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Calciomercato Juventus: Buffon chiama Balotelli. Pirlo rivela un vecchio accordo con il Chelsea

lunedì 19 novembre 2012 0 commenti

Buffon e Balotelli
di Redazione
TORINO- Il segnale preciso che a questa squadra i campioni servono. Ieri come oggi e come domani. In un’intervista alla Gazzetta dello sport il numero uno della Juve e della Nazionale parla di tutto, del suo futuro, del momento della squadra, della sfida col Chelsea e dell’attuale parco attaccanti. Si parte da quanto accaduto in estate. La Gazzetta chiede se ha mai creduto che arrivasse Van Persie: "Né illuso né ci speravo, non provavo sentimenti. Avendo molta fiducia nel lavoro fatto l`anno scorso e nella competenza della dirigenza, sapevo che non saremmo rimasti senza nessuno. Difatti alla fine è andata così: bene o male sono arrivati Sebastian (Giovinco), Bendtner, e sono rimasti Quagliarella, Vucinic, Matri. Si può dire tutto, ma non che i gol siano il problema di questa squadra, i numeri parlano chiaro. Poi, se qualcuno ogni tanto ha difficoltà con la prestazione, può capitare. Ho molta fiducia nel lavoro di questo gruppo, in quello del l`allenatore e nella qualità dei nostri attaccanti, che in qualsiasi momento possono farci vincere qualsiasi partita". In Nazionale ha conosciuto bene Balotelli, un consiglio glielo darebbe: "Di essere felice, perché alla fine un giocatore, come un uomo, dà il meglio quando fa delle scelte che gli fanno ritrovare entusiamo e serenità interiore. E la felicità per il suo lavoro. Se alla Juve sarebbe felice? Non lo so, questo dovreste chiederlo a lui. La Juve è un ambiente storicamente non facile, nel senso che ci sono delle linee guida ben precise, però è anche vero che Mario è sempre stato molto affabile e apprezzato dai suoi compagni, almeno come comportamenti in nazionale. Se venisse alla Juve entusiasta e voglioso di mettere a disposizione il talento che ha sarei contento. Mario è uno che farebbe felice ogni squadra, compagno, tifoso". Non è un quaraquaqua? "Ah, non lo so".

Pirlo contro il Chelsea
Intanto la gara con il Chelsea si avvicina e pochi giorni prima della gara decisiva per il suo futuro in Champions League, la Juventus scopre che il suo miglior giocatore, Andrea Pirlo, in passato è stato davvero vicino a vestire la maglia dei Blues. Lo rivela lo stesso Pirlo in una lunghissima intervista al Daily Mail, quotidiano britannico che ha deciso di tratteggiare un profilo del centrocampista bianconero, descritto come il pericolo numero uno per la squadra di Di Matteo nella gara di mercoledì. Pirlo ha parlato di tutto, delle sue origini, del suo amore per il calcio, degli ultimi Europei. 
Ma, soprattutto, ha spiegato di essere stato a un passo dal diventare un Blues. A volerlo a Londra era Carlo Ancelotti, che appena arrivato sulla panchina del Chelsea chiese a Roman Abramovich di portargli il regista con cui aveva vinto tutto in rossonero. “E’ stato il Milan a non lasciarmi andare” racconta Pirlo.” Avevo un rapporto molto forte con Ancelotti, così ero in contatto con lui quando arrivò al Chelsea e sono ancora in contatto con lui adesso che è al Paris Saint Germain. Avevo già iniziato le trattative con il Chelsea ma alla fine il Milan non mi lasciò andare. Perciò rimasi in rossonero. Certamente sarebbe stata un’esperienza diversa, che mi sarebbe piaciuta, soprattutto a 30 anni. Mi dissi: perché no? Ma sfortunatamente non si realizzò”. Alla domanda se ritenga che ci sia ancora una chance per lui di andare a giocare in Inghilterra, Pirlo risponde sorridendo: “Forse, chi lo sa? Non so cosa potrebbe accadere, nessuno lo sa. Ho ancora due anni di contratto con la Juventus, questo e il prossimo. Mi piace il calcio inglese, ci sono parecchie squadre molto forti. È un calcio aggressivo e sempre divertente da guardare. Non sarebbe un problema per me adattarmi a quel modo di giocare, perché nel corso della mia carriera ho giocato con molti giocatori con caratteristiche molto diverse”.



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Qualificazioni Mondiali, seconda giornata: vincono tutte le grandi.

mercoledì 12 settembre 2012 0 commenti

di Claudio Santovito

BARI - La seconda giornata delle qualificazioni della zona UEFA per il mondiale Brasile 2014 ha visto trionfare tutte le “grandi”, a parte l’Inghilterra, fermata in casa dall’Ucraina.

Il gruppo 1 si presenta con un terzetto in testa, composto da Serbia, Belgio e Croazia, tutte appaiate a quota 4. È un gruppo molto equilibrato perché anche la Scozia (ferma a quota 2) vorrà dire la sua. Un punto per Macedonia e nessuno per il Galles.

Nel gruppo 2, quello dell’Italia, gli azzurri battono 2 a 0 Malta e raggiungono in testa al girone la Bulgaria: subito avanti con un gol di Destro, occorre arrivare in zona Cesarini per assistere al colpo di testa vincente di Peluso. Qualche fischio da parte del pubblico che si aspettava la goleada, ma quest’Italia è un cantiere aperto pieno di promesse e valide soluzioni. La Bulgaria sconfigge l’Armenia (Manolev) e si attesta a quota 4, mentre riposano Danimarca e Repubblica Ceca, ferme a un punto
.
Nel gruppo 3 la Germania è a punteggio pieno dopo due gare: ieri ha battuto l’Austria per 2 a 1 (Reus, Ozil su rigore e Junuzovic), mentre Svezia e Irlanda, che hanno riposato, sono ferme a quota 3.

Nel gruppo 4, Romania e Olanda conducono a pari punti (6) il raggruppamento che vede come inseguitrici Ungheria e Turchia a 3 punti ed Estonia e Andorra ancora ferme al palo. Ieri, poker rumeno contro l’Andorra (Torje, Lazar, Gaman e Maxim) e poker orange contro l’Ungheria (doppietta di Lens, Indi e Huntelaar, inframmezzato dal rigore ungaro di Dzsudzsák).

Nel gruppo 5, Svizzera al comando con 6 punti (ieri ha battuto l’Albania con reti di Shaqiri e Inler), seguita da Islanda, Norvegia, Cipro e Albania a quota 3, mentre la Slovenia, dopo due gare, è ancora ferma a quota 0.

Nel gruppo 6, Russia e Portogallo (entrambe a quota 6), sono già in fuga su Lussemburgo, Irlanda del Nord, Israele e Azerbaigian, tutte a quota 1. Poker russo in Israele grazie alla doppietta di Kerzakov e alle reti di Kokorin e Fajzulin), mentre il Portogallo stende 3 a 0 in casa l’Azerbaigian (Silvestre Varela, Helder Postiga e Bruno Alves).

Nel gruppo 7, la coppia di testa, a 6 punti, è composta da Bosnia Erzegovina e Grecia. In un girone molto equilibrato, seguono Slovacchia a quota 4, Lituania a quota 1 e ancora a secco di punti la Lettonia e il Liechtenstein.

Il gruppo 8 è quello di Polonia, Inghilterra e Montenegro, appaiate a quattro punti. Seguono l’Ucraina a quota 1 e le cenerentole San Marino e Moldavia a quota 0. Ieri, sei gol del Montenegro in casa del San Marino (Dordević, Zverotić e doppiette per Delibašić e Bećiraj), 2 a 0 della Polonia sulla Moldavia (Blaszczykowski e Wawrzyniak), mentre l’Inghilterra impatta in casa contro l’Ucraina (Lampard a tre minutidalla fine raddrizza la rete di Konoplijanka).

L’ultimo gruppo, l’unico composto da 5 squadre, vede la Francia in testa con 6 punti, seguita dalla Spagna (3 punti, ma una gara in meno) e Georgia, anch’essa a quota 3. Ancora a caccia del primo punto Finlandia e Bielorussia. Ieri, le Furie Rosse hanno faticato contro la Georgia, vincendo solo a quattro minuti dalla fine grazie al gol di Soldado, mentre i Galletti hanno liquidato la Bielorussa con un rotondo 3 a 1 (Capouet, Jallet e Ribery; accorcia Pucila).

Si qualificano le prime di ogni girone, le seconde accedono agli spareggi. Dal momento che vi è un girone con 5 squadre, le statistiche delle seconde classificate non conteggeranno i risultati ottenuti con l’ultima classificata nel rispettivo girone.





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Euro 2012, la finalissima sarà Spagna-Italia.

venerdì 29 giugno 2012 0 commenti

di Claudio Santovito

BARI - La finalissima di Euro 2012 sarà un remake della gara d’esordio del girone C, tra Spagna e Italia, terminata in pareggio grazie ai gol di Di Natale e Cesc Fabregas. A distanza di soli ventuno giorni, le due nazionali si sfideranno a Kiev per il trofeo continentale.

I campioni euro-mondiali hanno sconfitto i rivali portoghesi soltanto alla lotteria dei rigori, dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi a reti bianche. Malgrado qualche tentativo più o meno pericoloso di Arbeloa, Iniesta e Ronaldo, la partita, molto simile a un derby Barcellona-Real, è stata piuttosto monotona, mostrando il timore di perdere a scapito della voglia di vincere.

Dagli undici metri la regola non scritta del “chi sbaglia per primo, passa” è stata riproposta nuovamente, dopo la sfida Inghilterra-Italia. Xabi Alonso e Joao Moutinho hanno esaltato rispettivamente Rui Patricio e Iker Casillas, poi Iniesta, Pepe, Piquè e Nani hanno trasformato i rispettivi penalty, prima del cucchiaio di Sergio Ramos e dell’errore di Bruno Alves. Il rigore decisivo lo ha messo a segno Cesc Fabregas con un colpo da biliardo. Inspiegabile la scelta di Paulo Bento di non far calciare subito Cristiano Ronaldo
.
Ieri l’Italia di Prandelli si è imposta contro la Germania: nonostante un avvio titubante (occasioni per Hummels e Kroos), gli azzurri sono stati bravi a rimanere concentrati e a sfruttare la prima indecisione della retroguardia tedesca: numero di Cassano e cross di sinistro, colpo di testa di Balotelli che anticipa Badstuber e batte Neuer. Reazione sterile della Germania, culminata con un bel tiro al sette di Khedira che Buffon devia in angolo. Sugli sviluppi del corner, contropiede azzurro con Montolivo che lancia Balotelli il quale, a tu per tu con Neuer, esplode un destro preciso e potente.

Ripresa con gli azzurri che tentano di arginare la verve tedesca, ma i rischi sono misurati. Allo scoccare del novantesimo, l’arbitro vede un fallo in area (probabilmente un mani di Balzaretti), Ozil trasforma ma ormai la finale è azzurra.

Raggiungendo la finale, l’Italia si qualifica anche per la Confederations Cup 2013 in Brasile. La competizione, infatti, mette di fronte otto squadre: i sei vincitori dei rispettivi tornei continentali, i campioni del Mondo e i padroni di casa che organizzano il Mondiale. Dal momento che la Spagna è campione del Mondo in carica, il posto destinato ai campioni d’Europa sarà riservato agli azzurri, anche in caso di successo spagnolo.




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Euro 2012, ecco le semifinali: Portogallo-Spagna e Germania-Italia.

lunedì 25 giugno 2012 0 commenti

di Claudio Santovito

BARI - I quarti di finale del torneo continentale europeo non hanno lasciato spazio a colpi di scena. Come da pronostici, le semifinali saranno Portogallo-Spagna e Germania-Italia.

Gli uomini di Paulo Bento hanno eliminato la Repubblica Ceca grazie al gol di Cristiano Ronaldo, sempre più decisivo e desideroso di sfruttare l’europeo per insidiare Messi nella corsa al pallone d’oro. Dopo aver colpito due legni e aver mancato il gol con una mirabile rovesciata, il talento di Funchal ha infilato Cech nella ripresa grazie a un  perentorio stacco di testa su cui nulla ha potuto l’estremo difensore del Chelsea. I ceki, pur correndo molto, non si sono affacciati quasi mai dalle parti di Rui Patricio.

La Germania di Low si conferma una volta di più la favorita del torneo, liquidando la selezione ellenica con un 4 a 2 che non lascia scampo. Avanti con Lahm con un bel tiro a giro da fuori area, si sono fatti raggiungere a inizio ripresa da Samaras. Il pareggio è durato solo una manciata di minuti, poi ci ha pensato prima Khedira con un bel destro al volo, poi di testa il solito Klose (gol numero 64 in 120 presenze, Gerd Muller – 68 gol, record – sempre più vicino), infine Reus a porta vuota a chiudere il conto. 
Nel finale l’arbitro ha concesso un rigore ai greci per un mani di Boateng: il tiro dal dischetto è stato trasformato da Salpingidis.

La Spagna ha battuto due a zero la Francia di Blanc. Galletti irriconoscibili, incapaci di produrre la benché minima apprensione alla Seleccion. Nel primo tempo, Xabi Alonso ha capitalizzato un cross di Jordi Alba incrociando di testa e battendo Lloris. L’unico tiro in porta dei francesi porta la firma di Cabaye, su punizione, ma Casillas non si è scomposto e ha deviato in angolo. Possesso palla formidabile degli spagnoli, che al 91esimo hanno guadagnato un calcio di rigore che Xabi Alonso ha trasformato portando la Roja in semifinale contro il Portogallo.

L’Italia ha battuto meritatamente l’Inghilterra ma soltanto ai calci di rigore. I tempi regolamentari e supplementari, infatti, si sono conclusi a reti bianche, nonostante  le svariate occasioni degli uomini di Prandelli, i legni e le parate di Hart. Inghilterra pericolosa solo in tre occasioni, prima con Johnson (paratona di Buffon) e poi con Wellbeck e Rooney (entrambi oltre la traversa). Dal dischetto, fatali gli errori di Young (traversa) e Cole (Buffon blocca), ininfluente l’errore di Montolivo (fuori).

SEMIFINALI (27-28 giugno):
PORTOGALLO – SPAGNA
GERMANIA – ITALIA

FINALE (1 luglio)

Euro 2012, gironi C e D: Italia con la Spagna, derby Francia-Inghilterra.

lunedì 4 giugno 2012 0 commenti


di Claudio Santovito

BARI -Ma veniamo al girone C, quello dei nostri azzurri, che dovranno vedersela con i campioni del mondo e d’Europa in carica della Spagna, con l’Irlanda di Trapattoni e con la Croazia, con la quale vanta un saldo negativo.

La prima partita dell’Italia sarà proprio contro le furie rosse; tutto il girone, come l’A, si giocherà in Polonia. Prandelli ha lasciato a casa Giuseppe Rossi (infortunato), Quagliarella, Matri, Pazzini e Osvaldo, puntando su una linea piuttosto “verde”, preferendo Balotelli, Giovinco, Borini, Cassano e Di Natale. In porta ha sacrificato Viviano, optando per il trio Buffon-De Sanctis-Sirigu, mentre la difesa è essenzialmente quella della Juve: fuori Ranocchia, ci sono Barzagli, Bonucci e Chiellini, cui vanno implementati Balzaretti, Abate, Ogbonna e Maggio, sperando di continuare con il ruolino di marcia che ha permesso alla nostra nazionale di vincere il gruppo C subendo – miglior difesa delle qualificazioni – solo due gol. A centrocampo, oltre ai soliti Pirlo, De Rossi, Marchisio, Motta e Montolivo, spazio a Nocerino, Diamanti e Giaccherini.

Gli spagnoli si presentano in partenza orfani di Puyol e David Villa infortunati, e di Bojan, Soldado e Thiago Alcantara per scelta tecnica. Ma la squadra di Del Bosque può contare veramente su un gruppo formidabile, dove anche chi sembra essere solo una riserva in realtà è un fuoriclasse. Xavi, Iniesta, Pique, Alonso, Cesc, Silva, Casillas, il meglio del Real e Barcellona non deluderanno, se implementati ai freschi campioni d’Europa del Chelsea Fernando Torres e Juan Mata. Gli spagnoli si sono qualificati primi nel gruppo I a punteggio pieno, costringendo la Repubblica Ceca agli spareggi.

 L’Irlanda guidata dal Trap è invece arrivata seconda nel gruppo B, staccata di due punti dalla Russia: ha perciò disputato lo spareggio, travolgendo l’Estonia. Stessa sorte è toccata alla Croazia, seconda nel gruppo con la Grecia e agli Europei grazie al successo negli spareggi contro la Turchia. 
Olic, Eduardo, Modric, Pranijc e Srna per la Croazia, Duff, Mc Geady e Keane per i verdi d’Irlanda i punti di forza di due compagini che fanno sicuramente del collettivo la loro forza. E il tandem Trapattoni-Tardelli, dal punto di vista tattico, non ha niente da invidiare a nessuno.

L’ultimo girone, che si giocherà in Ucraina come il B, vede protagonista l’esordiente Ucraina, qualificatasi di diritto in quando paese ospitante, la Svezia (miglior seconda delle qualificazioni), Francia e Inghilterra, vincitrici rispettivamente del gruppo D e G. Un girone che si presenta molto equilibrato, con la Svezia di Ibrahimovic pronta a sfruttare qualsiasi indecisione delle prime della classe, mentre l’Ucraina, capitanata dall’ormai trentacinquenne Shevchenko, potrà contare solo sul gruppo, sul fattore campo e su qualche buona giocata di Tymoshchuk e Milevsky. La Svezia, invece, oltre al fuoriclasse del Milan, ai affida agli interessanti Svensson e Rosemberg, oltre a una tradizione che la vede come una squadra difficile da superare e molto ben organizzata.

L’Inghilterra, orfana di Capello, Ferdinand, Crouch e di Lampard e Cahill in extremis, affidata all’ex Inter Roy Hodgson, tenterà di sfatare il tabù europeo secondo cui non si è mai affacciata nemmeno alla finale del torneo continentale. Terry, Gerrard, e Cole sono forse gli epigoni della Golden Generation ormai all’ultima chance, aggrappati più che mai ai gol di Wayne Rooney.

Infine la Francia di Blanc, che ha già operato il ricambio generazionale dopo il flop in Sudafrica, si affida ai vari Benzema, Menez, Ribery, Malouda, Mexes e Konscienly per i riportare i blues ai fasti dello storico treble tra il 1998 e il 2001 (Mondiale, Europeo e Confederations Cup). In attesa di ospitare il torneo tra quattro anni sulle rive della Senna, come ha deciso monsieur Platini.
La prima classificata del girone C affronterà nei quarti la seconda classificata del girone D e viceversa.





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Euro 2012: count-down iniziato. Curiosità del torneo.

martedì 22 maggio 2012 0 commenti


di Claudio Santovito
BARI- La XIV edizione dei campionati Europei di Calcio si terrà, per la prima volta nella storia, in Polonia e Ucraina, dall’8 giugno al 1 luglio prossimi. Sarà l’ultima edizione che vedrà confrontarsi, nella fase finale, sedici squadre. Dalla prossima, prevista nel 2016 in Francia, il presidente UEFA Platini allargherà le finaliste a 24. È la terza edizione organizzata in maniera congiunta da due paesi dopo Belgio-Olanda (2000) e Austria Svizzera (2008).

Polonia e Ucraina si sono assicurate l’organizzazione dopo aver battuto, all’ultima votazione, la candidatura congiunta di Croazia e Ungheria e quella dell’Italia, apparsa inizialmente favorita e, successivamente, compromessa, dopo la strumentalizzazione dei fatti di Catania. Non sono mancate, inoltre, anche ipotesi di corruzione.

Si giocherà in otto stadi, quattro in Polonia e quattro in Ucraina, per un totale di 31 partite. I quattro stadi in Polonia saranno il Narodowy, il Miejski, il PGE Arena Gdańsk e il Miejski, rispettivamente a Varsavia, Breslavia, Danzica e Poznań, mentre i quattro impianti ucraini saranno lo Stadio Olimpico di Kiev (che ospiterà la finalissima), la Donbas Arena di Doneck, il Metalist a Charkiv e l’Arena Lviv di Leopoli. Il pallone ufficiale del torneo sarà il Tango 12.

Quasi tutte le partecipanti hanno preso parte alla scorsa edizione: da rilevare l’esordio assoluto dell’Ucraina, il ritorno dell’Inghilterra e della Danimarca (assenti in Austria e Svizzera) e quello dell’Irlanda, che manca dall’edizione del 1988.

La nazionale che ha vinto più volte il trofeo è la Germania, con tre titoli (1972, 1980, 1996). Seguono a ruota Francia (1984 e 2000) e Spagna (1964 e 2008) con due. Urss, Italia, Cecoslovacchia, Olanda, Danimarca e Grecia vantano un titolo a testa. 

In particolar modo il ruolino dell’Italia non è particolarmente esaltante. Se ai campionati mondiali gli azzurri vantano ben quattro titoli, in Europa faticano a imporsi: si contano dieci presenze su quattordici edizioni, con un primo e un secondo posto. L’unica volta che la nostra nazionale ha trionfato è datata 1968, in casa, dopo che la semifinale con l’Urss era terminata in parità e l’arbitro ricorse al sorteggio per designare la finalista. Il capitano, Giacinto Facchetti, scelse “croce” e la nazionale raggiunse la finale, dove giocò due volte contro la Jugoslavia (la prima gara, finita in parità, fu ripetuta), battendola due a zero con reti di Riva e Anastasi. La sfortunata notte di Rotterdam e il golden gol di Trezeguet ricordano, invece, l’unico argento europeo dei nostri atleti, un risultato amaro maturato a pochi secondi dal fischio finale.

Infine, l’ultima curiosità: sarà un maiale a effettuare il pronostico delle partite, sulla falsa riga dell’operato di Paul, il polpo che in Sudafrica fece impazzire i bookmakers.




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Mercato low cost per la Juve

giovedì 10 maggio 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO -
Raggiunto il sogno tricolore, la Juve deve iniziare a pensare al prossimo anno e soprattutto al mercato in prospettiva degli impegni europei in Champions League che quest'anno, non hanno pesato sul fisico dei giocatori bianconeri.
Il giorno dopo la festa scudetto, Marotta, ha parlato di due ciliegine sulla torta dopo gli sforzi della scorsa stagione dedicati più alla quantità che alla qualità ma, questo non significa che la dirigenza porterà a Torino necessariamente due top players a cifre proibitive.
I nomi che circolano sono i soliti. Higuain, Dzeko, Suarez, Van Persie, sono giocatori di indubbio valore ma, i costi di cartellino e di ingaggio, risultano essere troppo alti per le casse bianconere considerando la linea giovane intrapresa dalla società e la storia di una Juve vincente solo quando si spendeva poco e i campioni, si lasciavano a squadre più ricche in favore di talenti non affermati ma ricchi di motivazioni come lo sono stati Del Piero o Zidane.
Se alla tradizione di un mercato povero, si unisce una squadra attuale già campione e collaudata senza personalità di spicco ad eccezione di Pirlo e Buffon, si può arrivare a pensare ad un mercato più ragionato che andrà a concentrarsi di sicuro in tutti i reparti ma tenendo in considerazione, più l'idea tattica di mister Conte e non i desideri dei tifosi. Certamente, si sostituirà un Del Piero partente con un giocatore dalle qualità simili ed in questo senso, sarà più facile arrivare a Giovinco e non a Van Persie o Jovetic perchè più economico. C'è solo da risolvere la comproprietà col Parma ma, dubito si supereranno i 10 mln per concludere l'affare. In attacco si continuerà a puntare su Matri e Borriello che sarà riscattato dalla Roma e in uscita, si conta di piazzare Iaquinta e Martinez.
A centrocampo, ci sono i problemi Elia, Krasic e Melo da risolvere. L'idea è quella di monetizzare da una loro cessione per prendere un centrocampista di esperienza internazionale come potrebbe esserlo Bastos (già in trattiva l'anno scorso con la Juve) e due giovani di speranza come Verratti (molto stimato da Sacchi) e Pogba. Difficile arrivare a Ramires del Bologna su cui ci sono le attenzioni delle inglesi.
In difesa, necessita un vice Bonucci. I nomi non sono molti. Spolli del Catania è una buona scelta mentre molto improbabile l'arrivo di Nesta. In arrivo un acquisto a zero? Anche in questa prospettiva, i nomi non sono molti e non da Juve.
Nessun top player quindi ma, piccoli rinforzi per rendere maggiormente competitiva la squadra in più competizioni quando si giocherà ogni tre giorni. L'ossatura principale non sarà modificata.















Serie A, la Juventus è Campione d’Italia 2011-2012. È lo scudetto numero 28.

lunedì 7 maggio 2012 0 commenti

di Claudio Santovito
BARI - La Juve ce l’ha fatta: ha conquistato, grazie al 37esimo risultato utile consecutivo, il suo scudetto numero 28 contro il Cagliari sul neutro di Trieste, con una giornata d’anticipo. Il Milan esce sconfitto e ridimensionato dal derby contro l’Inter.
La squadra di Conte va subito in vantaggio con un gol di Vucinic in sospetto fuorigioco; nel secondo tempo, dopo un bel tiro di Pinilla a lato di pochissimo, ci pensa Canini con un incredibile svarione a battere Agazzi e a regalare partita e scudetto ai bianconeri.

Al Meazza show dell’Inter: Milito porta in vantaggio i nerazzurri con un tocco sotto misura sugli sviluppi di una punizione. Il guardalinee non vede un colpo di testa di Cambiasso che Abbiati respinge oltre la linea. Sul finire del primo tempo Julio Cesar in uscita bassa prende il pallone, ma l’arbitro vede un inesistente fallo su Boateng e concede il rigore che Ibrahimovic trasforma. Ad inizio ripresa è ancora lo svedese, con una bella azione individuale, a portare avanti il Milan. Ma l’Inter, ancora in corsa per il terzo posto che garantirebbe i preliminari di Champions, ci prova prima con Sneider (bordata da quaranta metri che centra la traversa), si vede negare un rigore solare su Samuel prima dei due concessi e realizzati ancora dal Principe (falli di Abate e Nesta). Nel finale l’eurogol di Maicon sancisce la resa dei rossoneri.

Negli anticipi di sabato il Lecce, nonostante la solita prestazione generosa, perde in casa con la Fiorentina (gol di Cerci), sprofondando quasi matematicamente in serie B; la Roma non va oltre il 2 a 2 in casa contro il Catania: Totti fallisce un rigore, ma si fa perdonare nella ripresa con un gran sinistro che batte Carrizo. Il Catania non si perde d’animo e pareggia con un rigore trasformato da Lodi e va addirittura avanti con un bel sinistro di Marchese, prima del definitivo pareggio firmato ancora da Totti.

Lazio corsara a Bergamo con reti di Kozak e Cana, l’Atalanta recrimina per un rigore non concesso a Denis; con il medesimo risultato il Parma batte il Siena, grazie a un meraviglioso gol di Giovinco e al raddoppio di Floccari. Gli emiliani sono alla sesta vittoria consecutiva.

L’Udinese si sbarazza del Genoa con una punizione di Di Natale e con il gol di Floro Flores; nei genoani, a cui manca un punto per salvarsi, rosso per Kucka e Palacio. A Bologna i padroni di casa superano 2 a 0 un Napoli sfortunato (legni di Cannavaro e Cavani) grazie alle prodezze di Diamanti e Rubin. Un fallo di Zuniga innesca una rissa nel finale. Il Novara supera 3 a 0 un Cesena ormai in disarmo, grazie alla tripletta di Rigoni (due gol su rigore).

Si porta il pallone a casa anche Fabrizio Miccoli, mattatore nel 4 a 4 tra Palermo e Chievo: siciliani avanti con due gol del numero dieci, il primo su rigore. Pellissier su rigore e Uribe riportano la situazione in parità. Dopo una traversa di Miccoli, Luciano e ancora Pellissier allungano, ma una splendida semirovesciata di Miccoli e il gol di Silvestre siglano il definitivo 4 a 4.




La leggenda continua: La Juve è tornata!

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di Davide Colonna
BARI - "...perchè la Juventus, dopo già un secolo di storia, è diventata una leggenda. Una leggenda che è sorta in un liceo di Torino e che ha finito per conquistare nove, dieci milioni di tifosi in Italia e, certo, altrettanti all'estero con un nome, una maglia e dei colori conosciuti in tutto il mondo."  (Giovanni Agnelli)

La Juve, torna a festeggiare uno scudetto sul campo (l'ultimo ufficialmente riconosciuto nella stagione 2002/2003) e lo fa da imbattuta con una giornata di anticipo. Nel 37° turno di serie A, il penultimo, i bianconeri vincono 2-0 contro il Cagliari sul neutro di Trieste e il Milan si lascia scucire lo scudetto dalla maglia, soccombendo 4-2 nel derby milanese.

Si tratta ufficialmente del 28° tricolore ma, senza lo scandalo calciopoli del 2006 e la revoca degli ultimi due trionfi, si conterebbero ben trenta esultanze sul campo e tre stelle sulla maglia. La società, rivendica ancora prepotentemente le sue vittorie.
E' lo scudetto del gruppo ma soprattutto è lo scudetto di Antonio Conte a cui va il merito, non solo di aver riportato il titolo nella Torino bianconera ma anche lo spirito vincente che sembrava sfumato. Nessuno, ad inizio stagione, avrebbe mai scommesso un centesimo su questa squadra. Due settimi posti di fila e una campagna acquisti ritenuta inadeguata perchè orfana di un top player, avevano spento le ultime speranze dei tifosi bianconeri ormai stanchi di continue prese in giro ed incompetenze amministrative dopo la mazzata calciopoli costata la retrocessione in serie B e lo smembramento di una corazzata, costruita per dominare nel mondo. Era la Juve di Capello, Del Piero, Nedved, Trezeguet, Emerson, Vieira, Cannavaro, Thuram, Camoranesi e soprattutto di Ibrahimovic, ora con la casacca del Milan e considerato il primo mercenario traditore dal popolo di fede juventina.
Conte, prende per mano la sua "signora" e la porta in trionfo dopo una lunga cavalcata che l'ha vista in testa per quasi tutto il torneo. Un gioco basato sul collettivo, sulla forza, sulla grinta, sulla voglia di rivalsa e su di un nuovo modo di intendere il calcio che ha messo in secondo piano l'importanza dei campioni e delle figurine in rosa. Un gioco che ha riscosso le attenzioni dei tecnici delle più grandi squadre del mondo e invidia nei confini nostrani.
E' lo scudetto degli Agnelli, che tornano a gestire la società dopo la scomparsa di Gianni e Umberto, gli indimenticati presidenti artefici di quasi tutti i trionfi passati.
E' lo scudetto del nuovo stadio che la dirigenza ha sempre voluto. La Juventus è l'unica società in Italia ad avere uno stadio di proprietà seguendo l'esempio del resto d'Europa.
Uno scudetto che passerà alla storia anche per esser stato l'ultimo giocato e vinto da Del Piero con la maglia di una vita e di una incredibile carriera. Il capitano con ogni probabilità lascerà l'Italia, gli Stati Uniti la sua destinazione.
Zittite le polemiche di Allegri sul gol fantasma di Muntari nello scontro diretto grazie ad un margine di punti che poco spazio lascia alle lamentele; Zittiti i gufi di circostanza che sistematicamente gettavano fango sulla credibilità del campionato.
La Juve è tornata! Felici dovranno essere i veri tifosi per questo.
Dopo i festeggiamenti, gli uomini di Conte, dovranno pensare all'ultimo sforzo della stagione, la finale di Coppa Italia contro il Napoli in programma tra due settimane.
La leggenda continua quindi ed è una dura risposta a chi pensava di aver cancellato più di un secolo di storia con un pugno di intercettazioni telefoniche. Viva la Juve!










Che frittata Buffon!

giovedì 3 maggio 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Commento:
Nella partita decisiva per la corsa scudetto, dove contava solo vincere per ipotecare il titolo, la Juve di Antonio Conte, perde il suo sangue freddo e subisce un impensabile pareggio (1-1) da parte di un Lecce che a cinque minuti dalla fine, aveva due piedi in B.
A fare la frittata, questa volta, oltre ai continui errori sottoporta dei bianconeri che son costati una serie infinita di pareggi in stagione, ci ha pensato il portiere più forte del mondo Gigi Buffon. L'estremo difensore della "vecchia signora" e della nazionale, confeziona un graditissimo regalo (neanche fosse Natale) a Bertolacci e al Milan, controllando nel peggiore dei modi un retropassaggio di Barzagli e permettendo al centrocampista giallorosso, un comodo appoggio a porta vuota. Con questo risultato, a due giornate dalla fine, i Salentini sperano ancora nella salvezza e i rossoneri guidati da Allegri nel tricolore.
Aldilà della papera di Buffon, che comunque non ha subito tiri, la Juve, non gioca una grande partita, sembra stanca, paurosa e arretra in più di una occasione il baricentro permettendo agli uomini di Cosmi di affacciarsi facilmente al limite dell'area di rigore. La manovra bianconera, si manifesta lenta, caratterizzata da molti lanci lunghi indirizzati alle punte e da molti retropassaggi al portiere che in almeno tre occasioni, aveva preannunciato il fattaccio ai suoi tifosi sugli spalti.
Dopo il vantaggio di Marchisio e l'espulsione di Cuadrado, la partita sembra in discesa per Conte e compagni che invece di chiudere la partita, si specchiano nel loro gioco e nel ridotto vantaggio. Vucinic e Quagliarella, si dimenticano di pressare e lasciano a Marchisio e Vidal un lavoro di corsa e rottura massacrante; Caceres, sembra tatticamente inutile e tecnicamente inadeguato (è addirittura Chiellini a mostragli cosa fare) e i movimenti senza palla che solitamente ispirano l'estro di Pirlo, latitano.
L'atteggiamento dei padroni di casa, poco combattivo e quasi superficiale, lascia trasparire quello che è da considerarsi il vero male: La Juve gioca per non perdere e non per vincere; Sembra che l'imbattibilità sia divenuta più importante della vittoria finale.
Rispetto ai due anni precendenti e alle altri stagioni post- calciopoli, che avevano relegato la società ai margini della serie A e non solo non c'è paragone ma, sembra ci sia ancora troppa immaturità per portare a casa un risultato importante come lo scudetto. La presenza in squadra di campioni, serve anche a saper gestire la pressione delle partite importanti per non fallirle e la fame di vittorie, sembra avercela solo il tecnico e qualche suo fedelissimo e si vede. Calciatori come Vucinic, Quagliarella o Bonucci, devono imparare a sacrificarsi per il progetto e non a sprecare palloni in maniera automatica e folle per poi prendersi i meriti quando le cose vanno bene perchè a far così siam bravi tutti.
A questo punto, anche se la Juve mantiene il vantaggio di un punto sul Milan in classifica, la paura di perderlo questo scudetto nell'ambiente bianconero è palpabile e quasi giustificata considerando gli scarsi risultati contro le "provnciali" e la forza del Milan che non perde un colpo.
E Buffon? Sarà in grado di superare psicologicamente l'errore e di ritrovare sicurezza?
Voi cosa ne pensate?














Responsabile dei Servizi Sportivi: Mario Schena
 
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