juve. L'espulsione per il roccioso difensore, poteva starci.
Nella ripresa, il Siena, si chiude maggiormente in difesa e subisce i ripetuti attacchi sterili della formazione ospite. Vucinic, gioca da fermo e Giovinco, protagonista di belle giocate, non riesce a trovare un compagno da servire. Il "piccolo" centravanti juventino, ci prova da solo a superare la difesa avversaria ma, è Neto a salvare sulla linea a portiere battuto. La Juve è stanca e non può distrarsi davanti ai pericolosi contropiede solitari di Rosina. Lo stesso attaccante ex Zenit, lasciato solo in area, sbaglia clamorosamente di testa il vantaggio a pochi metri dalla porta lisciando il pallone. Siena ancora vicino al vantaggio ma, questa volta, è Chiellini a mettere in serio pericolo Buffon su un retropassaggio di testa. Il portierone dei campioni d'Italia, smanaccia sopra la traversa con un colpo di reni da vero campione. Giornata storta, invece, per il difensore della nazionale. Ospiti padroni del gioco ma, davanti non ci sono movimenti senza palla. A cinque minuti dalla fine, ci pensa Marchisio a tradurre in goal, un errato allontanamento dall'area del pallone. Gran bella rete del centrocampista che, trova la prima marcatura in questo campionato e mantiene la Juve in testa al campionato in previsione della prossima giornata che vedrà i bianconeri impegnati contro il Napoli per lo scontro di vertice. Finisce 1-2.
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di Davide Colonna PECHINO - L'edizione 2012 della Supercoppa Italiana in versione "cinese", regala alla Juventus la rivincita sul Napoli dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia ma, soprattutto un gran numero di emozioni che saranno ricordate per molti anni. I bianconeri, orfani del loro allenatore Antonio Conte squalificato per 10 mesi dopo le sue presunte combine ai tempi di Siena, battono, guidati da Massimo Carrera, 4-2 un Napoli che non cambia il suo modo di giocare e non mostra maturità sia tatticamente che nei comportamenti e nel rispetto verso pubblico e avversari. La squadra allenata da Mazzarri, subisce il gioco della Juve per tutto il match ma sfrutta al meglio il suo marchio di fabbrica del contropiede per infilare i bianconeri per ben due volte con Cavani e Pandev anche se aiutata dai clamorosi svarioni della retroguardia juventina che con un fuorigioco impossibile e un errore individuale di Bonucci, mandano nell'uno contro uno con Buffon i due bomber azzurri. Tra i due gol, c'è il pareggio strepitoso che porta la firma di Asamoah che si fa un bel regalo al suo esordio ufficiale con la sua nuova maglia. Vidal trova il pareggio su un contestato ma giusto rigore (la moviola non concede dubbi) prima che si scateni la vera protesta partenopea a un quarto d'ora dalla fine. Pandev per insulti all'arbitro e Zuniga per doppio giallo, vengono spediti negli spogliatoi e raggiunti poi dal loro tecnico Mazzarri per proteste. Il Napoli si presenta ai supplementari in 9 uomini e per i bianconeri e un gioco da ragazzi portarsi a casa il trofeo realizzando prima il vantaggio con un autogol di Maggio che anticipa involontariamente Vucinic e poi chiudendo sul 4-2 con lo stesso montenegrino grazie a un passaggio di gran classe di Marchisio. Al termine della partita, il Napoli, decide di disertare la cerimonia di premiazione per protestare le decisioni arbitrali facendo fare al nostro paese e alla città, un altro scivolone internazionale che poteva essere facilmente evitato. Ironia della sorte, facendo marcia indietro fino al 1998, la Juve fece lo stesso non presentandosi alla premiazione nella finale persa contro la Lazio.
Tornando alla partita e tralasciando le polemiche che troppo spesso prendono la parola al posto del calcio giocato, la Juve ha dimostrato di poter riconfermare il gioco vincente dello scorso anno ma continua a presentare, nonostante i 4 gol, grandi difficoltà in zona rete. Giovinco, non sembra intendersi con Matri e sembra indispensabile l'utlizzo di Vucinic che ha di sicuro più numeri da tirar fuori. Il direttore Marotta, di fronte a tal quesito, non sembra preoccupato e non sembra disposto all'acquisto del cannoniere di razza. Evidentemente, fino a quando si vince, è difficile trovare il coraggio di cambiare ma, senza Conte in panchina le domeniche, un ulteriore rafforzamento della rosa sembra necessario. Bene Asamoah che oltre al gol, mostra spirito di sacrificio e grande tecnica, male Lucio che sembra costantemente impreparato e fuori dagli schemi.
Il Napoli, sfrutta solo i contropiede senza esprimere un gioco corale e maturo che ci si aspetta dopo anni sotto la guida dello stesso allenatore e finalizza le uniche due occasioni grazie soprattutto agli errori di Bonucci e Lucio. Un grande Cavani, che non riposa da un anno, salva la sua squadra anche in fase difensiva in più occasioni e mette una gran paura alla difesa juventina. Una grande però, non può affidarsi ad un solo giocatore. Dispiace per il silenzio stampa e l'assenza alla premiazione per proteste. Le sconfitte possono bruciare ma il rispetto per il pubblico che paga per vedere la partita non deve mai venir meno. De Laurentiis e Mazzarri non perdono occasione per lamentarsi.
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BARI - È trascorsa poco più di una settimana dal trionfo della Spagna ai Campionati Europei di Calcio 2012, in cui la Roja ha messo a segno uno storico triplete, bissando il successo del 2008 in Austria e Svizzera e tornando a sollevare un trofeo a due anni dalla conquista del mondiale sudafricano.
Andiamo però a vedere qualche numero importante della manifestazione che si è appena conclusa.
Si sono disputate 31 partite in soli 24 giorni (questo ha suscitato polemiche per la mancanza di tempi di recupero nelle fasi ad eliminazione diretta) e sono state segnate 76 reti (media 2,45 a partita). Soltanto Inghilterra-Italia e Portogallo-Spagna (entrambe concluse ai rigori) sono terminate a reti bianche; la partita con più gol è stata Russia-Repubblica Ceca, con gli uomini di Advocaat vincitori per 4-1. I pareggi sono stati soltanto 7, a dimostrazione della grande voglia di vittoria di tutte le compagini.
La Spagna ha vantato il miglior attacco (12 reti) e la miglior difesa (un solo gol al passivo, segnato da Totò Di Natale); l’Eire di Trapattoni vanta invece il primato negativo di peggior attacco (una sola rete, peraltro segnata da un difensore, St. Leger) e di peggior difesa (9 reti subite).
Soltanto un’autorete a referto, quella siglata dall’inglese Glen Johnson in favore della Svezia. Quanto alla classifica cannonieri, ben sei calciatori si sono fermati a quota tre gol: Cristiano Ronaldo (Portogallo), Fernando Torres (Spagna), Mario Balotelli (Italia), Mario Mandžukic (Croazia), Alan Dzagoev (Russia), Mario Gomez (Germania): la scarpa d’oro, però, è andata allo spagnolo, così come il premio miglior giocatore del torneo è nelle mani di Andres Iniesta.
L’UEFA ha stilato una formazione virtuale dei 23 migliori calciatori del torneo, nella quale compaiono quattro italiani e ben nove spagnoli:
In autunno la Nazionale azzurra inizierà il cammino per i mondiali di Brasile 2014, mentre la prossima estate, sempre in Brasile, sarà impegnata nella Confederations Cup.
BARI - La finalissima di Euro 2012 sarà un remake della gara d’esordio del girone C, tra Spagna e Italia, terminata in pareggio grazie ai gol di Di Natale e Cesc Fabregas. A distanza di soli ventuno giorni, le due nazionali si sfideranno a Kiev per il trofeo continentale.
I campioni euro-mondiali hanno sconfitto i rivali portoghesi soltanto alla lotteria dei rigori, dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi a reti bianche. Malgrado qualche tentativo più o meno pericoloso di Arbeloa, Iniesta e Ronaldo, la partita, molto simile a un derby Barcellona-Real, è stata piuttosto monotona, mostrando il timore di perdere a scapito della voglia di vincere.
Dagli undici metri la regola non scritta del “chi sbaglia per primo, passa” è stata riproposta nuovamente, dopo la sfida Inghilterra-Italia. Xabi Alonso e Joao Moutinho hanno esaltato rispettivamente Rui Patricio e Iker Casillas, poi Iniesta, Pepe, Piquè e Nani hanno trasformato i rispettivi penalty, prima del cucchiaio di Sergio Ramos e dell’errore di Bruno Alves. Il rigore decisivo lo ha messo a segno Cesc Fabregas con un colpo da biliardo. Inspiegabile la scelta di Paulo Bento di non far calciare subito Cristiano Ronaldo
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Ieri l’Italia di Prandelli si è imposta contro la Germania: nonostante un avvio titubante (occasioni per Hummels e Kroos), gli azzurri sono stati bravi a rimanere concentrati e a sfruttare la prima indecisione della retroguardia tedesca: numero di Cassano e cross di sinistro, colpo di testa di Balotelli che anticipa Badstuber e batte Neuer. Reazione sterile della Germania, culminata con un bel tiro al sette di Khedira che Buffon devia in angolo. Sugli sviluppi del corner, contropiede azzurro con Montolivo che lancia Balotelli il quale, a tu per tu con Neuer, esplode un destro preciso e potente.
Ripresa con gli azzurri che tentano di arginare la verve tedesca, ma i rischi sono misurati. Allo scoccare del novantesimo, l’arbitro vede un fallo in area (probabilmente un mani di Balzaretti), Ozil trasforma ma ormai la finale è azzurra.
Raggiungendo la finale, l’Italia si qualifica anche per la Confederations Cup 2013 in Brasile. La competizione, infatti, mette di fronte otto squadre: i sei vincitori dei rispettivi tornei continentali, i campioni del Mondo e i padroni di casa che organizzano il Mondiale. Dal momento che la Spagna è campione del Mondo in carica, il posto destinato ai campioni d’Europa sarà riservato agli azzurri, anche in caso di successo spagnolo.
BARI - I quarti di finale del torneo continentale europeo non hanno lasciato spazio a colpi di scena. Come da pronostici, le semifinali saranno Portogallo-Spagna e Germania-Italia.
Gli uomini di Paulo Bento hanno eliminato la Repubblica Ceca grazie al gol di Cristiano Ronaldo, sempre più decisivo e desideroso di sfruttare l’europeo per insidiare Messi nella corsa al pallone d’oro. Dopo aver colpito due legni e aver mancato il gol con una mirabile rovesciata, il talento di Funchal ha infilato Cech nella ripresa grazie a un perentorio stacco di testa su cui nulla ha potuto l’estremo difensore del Chelsea. I ceki, pur correndo molto, non si sono affacciati quasi mai dalle parti di Rui Patricio.
La Germania di Low si conferma una volta di più la favorita del torneo, liquidando la selezione ellenica con un 4 a 2 che non lascia scampo. Avanti con Lahm con un bel tiro a giro da fuori area, si sono fatti raggiungere a inizio ripresa da Samaras. Il pareggio è durato solo una manciata di minuti, poi ci ha pensato prima Khedira con un bel destro al volo, poi di testa il solito Klose (gol numero 64 in 120 presenze, Gerd Muller – 68 gol, record – sempre più vicino), infine Reus a porta vuota a chiudere il conto.
Nel finale l’arbitro ha concesso un rigore ai greci per un mani di Boateng: il tiro dal dischetto è stato trasformato da Salpingidis.
La Spagna ha battuto due a zero la Francia di Blanc. Galletti irriconoscibili, incapaci di produrre la benché minima apprensione alla Seleccion. Nel primo tempo, Xabi Alonso ha capitalizzato un cross di Jordi Alba incrociando di testa e battendo Lloris. L’unico tiro in porta dei francesi porta la firma di Cabaye, su punizione, ma Casillas non si è scomposto e ha deviato in angolo. Possesso palla formidabile degli spagnoli, che al 91esimo hanno guadagnato un calcio di rigore che Xabi Alonso ha trasformato portando la Roja in semifinale contro il Portogallo.
L’Italia ha battuto meritatamente l’Inghilterra ma soltanto ai calci di rigore. I tempi regolamentari e supplementari, infatti, si sono conclusi a reti bianche, nonostante le svariate occasioni degli uomini di Prandelli, i legni e le parate di Hart. Inghilterra pericolosa solo in tre occasioni, prima con Johnson (paratona di Buffon) e poi con Wellbeck e Rooney (entrambi oltre la traversa). Dal dischetto, fatali gli errori di Young (traversa) e Cole (Buffon blocca), ininfluente l’errore di Montolivo (fuori).
BARI - La seconda giornata del torneo continentale è stata all’insegna dei colpi di scena, dei gol e degli errori difensivi. La Russia, avanti con la Polonia grazie al solito gol di testa di Dzagoev, si è vista rimontare nella ripresa dai padroni di casa, grazie a un bel sinistro a giro di Blasczykowski, che ha riportato il risultato in parità e ha garantito la suspense del girone A, dove la Repubblica Ceca ha battuto di misura la nazionale greca. Ellenici freddati in soli sei minuti grazie al micidiale uno-due di Jiracek e Pilar, hanno dimezzato lo svantaggio solo nella ripresa con Gekas.
Nel girone B ancora un successo per 2 a 1 della Germania sull’Olanda. Tulipani sempre molto prodighi di conclusioni a rete, ma l’efficacia nell’attacco tedesco dell’asse Schweinsteiger-Mario Gomez non lascia scampo. Solo nella ripresa la squadra di Sneijder e Robben è pervenuta al gol grazie a un bel gesto tecnico di Van Persie. Adesso, per passare il turno, dovrà battere il Portogallo e sperare che nell’altra gara si configuri un risultato favorevole. Proprio tra Portogallo e Danimarca c’è stata una gara spettacolare, ricca di cambiamenti di fronte: lusitani due volte avanti con Pepe e Postiga e due volte raggiunti dalla doppietta di Bentner, fino a che Varela, al minuto 87, ha regalato i tre punti con un potente tiro.
L’Italia non riesce a battere la Croazia: dopo un primo tempo incoraggiante, culminato dalla splendida punizione-gol di Pirlo, gli azzurri si sono smarriti e hanno concesso la rimonta agli uomini di Bilic che, sfruttando un errore di Chiellini, hanno trovato la rete del pari grazie al destro sotto misura di Mandzukic (terza rete nel torneo), praticamente alla prima occasione seria. Ora l’Italia dovrà battere l’Irlanda e sperare in un risultato diverso dal pareggio tra Croazia e Spagna.
La Spagna, invece, si è scrollata di dosso la polvere dell’esordio e ha impallinato l’Irlanda di Trapattoni: subito avanti con una bella azione di Fernando Torres, lo show è continuato con David Silva, ancora Torres e Cesc Fabregas che, subentrato al numero 9, ha realizzato la sua seconda rete all’Europeo. Irlanda eliminata.
Anche la Svezia di Ibrahimovic ha fatto le valigie anzitempo: sotto di uno a zero con l’Inghilterra per un colpo di testa di Carrol, ha rimontato nella ripresa con la doppietta dell’ex Juve Mellberg. Ma l’ingresso in campo di Theo Walcott ha cambiato le carte in tavola: prima un suo tiro ha riportato la situazione in parità, poi la sua azione ha permesso a Welbeck di tacco di regalare i tre punti ai “Bianchi”.
Anche la Francia di Blanc, dopo che la partita è stata sospesa per una tempesta che si è abbattuta sullo stadio di Donetsz, è riuscita a ottenere i tre punti contro l’Ucraina di Shevchenko grazie alle reti di Menez e Cabaye. Francesi primi a pari punti con l’Inghilterra (4), segue l’Ucraina con tre.
Da questo girone uscirà la possibile avversaria dell’Italia.
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BARI- Si è conclusa ieri la prima giornata dell’Europeo, con l’esordio di tutte le nazionali. Nel girone A, la Russia è subito in fuga con la vittoria per 4-1 sulla Repubblica Ceca: i russi partono subito forte con Dzagoev e Shirokov. Ad inizio ripresa il ceko Pilar dimezza lo svantaggio, ma nel finale sono ancora gli uomini di Advocaat a trovare la via del gol ancora con Dzagoev e con una grandissima giocata di Pavliyuchenko. Nell’altra gara la Grecia ha imposto il pareggio per 1-1 ai padroni di casa della Polonia, sbagliando anche un rigore nel finale. Di Lewandowski e Salpingidis le reti.
Nel girone B, quello più combattuto, una sorprendente Danimarca, tatticamente impeccabile, stende l’Olanda di Sneijder e Robben di misura grazie a un bel sinistro di Krohn Dehli, che infila Stekelemburg sotto le gambe. Orange sottotono, possono recriminare per un palo di Robben, per due belle parate di Andersen e per un rigore non concesso nel finale per un mani in area. La Germania non tradisce e senza sforzo il Portogallo di Ronaldo con un bel colpo di testa di Mario Gomez, anche se viene salvata due volte dalla traversa sulle conclusioni di Pepe e Nani e, nel finale, Neuer compie una prodezza salva-risultato su Varela.
Nel girone C, i nostri azzurri hanno pareggiato la gara d’esordio contro i campioni in carica della Spagna, sempre imbattibile nel possesso palla ma imbrigliata dalle linee italiane. Monopolio del gioco in mano alle furie rosse, inframmezzato da efficaci folate azzurre, concretizzate al minuto 61 dall’acuto di Antonio Di Natale, subentrato a un impreciso Balotelli. Vantaggio che però è durato soltanto tre minuti, passati i quali Cesc Fabregas, sfruttando un’errata diagonale di Giaccherini, ha infilato Buffon. Nonostante un pressing accentuato e le occasioni capitate a Fernando Torres, gli uomini di Del Bosque si sono dovuti arrendere a una nazionale italiana molto compatta.
L’altra partita del gruppo ha visto il netto successo della Croazia sull’Irlanda per 3 a 1: croati avanti con Mandzukic, poi raggiunti dal colpo di testa di Ledger. Ma nella ripresa la Croazia ha conquistato i tre punti grazie ai gol di Jelavic e ancora di Mandzukic, capocannoniere dell’europeo con Dzagoev (Russia) e Shevchenko (Ucraina).
Proprio l’ex bomber del Milan ha trascinato la sua nazionale, nella bolgia di Kiev, alla rimonta sulla Svezia: scandinavi avanti con un tocco sottorete di Ibrahimovic, ma il capitano ha ribaltato il risultato con una splendida doppietta di testa, che ha portato l’Ucraina in fuga nel suo girone, visto il pareggio pomeridiano tra Inghilterra e Francia. Due lampi a cavallo della mezz’ora: Lescott di testa affonda Lloris, dieci minuti dopo Nasri, con un bel tiro da fuori, batte un colpevole Hart. Ripresa animata dalla paura e nulla di fatto.
Nella prima giornata, soltanto Portogallo e Olanda non sono andate a segno: per loro, mercoledì, rispettivamente contro Danimarca e Germania, è già una finale.
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di Giovanni Sgobba TORINO- Ecco di seguito riportate alcune dichiarazioni dei protagonisti.
Andrea Agnelli: "Questo è un momento di estremo orgoglio per tutti gli juventini, questa e' la cosa piu' importante. Ieri, davanti alla tv, ho potuto vedere la gioia a Roma, Milano, Torino: e' il momento dell'orgoglio ritrovato. C'e' tantissima emozione, raccogliamo il frutto del lavoro degli ultimi due anni. E' stato un percorso tortuoso e difficile, gli investimenti fatti hanno dato i loro frutti. La ciliegina e' stato Antonio Conte, il nostro condottiero. Lui e' sicuramente uno dei principali artefici, ma non possiamo dimenticare il lavoro fatto da tutti. Avevo detto che avremmo chiuso il cerchio con una vittoria. Abbiamo chiuso il cerchio, siamo tornati a vincere"
Del Piero sul suo sito ringrazia i tifosi e rivive questi anni di lunga sofferenza. E ricorda i suoi vecchi colleghi che insieme a lui hanno passato la travagliosa esperienza della Serie B, ricordando le varie tappe: "Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata. Io c'ero, voi c'eravate. Noi c'eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati". Alex Del Piero celebra lo scudetto della Juve. Lo fa direttamente dal suo sito ufficiale, dove si legge ancora: "E' la nostra festa, conquistata fino all'ultima goccia di sudore. E' la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che e' valso lo scudetto...Quando vincevamo, sempre. Sul campo, piu' di tutti. Quando siamo caduti. Quando non sapevamo che fine avremmo fatto. Quando l'abbiamo saputo, e l'abbiamo accettato. Lottando per rialzarci. Quando siamo entrati in campo a Rimini. Quando gli altri festeggiavano.Quando noi stavamo aguardare. Quando speravano che non saremmo mai tornati. Quando abbiamo cominciato a risalire. Quando non riuscivamo a ritrovare la strada. Quando l'abbiamo ritrovata: vincendo...Questa è la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto. E' la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce. E' la festa, perchè no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato". Non dimentica chi era con lui in serie B. "E' la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps. E doveva finire così non ho mai smesso di crederci. Grazie a tutti ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata. Io c'ero, voi c'eravate. Noi c'eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati"
Perinetti, direttore sportivo del Siena, squadra allenata l'anno passato proprio da Antonio Conte: "Conoscendolo ero convinto che avrebbe fatto bene. Inoltre non avendo le coppe la stagione della Juventus è stata certamente più semplice. Conte ha dalla sua un DNA vincente, lo dimostrano i numeri. Sono felice per lui e si merita questa grande soddisfazione". Nedved, pallone d'oro con i bianconeri, ha seguito la squadra in Serie B ed ora vive il successo dello scudetto da dirigente: "Da dirigente è molto peggio vivere l'attesa di uno scudetto. In tribuna si soffre molto di più che in campo. Credo che sia uno scudetto non vinto, ma stravinto. La squadra ha espresso il miglior calcio e meritatamente ha vinto. La squadra e la società lavora come un gruppo e come gruppo è tornata a vincere. Abbiamo sempre creduto alle nostre possibilità, perché la squadra ha sempre giocato bene. Abbiamo una squadra che ha vinto lo scudetto e siamo già forti così e vedremo poi cosa migliorare".
Marchisio, dato per partente qualche stagione fa, si conferma come uno dei centrocampisti italiani di maggior spessore: "Aspettavo questo scudetto da quando sono arrivato in prima squadra e specialmente dopo due anni di mal di pancia nostri e dei tifosi. Abbiamo fatto una grande stagione. Il mister è stato l'artefice di questa vittoria che ha dato una svolta al gruppo e ha dato un'identità al gruppo. Siamo un grande gruppo, in crescita e cresceremo ancora nella prossima stagione quando torneremo in Europa".
Pirlo, che vince per la seconda volta consecutiva lo scudetto, l'anno passato con la maglia di quella squadra, il Milan, che è stata rivale fino alla fine in questa lotta: "E' uno scudetto meritato e voluto fin dall'inizio. Nessuna rivincita. Credo che sia un risultato che tutto il gruppo ha guadagnato sul campo. Ho sempre fatto il mio, sono sempre stato bene e avevo voglia di vincere e ci sono riuscito. Io sono andato via dal Milan perché avevo bisogno di altre motivazioni e ho scelto la Juve e il suo progetto per poter vincere e ci sono riuscito subito. Ero convinto di essere il numero uno e credo di averlo dimostrato. Eredi? Spero di poter giocare ancora tanti anni, perché mi diverto e ho ancora tanta voglia".
Buffon, che ha ammesso di non aver dormito per l'errore contro il Lecce, ribadisce che: "Il primo pensiero ieri è stato che sono felice di essere stato ripagato per certe scelte che ho fatto in passato..Quando le ho fatte ero convinto, poi in certi momenti ho creduto di aver sbagliato. E invece alla fine ho avuto ragione. Giocare un anno in serie B è stato pesante, la tutto sommato è stato il meno perchè abbiamo vinto quel campionato".
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