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Catania - Milan: la prima volta di Boateng, lo "sciagurato" Barrientos ed il solito errore ai danni del Catania

sabato 1 dicembre 2012 0 commenti

Mano nella mano Boa e Nocerino verso i tifosi
di Giovanni Sgobba
MILANO - Storie che si ripetono e storie scritte per la prima volta, almeno in questa stagione: Catania - Milan cosa ha raccontato? Un Milan in ripresa, un Catania perfetto ed ordinato per un tempo e poi i primi 10 minuti della ripresa che hanno sconvolto l'equilibrio del match. La Gazzetta dello Sport oggi intitolava: "faraone + aiutino", stessa importanza dunque data a questi due fattori, ma forse sarebbe convenuto invertire l'ordine degli addendi e non è detto che il risultato sarebbe stato lo stesso. 
Perché, storia già vista domenica scorsa, i rossoneri sbloccano la casella dei goal fatti con la rete di El Shaarawy viziata da una svista arbitrale, questa volta del guardalinee che non segnala il fuorigioco. Allegri, proprio come la sfida contro la Juventus meno di sette giorni fa, ha ammesso l'errore che ha portato la partita in parità, ma che di fatto che ha demolito l'animo degli etnei. Nonostante, infatti, gli squalificati Spolli e Gomez, e gli infortunati Izco e Biagianti, Maran è stato abile a riorganizzare la squadra senza perdere qualità e soprattutto pressing ed i primi minuti di gara dimostrano come il Catania ha sete di riscatto dopo il ko nel derby. 
Legrottaglie, autore del goal del momentaneo vantaggio
E' proprio l'ex rossonero e tifoso milanista, Legrottaglie a portare in vantaggio i padroni di casa dopo 10': altra storia già vista è il goal subito dalla retroguardia rossonera su calcio da fermo; un'altra disattenzione che ha tagliato le gambe al Milan. Con Nocerino e Robinho spettatori non paganti, i giocatori d'attacco, Montolivo su tutti, rimangono spesso invischiati nelle ragnatele difensive del Catania, che al contrario sembra giocare a memoria con ogni elemento consapevole delle regole da seguire e rispettare. Un paio di spunti di Boateng ed El Shaarawy sono le uniche  possibilità di registrare la presenza in campo di Andujar. 

Prendendo in prestito un'espressione coniata da Gianni Brera per Egidio Calloni, lo "sciagurato" Barrientos, ad inizio secondo tempo, combina la frittata: ammonito nel primo tempo per una simulazione, rifila un calcetto a Nocerino tanto evidente e goffo, quanto letale che gli vale l'espulsione. E qui il Catania, senza ragione a giudicare dai primi 45', crolla di schianto con la mente che non assiste le gambe. E così dinanzi al Milan si stende un tappeto rosso, un invito a credere nella rimonta che effettivamente si realizza nel giro di 8 minuti prima con la rete, già raccontata, del 20enne "crestato" e poi con la splendida realizzazione di Boateng. Ecco la storia nuova di questa stagione: primo centro per il ghanese, primo goal con la maglia numero dieci, ma le novità finisco qui perché il tiro a giro da fuori area dopo un repentino movimento di corpo è l'iconografia della sua solita imprevedibilità. Il Milan infila l'ennesima rimonta in trasferta, ma questa volta porta a casa il bottino pieno legittimando, con l'1-3 finale messo a segno dal solito, già visto, El Shaarawy, le tre-quattro chiarissime occasioni da goal. 

l'errore del guardalinee sul goal del pareggio
Prima striscia positiva stagionale per Allegri che non aveva mai vinto 2 gare consecutive, ma nella partita che ha visto il nuovo alternarsi con la consuetudine, spicca l'ennesimo errore ai danni del Catania. Contro le tre più blasonate, Inter, Juventus e Milan gli etnei sono stati danneggiati: rigore per il possibile 1 a 1 non concesso a Gomez, a San Siro contro i nerazzurri; goal regolare annullato a Bergessio contro i bianconeri passati in vantaggio con azione in fuorigioco e nuovo offside ieri sera non fischiato ai rossoneri. Evidentemente, come dice l'a.d. Gasparin, la bandierina, quando ci sono di mezzo le grandi, è molto più pesante da sollevare.




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Milan, si pensa già a giugno: occhi puntati in Brasile. Piace Lloris e possibile gradito ritorno

venerdì 23 novembre 2012 0 commenti

il 19enne Felipe Anderson
di Redazione
MILANO - La società rossonera sta guardando avanti, addirittura sta già pianificando la campagna-acquisti della prossima stagione. Come si legge sul Corriere dello sport sempre all'insegna della ricerca mirata di baby-boom, dal Brasile è giunta la conferma che il Milan è su Felipe Anderson, 19enne del Santos. Confidandosi su «Globo Esporte» Serginho, attuale capo degli osservatori rossoneri in Brasile, non ha smentito le indiscrezioni di qualche giorno fa. "Sì, è vero. Ci interessa Anderson. Continuiamo a tenerlo sotto osservazione per valutare la sua crescita - ha ammesso Serginho perché è un giocatore maturo e con grandi margini di crescita. Le sue caratteristiche interessano al Milan". Anderson è un centrocampista offensivo che è in grado anche di proporsi in fase d`attacco. Nell`ambito di questa trattativa che viene considerata molto interessante da parte del Milan considerata anche la giovane età di Felipe Anderson, si inserisce il discorso relativo a Robinho. Binho, come è noto, è affascinato dall'ipotesi di poter tornare proprio al Santos, la squadra che gli ha dato fiducia e l'ha lanciato nell'olimpo del calcio mondiale.

Kakà con la maglia del Real
Sempre a proposito dei campioni carioca che a Millanello e nel Milan hanno trovato sempre radici molto profonde, non bisogna mai sottovalutare la pista, attualmente un po` inariditasi, che potrebbe riportare a Kakà. L`ex-milanista sta affrontando la sua quarta stagione al Real Madrid sempre fra alti e bassi. La fiducia di Mourinho è a intermittenza, ma almeno le condizioni fisiche di Ricky sono buone, quasi ottimali. Non è detto che dovendo rilanciare il Milan anche dal punto di vista dell`immagine, Berlusconi non decida di ritentare l`assalto a Kakà nella prossima estate.


Lloris, portiere del Tottenham
Ad ogni modo il primo reparto sotto osservazione resta la difesa ed è su quella che si opererà sia nell’immediato che a più lunga scadenza. Il caso Abbiati è stato chiuso senza conseguenze dopo lo sfogo dell’ad a Napoli che era stato intercettato dalle telecamere mentre si lasciava andare a considerazioni da ultrà sul portiere ma che urga una soluzione differente per la prossima stagione è palese. Sia Abbiati che Amelia non possono dare garanzie anche per l’anno prossimo ed ecco quindi che è tornato di stretta attualità un nome già monitorato a lungo dal Milan in passato, quello del portiere francese Lloris.
L’allora numero uno del Lione, oggi al Tottenham, viene considerato la prima scelta da Galliani per il post-Abbiati. All’epoca non fu possibile acquistarlo anche perché alla fine si decise di dare ancora fiducia a Dida ma stavolta il Milan è intenzionato a tornare alla carica e a fare sul serio. Non che siano del tutto tramontate le altre candidature, con Consigli che in questo momento sembra in pole nei desideri e Perin che resta un obiettivo della società ma non a breve scadenza, ma per un Milan che vuol tornare protagonista in Italia e in Europa occorre un portiere esperto e dalla levatura internazionale. Nel solco di una tradizione che ha visto sempre eccellenti portieri in rossonero, Lloris sarebbe la soluzione ideale. Ieri Galliani ha visto in tv la gara del Tottenham contro la Lazio, in cui il portiere degli inglesi è stato decisivo nel salvare il risultato, e si è convinto una volta di più che sarebbe perfetto per il Milan.





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Milan: decima volta di fila agli ottavi. Pato che autogol! Così ti sei giocato l'affetto degli ultimi sostenitori

giovedì 22 novembre 2012 0 commenti

l'esultanza di El Shaarawy con Costant e Nocerino
di Giovanni Sgobba
BRUXELLES - Il leit-motiv della stagione rossonera è e sarà la sofferenza, questo è certo. Passeggiate trionfanti non ce ne saranno, ma almeno per oggi, i risultati hanno premiato la tenacia ed i colpi dei singoli dei ragazzi di Allegri. Decimo pass per gli ottavi strappato negli ultimi dieci anni di partecipazione alla Champions League (eccezion fatta per l'anno 2008-2009 quando il Milan disputò l'Europa League): Ancelotti a partire dalla stagione 2002-2003 tracciò la strada che i rossoneri avevano smarrito, poi, prima Leonardo e dopo Allegri, hanno consolidato il percorso senza però raggiungere la meta luccicante. 
Statistiche a parte, il risultato di ieri non serve solo ad aggiornare classifiche ed almanacchi: nonostante il cammino disastrato, compromesso da continui sbalzi  atmosferici e da rarissime schiarite, il Milan procede a testa bassa e a passo lento e riesce a conquistare l'accesso alle fasi successive con un turno di anticipo.


El Shaarawy al suo secondo goal in Champions
Ancora una volta Stephan El Shaarawy rappresenta il faro che sta permettendo al Milan di attraversare dignitosamente il buio di questa stagione; è lui che prende di petto le sfide e le accetta senza la paura di rischiare e di sbagliare, è lui che dimostra di dare sempre l'esempio non solo segnando, ma anche fornendo assist anche quando attorno a lui c'è un deserto. Sembra già lontana la doppietta di sabato scorso contro il Napoli che gli è valsa la vacanza ai Caraibi offerta da Ambrosini. Sembra una divertente gag, ma in questa scommessa risiede l'inattesa crescita esponenziale del piccolo talentino: il capitano del Milan si immaginava dieci realizzazioni a fine campionato, siamo a fine novembre ed El Shaarawy (raggruppando i goal con le Nazionali) ha messo già a referto 16 reti in 20 presenze, per essere più chiari media di 4 goal in 5 match disputati.  
Napoli come Bruxelles un dejà vù: De Sciglio (buona prestazione offensiva, distratto in difesa negli ultimi minuti) crossa in mezzo e il Faraone la butta dentro. Lo schema dei ventenni che aveva infilato il Napoli ha aperto le marcature rossonere anche contro l’Anderlecht, di fatto, risvegliando un Diavolo intorpidito come tante volte lo si è visto nei primi 45 giri di lancetta. 

la prodezza di Mexes
E, come spesso capita, nel secondo tempo si è vista un’altra squadra, un’altra grinta, un’altra voglia. Istantanea di questo cambiamento è la rovesciata splendida di Mexes: follia dettata dall'istinto, muscoli meno contratti dal risultato sbloccato e mente sgombra per crederci. Così dovrebbero giocare sempre gli uomini di Allegri e non solo quando, a risultato compromesso, ci si fionda avanti al grido "o la va, o la spacca". 



Tutti felici, dunque? Macché! Tanto per dar seguito ad una stagione così avara di sorrisi, anche quando dovrebbero tutti essere soddisfatti, arriva la voce fuori dal coro che questa volta però stona, e tanto. 
Pato, autore della rete della sicurezza dopo il 1-2 e i conseguente forcing dei padroni di casa, rovina clamorosamente l'atmosfera con parole che storpiano: "Io voglio giocare, ora viene qui il mio procuratore per valutare". 
Pato
Cosa c'è da valutare? Siamo certi che con suddetta affermazione anche i più romantici e incalliti tifosi, che a spada tratta hanno difeso il giocatore brasiliano, si siano sentiti delusi ed infastiditi. Davvero un giocatore quasi sempre rotto e che è nonostante tutto è stato tanto coccolato può richiedere simile pretesa? L'egoismo personale di chi si vuole tirare fuori da un problema collettivo, due reti in Champions e sbiadite prestazioni non possono essere un curriculum valido da presentare ad Allegri e così ad un mese dalla riapertura del calciomercato, il numero 9 si è voluto mettere in vendita. 
Tira aria di divorzio, ma Pato rischia di rimanere imprigionato a Milanello: si perché è impensabile che un giocatore fisicamente non integro e che alla spalle ha avuto 15 infortuni di media lunghezza, possa avere mercato. Aggiungeteci pure il dolore al muscolo della coscia sinistra (la stessa dell'ultimo infortunio) percepito a fine gara e capirete bene quanto è stata infelice la sparata del talento brasiliano. Beffardo se si ripensa a ciò che sarebbe potuto succedere un anno fa con il brasiliano al PSG e con Tevez in rossonero. "Sliding doors" di un percorso che oggi sembra una sconfitta amara per tutti, in primis per Pato. Riconoscenza...questa sconosciuta. 





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Calciomercato Milan: per Pato in passato rifiutati 50mln. Balotelli in rossonero solo nel 2014?

sabato 17 novembre 2012 0 commenti

Pato
di Redazione
MILANO- “Pato è un grande campione che abbiamo sempre ritenuto incedibile, era il più incedibile della rosa, poi purtroppo negli ultimi due anni ha avuto molti problemi fisici ma l’ho visto in ripresa. Lui deve tornare a credere e ad avere fiducia in se stesso perché vogliamo rivedere il vecchio Pato. Ricordo che qualche anno fa una squadra spagnola offrì ben 50 milioni per lui”. Parola di Silvio Berlusconi che ha affrontato uno dei tantissimi temi nella visita, fuori dal contesto ordinario, tenuta venerdì a Milanello.
Tra questi soprattutto tanto calciomercato con un passo indietro sulla questione Thiago Silva - Ibrahimovic e con i tifosi che vogliono nuovi acquisti a gennaio: "C'è la possibilità di fare meglio di quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto 26 anni di grande Milan e siamo la squadra che ha vinto di più nel mondo. I grandi protagonisti degli ultimi anni hanno dovuto lasciare per un discorso anagrafico, mentre con le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva al Psg risparmiamo 160 milioni in tre anni. In un momento così di crisi non potevamo rinunciare ad un’offerta del genere. Il Milan riparte ora puntando sui giovani. A gennaio vedremo se ci saranno delle cessioni da fare e se c’è qualche possibilità di acquistare. Il trio Bojan-Pato-El Shaarawy non è per niente male e sono molto giovani”

Balotelli e Mancini
Intanto Galliani, su input di Silvio Berlusconi, starebbe pensando a una tattica diversa per arrivare a Balotelli. Un piano a lungo termine, che prevede di prendere il giocatore del City nel 2014. A meno che, ovviamente, qualche club con maggiori disponibilità economiche non si muovesse prima su SuperMario. La volontà del Milan di applicare questa nuova strategia sarebbe supportata anche dalle parole di Mino Raiola, che, pur continuando a ripetere che tra Balotelli e Mancini non c’è alcuna guerra in atto e che il giocatore desidera restare al Manchester City, ha fatto capire che in un futuro non troppo lontano l’attaccante potrebbe tornare in Italia. "Vogliamo rimanere minimo ancora un anno e mezzo al City". Un anno e mezzo, il procuratore ha anche stabilito la data della possibile partenza, facendo ovviamente i calcoli in base al contratto che Balotelli ha attualmente con il City. L’accordo scade a giugno del 2015 e dalle parole di Raiola si capisce che SuperMario non ha alcuna intenzione di rinnovarlo. Di conseguenza, a giugno 2014 il suo prezzo inizierebbe a precipitare. E, allora, il Milan potrebbe approfittarne. Certo, si tratta di una data ancora lontana, forse troppo per un piano dettagliato. Ma considerati i protagonisti della faccenda nulla è da escludere. Al momento, il Milan continua a monitorare la situazione, in particolare l’evolversi dei rapporti tra Mancini e il giocatore, arrivati al punto più basso da quando i due lavorano insieme.





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Emanuelson vede solo rossonero

venerdì 16 novembre 2012 0 commenti

di Redazione
MILANO - Una volta era il Paradiso di tutti i calciatori, il Milan. Oggi per portarci qualche campione sul calciomercato bisogna sudare e a volte manco basta. Ma il fascino del club rossonero resta e chi ancora fa parte di questa famiglia avverte l’orgoglio di vestire questa maglia. Come Emanuelson, ad esempio. Arrivato dall’Olanda con credenziali da laterale offensivo, il giocatore ha stentato i primi tempi ad affermarsi ma quando ha trovato la sua dimensione nel nuovo ruolo disegnatogli da Allegri è esploso in tutto il suo valore. All’Ajax faceva il terzino offensivo sulla fascia sinistra, oggi è un trequartista moderno e duttile, capace di adattarsi alle esigenze della squadra e soprattutto maturo per il calcio italiano. Nel Milan dalle porte girevoli, dove i titolarissimi sono pochi e l’alternanza è legge, è tra quelli che hanno giocato di più. In un’intervista alla Gazzetta dello sport il centrocampista parla del momento delicato della squadra alla vigilia della trasferta di Napoli e si dice convinto che presto si rivedrà un grande Milan. Al punto da non avere dubbi neanche sul suo futuro che continua a vedere a due colori, il rosso e il nero: "Questa situazione è provvisoria. Se c’è da restare a lungo al Milan, ci metto la firma. La maglia del Milan non potrà mai essere una maglia qualunque". 



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Milan: suggestivo ingresso dei cinesi in società, mentre per gennaio si pensa al centrocampo

giovedì 15 novembre 2012 0 commenti

il presidente dello Guangzohu, Liu Yongzhuo, e Lippi
di Redazione
ROMA- Cosa c'è dietro l’improvvisa frenata dei cinesi in merito all'acquisizione di quote del club nerazzurro? Un clamoroso cambio di rotta. Lo scrive il Corriere dello Sport che arriva ad ipotizzare uno scenario davvero suggestivo, con gli investitori cinesi che sarebbero pronti ad entrare nel club di Berlusconi e a portare anche Marcello Lippi, intermediario in questa situazione, come direttore tecnico. Una vera e propria rivoluzione che avrebbe immediate conseguenze anche sul calciomercato d’inverno. Dopo i problemi burocratici che ci sono stati con l’Inter, Liu Yongzhuo, patron del Guangzohu, sembra infatti intenzionato a rilevare un parte delle azioni della società di via Turati. A fare da intermediario in questa trattativa sarebbe appunto Marcello Lippi, ex ct dell’Italia e attuale allenatore della squadra cinese, che se l’affare dovesse andare in porto potrebbe entrare anche lui nel Milan come nuove direttore tecnico. Il primo contatto tra le due parti dovrebbe avvenire il 4 dicembre: dopo una visita a Milanello, gli investitori cinesi assisteranno al match di Champions League dei rossoneri contro lo Zenit di Spalletti a San Siro. Questa potrebbe essere l’occasione giusta per parlare dell’ingresso nel club di Silvio Berlusconi di Liu Yongzhuo, il cui patrimonio personale viene stimato intorno ai 2,7 miliardi di euro. Indubbiamente con una nuova liquidità e con l’ingresso di Lippi come supervisore, cambierebbe anche la disponibilità economica sul mercato e non sarebbe azzardato fare sogni in grande.

Matuzalem
Intanto rimanendo coi piedi per terra, si concentra sulla zona centrale l’attenzione del Milan sul calciomercato. Manca un regista di movimento, ovvero un giocatore dai piedi buoni che abbia anche dinamismo che consenta anche a Montolivo di spostarsi più avanti, senza rimanere bloccato a fare da mediano davanti alla difesa. L’idea di arricchire la rosa dei centrocampisti a gennaio frulla già da tempo nella testa di Galliani che sta monitorando diversi giocatori ma oltre ai talenti stranieri visionati da Braida nei suoi viaggi all’estero, si pensa anche a giocatori che già militano in serie A. Al mercato invernale, infatti, si cerca chi possa essere già pronto per inserirsi nei meccanismi della squadra e non chi invece avrebbe bisogno del necessario tempo di ambientamento. I giovani e le scommesse verrebbero presi con vista su giugno ma alla riapertura delle liste servono giocatori fatti e due sono i nomi in pole per il centrocampo. Il primo è quello di Francelino Matuzalem della Lazio, che è anche l’affare low cost cui si sta lavorando sotto traccia da tempo, l’altro è una vecchia fiamma ovvero Luca Cigarini. Su Matuzalem, da tempo in rotta con il club biancoceleste e che comunque non rientra nel progetto tecnico di Pektovic, si registra anche l’interesse del Palermo.



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Milan: la Nazionale conferma l'intesa tra Balotelli ed El Shaarawy. Ma prima bisogna vendere

0 commenti

El Shaarawy e Balotelli con la maglia azzurra
di Redazione

ROMA- L'amichevole di ieri tra Italia e Francia, negativa nel risultato, ha lanciato un'ulteriore ipotesi suggestiva: vedere la sponda di Balotelli per Montolivo e l’assist dell’ex viola per El Shaarawy che mette a segno il primo goal ha fatto pensare all'idea di vederli assieme con la casacca rossonera. Quando poi si è visto dialogare il Faraone con SuperMario con tanta naturalezza, come per esempio l'ottimo il passaggio di El Shaarawy per la traversa di Balotelli, si è avuta la certezza.

Balotelli al Milan si può? Oggi forse no, a gennaio chissà, a giugno perché no. Così ha affermato El Shaarawy nel post-partita:"Mi trovo bene con Mario, perché è un grande giocatore che sa metterti davanti alla porta, c’è un’ottima intesa. Uno come lui farebbe comodo a tutte le squadre anzi a tutti, perché è un talento, ha forza e tecnica. Noi due coppia azzurra del futuro? Lo spero, sto attraversando un buon momento e spero di continuare così".
Balotelli non ha voluto parlare invece, ma che stia vivendo un momento particolare al City è ormai chiaro a tutti. Nessuno in Inghilterra ha dimenticato quanto è successo sabato scorso. Dodici ore prima del fischio d'inizio di Manchester City-Tottenham, ovvero all'una di domenica notte, si è recato in un bar dove si teneva una festa. Non ha infranto nessuna regola dato che non era presente nella lista dei convocati, ma il gesto è stato comunque mal digerito dalla dirigenza, visto che, in caso di forfait all’ultimo momento di uno degli attaccanti titolari, Balotelli sarebbe dovuto andare in panchina. 


Robinho
Ma il Milan prima di acquistare ha bisogno di cedere. Un diktat della società che, però, questa volta potrebbe avere già a disposizione un giocatore da sacrificare senza far scoppiare una vera e propria rivolta tra i supporter già arrabbiati per l'andamento del team di Allegri. Robinho, infatti, pare ormai destinato a lasciare il Milan già a gennaio, con il Santos che è pronto ad investire circa 10 milioni di euro pur di riportare a casa il figliol prodigo. A lungo inseguito dal club dove è cresciuto calcisticamente, Robinho non ha mai nascosto la sua voglia di ritornare in Brasile ed il suo sogno, mai come quest'inverno, potrebbe finalmente avverarsi. Con il possibile ingresso di soldi freschi nelle casse rossonere, la dirigenza del Milan deve ora decidere come investire questi liquidi, e Balotelli potrebbe essere una soluzione di grande effetto per riaccendere la passione nei delusi tifosi rossoneri.






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"O mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."

martedì 13 novembre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- Non bisognava sbancare San Siro per capirlo, semmai la "Scala del calcio", per la sua fama storica, può conferire trionfi e riconoscimenti. Il calcio espresso dalla Fiorentina di Montella merita questo palcoscenico ed è un vero peccato che per questa stagione abbia terminato di esibirsi, laddove, quando primeggiano le tinte rossonere, di bel calcio se ne vede ben poco. Dipende dai punti di vista, certo, ma non si può non affermare democraticamente che la Fiorentina di Vincenzo Montella, alla dodicesima giornata di campionato, rappresenti la cosa più riuscita del campionato italiano. La risposta genuina alla crisi che cuce i portafogli dei presidenti: un allenatore giovane, ma con un background solido, tanti giocatori determinati con la voglia di affermarsi o di rimettersi in gioco. Se ci sono questi due, tre fattori, ne seguirà anche un quarto: la pazienza dei tifosi che vedono serietà nel progetto. 
Ecco perché l'1-3 fa ancora più effetto. La Fiorentina è tutto ciò che il Milan non è, ma che tanto vorrebbe essere: un gruppo messo su in mezza estate coeso e soprattutto non fisso e fermo nella sua staticità. Ogni pedina risulta essere interscambiabile da dimenticarsi che Jovetic non ha preso parte al trionfo viola. 

Sarà che le stagioni calcistiche si susseguono tra alti e bassi altalenanti, sarà che l'anno passato la viola era sull'orlo fallimentare, mentre il Milan provava a bissare lo scudetto della passata stagione, sarà, ma per motivi differenti sono entrambe partite da zero, volente o nolente andava messa una linea rossa sulla stagione passata. 
Il tasto reset sembra, però, aver formattato la memoria rossonera: da come si sta sul campo, da come si difende a come si attacca, passando attraverso lo schema da utilizzare, a tal punto che Mexes, difensore (stando ai suoi precedenti), si dimentichi come fronteggiare Borja Valero sul goal del 0-2, salvo poi reinventarsi elegante attaccante, che con un tacco al volo, colpisce il palo sul quale si avventa Pazzini per l'illusorio goal della speranza. E anche Allegri sembra aver perso lucidità e la certezza di essere seguito: mettere tante punte senza raziocinio è un eccesso inutile, è fuffa. E' il gesto più prossimo allo sbaraglio totale, fatto con la stessa intelligenza di certi semafori cittadini.

Teniamoci, invece, stretti la Fiorentina che nel disorientamento calcistico italiano può rappresentare una linea guida: oltre alle caratteristiche sopra enunciate, aggiungeteci pure che esprime il miglior calcio soprattutto mantenendo ermetica la difesa con soli 9 goal subiti (solo 2 in casa). Si può essere spettacolari e (con)vincenti senza i pirotecnici 5-4 (qualcuno ha pensato a Zeman?), tanto che, guardandola sul prato milanese di San Siro, vien voglia di cantare "o mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."



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El Sharaawy segna, gli altri no. I (non) numeri dell'attacco rossonero preoccupano

lunedì 29 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- Il Milan ed Allegri possono respirare per qualche giorno, prima di ributtarsi in campionato nella sfida contro il Palermo. Sabato, contro un Genoa forse ancor più inguaiato dei rossoneri, il Milan ha ritrovato il successo dopo 3 sconfitte consecutive tra Serie A e Champions.
Tralasciando per una giornata la questione sistema di gioco,  i rossoneri hanno sbloccato un match dall'andamento atarassico solo nel finale grazie alla rete del solito El Sharaawy. Bene, si potrebbere dire, ha segnato ANCORA il giovane attaccante con la cresta. Ma il sorriso nel vedere come il ragazzo con la maglia n. 92 stia crescendo in maniera costante ed esponenziale, svanisce, qualche istante dopo, riflettendo sul fatto che abbia segnato ANCORA UNA VOLTA SOLO lui. E gli altri?
Preoccupa e tanto, come l'intero sistema d'attacco del Milan sia con le polveri bagnate. Nessuno segna, e nessuno ci prova per lo meno. Il Milan, stando a dati statistici, rischia di rimanere impantanato in una situazione che oramai da mesi non si sblocca. In campionato, infatti, in 9 match disputati, i ragazzi di Allegri sono andati a segno solo 10 volte ed hanno subito 10 goal. Che significa? Che se il Milan non chiuderà prontamente il rubinetto in difesa che continua a perdere ed in attacco non si sbloccaneranno le punte, la media continuerà ad essere sempre più nera (che rossa). E' la stagione del letargo non è ancora iniziata.
Ancor più facile in Champions: 3 partite, 3 goal fatti e 3 subiti. Elementare no?
Non paghi dei numeri, è anche nella maniera in cui il Milan ha sengnato che non può rallegrare: oltre ai 7 goal di El Sharaawy in questa stagione, si registra la tripletta di Pazzini conto il Bologna (rivelatasi, al momento, solo un fuoco di paglia), la rete di De Jong sfiorata leggermente in Lazio - Milan, e la rete di Emanuelson su punizione (deviazione che ha spiazzato il portiere) contro lo Zenit ed un autogoal, sempre contro i russi.
Qui non c'è cura tattica che possa risanare questo deficit: possiamo parlare di moduli poco idonei a Pazzini, dei continui infortuni in avanti, dei capricci di chi avrebbe dovuto essere il leader, ma il mio pensiero è sempre lo stesso: se un ragazzino che ha da qualche giorno compiuto 20 anni, dimostra di essere abbastanza maturo da non soffrire cambi di moduli e tale da caricarsi sulle spalle una squadra a suon di goal e di prestazioni cariche di ripiegamenti difensivi, beh possiamo parlare di tutto, ma parleremmo di infantili giustificazioni...




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Un tempo il Milan si esaltava. Oggi nemmeno la Champions desta i Rossoneri.

giovedì 25 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MALAGA- C'era un tempo in cui il Milan in Champions si trasformava: da brutto anatroccolo che singhiozzava in campionato, a splendente cigno nelle notti europee, palco prestigioso per mettere in mostra tutto il proprio fascino. Era diventata una cantilena ripetuta più volte: "il Milan in Champions si esalta", "quando i giocatori ascoltano quella musichetta sembrano acquisire convinzioni", insomma tante belle parole alle quali seguivano prestazioni magari alla vigilia inimmaginabili, tanto da finire per credere alla favola della Champions. Niente di vero, ovviamente c'è una spiegazione logica: in Europa le squadre non si chiudono a riccio come in Italia e quindi permettono di giocare. Senza dubbio, però, in Champions o sei organizzato ed hai un gruppo coeso, oppure da ambito palcoscenico qual è, si trasforma in un bugigattolo comico di periferia.
A Malaga fanno festa per un risultato storico: a punteggio pieno dopo 3 giornate, nemmeno un goal subito e soprattutto il piacere di assaporare una indimenticabile notte Champions, una vittoria sul Milan stretta nel risultato, ma confortante nel gioco espresso. Ed in quello non espresso dalla banda-sbandata di Allegri. La differenza è tutta qui: i padroni di casa  si sono affidati a due giocatori di qualità come Isco e Joaquin, eppure il Milan ha fatto fatica a leggere la loro chiave di gioco, che dopo mezz'ora e dopo svariate azioni simili, poteva essere quanto meno inquadrata. In mezzo i tiri di Eliseu, le chiusure di Iturra, i movimenti di Saviola ed un Milan spaesato nei movimenti di Costant, disordinato nelle uscite in avanscoperta dalla difesa di Acerbi ed estremamente sterile in avanti. Il percorso rossonero di Allergi è stato più di una volta associato a quello di Zaccheroni, l'unico nella storia recente del club di via Turati a puntare sulla difesa a 3. L'attuale (per quanto ancora?) tecnico toscano fa poco o nulla per scacciare parallelismi e confronti, tentando l'ennesimo cambio di modulo, ma a fine ottobre, con le foglie che cadono e che indicano il passaggio di stagione, non c'è più tempo per sperimentare e così ogni settimana si buttano in campo 11 uomini e ci si affida al caso. Che può essere molto benevolo quando Joaquin calcia alto il rigore del possibile vantaggio, ma che non regala nulla: Joaquin alla fine riesce a segnare al 64' incuneandosi sul lato destro e perfettamente imbeccato da Iturra, supera Amelia. Non c'entra la sfortuna, il caso o qualsiasi entità astratta: non può El Sharaawy seguire fin dentro l'area l'ala del Malaga, quando ci dovrebbe essere un difensore (Acerbi) in quella posizione. Il ragazzo con la maglia 92 è l'unica goccia di speranza in un deserto secco ed impervio: ci fossero 11 suoi cloni, verrebbe da pensare. Lotta, sguizza e rientra in difesa come un forsennato (in un'azione ad inizio ripresa, lui era l'ultimo uomo dinanzi Amelia); cambiano i moduli, ma lui riesce sempre ad essere una spanna sopra i suoi compagni. E' lui l'anormale o lo sono gli altri?
E' passata un'altra partita, l'agonia continua, e nemmeno l'inno della Champions ha destato il Milan. Non c'era da credere alla favole, certo, ma quando la realtà è cupa, è meglio rifugiarsi in altri mondi



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Clasico e Derby: trova la differenza!

lunedì 8 ottobre 2012 0 commenti


Di Massimo Lancianese 
BARCELLONA - Chiunque abbia visto il derby di ieri sera avrà notato l'abissale differenza tra la partita di ieri e alcuni derby che San Siro ha avuto modo di ospitare in passato. La pochezza della stracittadina milanese è stata senz'altro amplificata dalla quasi contemporaneità di una sfida che, al momento, rappresenta il massimo, calcisticamente parlando, sia a livello tecnico che di emozioni: "El Clasico" Barcellona-Real Madrid. Mentre la sfida tra le due spuntate squadre milanesi arrancava tra passaggi sbagliati ed errori grossolani (sia dei giocatori che dell'arbitro), a Barcellona si scriveva un'altra, esaltante pagina della sfida per eccellenza degli ultimi anni. E per di più, la gara del Camp Nou è stata decisa dalle prodezze dei due giocatori attualmente più forti al mondo, Messi e C.Ronaldo, quasi a voler infierire sulla penuria di giocatori tecnici del nostro campionato. Per la cronaca, la sfida si è conclusa due a due, con due reti a testa di CR7 e della pulce. La partita è stata più che godibile, aiutata anche dall'atmosfera stupenda che ormai si respira ogni qual volta queste due squadre si incontrano. E il Derby invece? L'attesa per questa partita non è stata così febbrile, depressa da due squadre incapaci, al momento, di far infiammare gli stadi a suon di giocate sensazionali. D'altronde, la situazione attuale è questa: le big del calcio italiano sono oggettivamente inferiori alle altre squadre europee e a parer mio non solo a livello di giocatori. Le polemiche arbitrali post-derby dimostrano proprio questo: si pensa più a contestare le decisioni dell'arbitro piuttosto che fare mea culpa e lavorare sui limiti tecnico-tattici del nostro calcio. Sarebbe bello vedere un derby, o anche un'altra grande classica del nostro campionato, giocata a viso aperto, col solo scopo di far divertire il pubblico. Inter e Milan al momento non riescono ad offrire più di questo. Dico "riescono" perchè potrebbero fare sicuramente meglio. Purtroppo la necessità di fare punti, o comunque di non perdere, frena le squadre italiane, frena il loro gioco e la loro voglia di attaccare, il tutto a discapito dello spettacolo. A parte la Juventus e in qualche misura Lazio e Fiorentina offrono un gioco brillante e offensivo, per il resto poco e niente. Ed è un peccato, perchè il nostro calcio si merita di meglio. In tutto questo, ieri si è giocata anche Marsiglia - Paris Saint Germain, con Ibrahimovic mattatore con una doppietta, anche se inutile dato il pareggio per 2 a 2. Facile buttarsi giù e pensare che anche in Francia si divertano di più, grazie a grandi giocatori: non penso sia così ma sostengo che lo spettacolo lo fanno una miriade di fattori, non solo i grandi giocatori. Milan e Inter stanno lavorando su bilanci e per assicurare un futuro alle rispettive società: giustissimo, ma non è una scusante ad un gioco lento e deficitario. Speriamo che nel girone di ritorno lo spettacolo sia migliore.
Buon calcio a tutti!



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Milan - Inter 0-1: un Derby anomalo, lento ed insufficiente

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di Giovanni Sgobba
MILANO- Quando Samuel ha sbloccato la partita al terzo minuto di gioco e quando, qualche istante dopo, Milito ha sciupato rovinosamente la palla del 0-2, il pensiero è stato: "qua finisce in goleada".
Del resto in una stagione dove tutto gira storto e le beffe sembrano ordinarie, anche l'Inter avrebbe potuto, a distanza di un decennio, riprendersi la rivincita per quel 6-0 tennistico che in molti ancora ricordano. Perché dico questo? Quella partita fu sbloccata proprio al terzo minuto da Comandini e, ieri, la disorganizzazione del Milan nei primi 5-6' per certi versi ha ricordato molto quella dell'Inter di Tardelli di quella nefasta sera di maggio. Ma a mente lucida i fantasmi sono stati presto scacciati: Milito non è stato letale quanto Shevchenko, l'Inter di ieri non voleva dominare il match come quel Milan di Cesare Maldini e soprattutto, per quanto in difficoltà possa essere questo Milan, non è (al momento) ridotto in macerie e spaesato come quella formazione neroazzurra, demoralizzata per una stagione fallimentare.
Dopo dieci minuti burrascosi, in effetti, la partita ha cambiato profilo evidenziando la carente qualità di idee (di tecnici ed giocatori) di entrambe le formazioni. E se viene annullata, l'unica giocata pazzesca in una gara insufficiente, ovvero la rete di Montolivo, allora non era destino vedere un po' di spettacolo.

 L'Inter, quella che vorrebbe puntare allo scudetto, dopo nemmeno un quarto d'ora di gara, ha alzato barricate per difendere un (UNO) preziosissimo goal e di fatto consegnando ai rossoneri, le chiavi del gioco, con l'intento di ripartire e di far male in contropiede. Contano i tre punti, certamente, chi vince ha sempre ragione, verissimo, ma arroccarsi fin dal primo tempo (l'espulsione di Nagatomo ha semmai enfatizzato questa scelta, più che motivarla), chiudersi a riccio e soffrire oltre al dovuto solo perché si ha paura di mettere il muso al di là del centrocampo è roba da masochisti, ma tant'è che l'andamento delle partite della squadra di Stramaccioni sta evidenziando un comune denominatore: far giocare gli altri, aspettare l'errore avversario per attaccare. Sagacia e furbizia tattica o mancanza di idee?Dopo la partita contro la Fiorentina e questo derby, aspettiamo il terzo indizio per smascherare i reali intenti di Stramaccioni.

E il Milan? Di sicuro non se la passa meglio, anzi, se avesse potuto, avrebbe volentieri lasciato il pallino del gioco ai cugini. L'evoluzione del match ha messo il Milan ed Allegri dinanzi ad un serio problema, ovvero, l'incapacità di saper e voler offendere. L'atarassia più estrema: De Jong si lava le mani da qualsiasi responsabilità di regia, Abate, entrato nella ripresa quando l'Inter era in 10, e quindi teoricamente fresco, si è limitato a girare la palla all'indietro, El Sharaawy non ha superato un avversario, Boateng si schiacciava troppo in area vanificando la sua qualità nel dribblare l'uomo in progressione.
Troppo, davvero troppo poco per una squadra che annaspa nella parte di destra della classifica e che in superiorità numerica, non ha saputo sfondare la difesa avversaria. E' mancata la rabbia agonistica, pensare di poter riacciuffare la partita: crossare sempre dalla sinistra è stata l'unica idea espressa in 90'. Tanti limiti in una squadra dove Emanuelson, Bojan e Montolivo hanno provato a metterci impegno, tentando qualche dribbling, qualche conclusione, ma di fatto sono stati annullati dall'inconsistenza degli altri. Soprattutto l'ex centrocampista viola, criticato la settimana scorsa per l'ingenuità di Parma, non ha sofferto pressioni e ha portato avanti la croce, non temendo figuracce e provando più e più volte il tiro da lontano.
A chi è sembrato che il Milan stesse giocando in superiorità numerica? Attualmente la formazione di Allegri, nel suo andamento altalenante, più che ad un Ulisse che si spinge al di là dei propri limiti, assomiglia ad  una Penelope che fa e disfa costantemente la tela: progressi a Parma ed a San Pietroburgo, vanificati in una sola, scialba, serata.

Insomma, paradossi e contraddizioni di un derby insufficiente, lento (non ce ne voglia Cambiasso, ma se è stato il migliore a centrocampo, pur non essendo più quello di una volta, qualcosa vorrà dire) ed anomalo. Anomalo anche tra gli spalti, dove, a causa dello scambio Cassano - Pazzini, si sono visti stessi striscioni, ma in curve invertite, rispetto alla passata stagione ("Interista diventi pazzo" suona come un dejà vù) e dove   in sostanza 3/4 del pubblico ha ben pensato di fischiare (lecito) ed insultare, anche con striscioni offensivi, (gesti da condannare) l'ex Cassano, piuttosto che incoraggiare i loro beniamini, spronarli nel dare qualcosa di più. E' comprensibile l'amarezza più profonda per una stagione travagliata, ma ad ottobre già iniziato, recriminare qualcosa che ormai è passato, perde qualsiasi senso logico. Anche perché c'è un presente che più che rosso, tende al nero...




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10 anni di Derby: i video delle partite che hanno fatto la storia. [Parte 2°]

sabato 6 ottobre 2012 0 commenti


di Giovanni Sgobba
MILANO- Riviviamo assieme alcune delle più emozionanti sfide tra Milan ed Inter che hanno caratterizzato l'ultimo decennio. 10 anni di grandi sfide, tra il Milan di Ancelotti, i derby di Champions, la rinascita dell'Inter con Mancini, e l'era di dominio con Mourinho fino ad arrivare alle ultime stracittadine. San Siro il teatro, moltissimi gli attori: Shevchenko, Crespo, Inzaghi, Milito, Cambiasso, Adriano, Dida, Ibrahimovic, Stankovic, Zanetti, Ronaldo, Kakà...chi sarà il prossimo protagonista?



-28 Settembre 2008. Milan - Inter 1-0 Serie A
Marcatori: 36' Ronaldinho

Milan: Abbiati; Zambrotta, Maldini, Kaladze, Jankulovski; Gattuso (Bonera dal 43' s.t.), Seedorf, Ambrosini; Kakà, Ronaldinho (Shevchenko dal 39' s.t.); Pato (Flamini dal 28' st)
Allenatore: Ancelotti 

Inter: Julio Cesar; Maicon, Burdisso, Materazzi (Cruz dal 14' s. t.), Chivu; Vieira (Stankovic dal 35' s.t.), Cambiasso, Zanetti; Mancini (Adriano dal 14' st), Ibrahimovic, Quaresma. 
Allenatore: Mourinho.

-29 Agosto 2009. Milan - Inter 0-4 Serie A
Marcatori: 29' Thiago Motta, 36' Milito rig., 46' Maicon, 22' st Stankovic

Milan: 30 Storari; 15 Zambrotta, 13 Nesta, 33 Thiago Silva, 18 Jankulovski; 8 Gattuso, 21 Pirlo, 18 Flamini (1' st 10 Seedorf); 80 Ronaldinho (19' st 11 Huntelaar); 7 Pato, 22 Borriello (1' st 23 Ambrosini);
Allenatore: Leonardo.

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu; 4 Zanetti, 5 Stankovic, 8 Thiago Motta (15' st 11 Muntari); 10 Sneijder (28' st 14 Vieira); 22 Milito (34' st 45 Balotelli), 9 Eto'o;
Allenatore: José Mourinho.

-24 Gennaio 2012. Inter - Milan 2-0 Serie A
Marcatori: Milito al 10’ p.t; Pandev al 20’ s.t.

Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Santon; Zanetti, Cambiasso, Muntari (dal 40’ s.t Cordoba); Sneijder; Milito (dal 35’ s.t. Balotelli), Pandev (dal 21’ s.t. Motta).
Allenatore: Mourinho.

Milan: Dida; Abate, Thiago Silva, Favalli, Antonini (dal 32’ s.t Jankulovski); Gattuso (dal 1’ s.t. Seedorf), Pirlo, Ambrosini (dal 35’ s.t Huntelaar); Beckham, Borriello, Ronaldinho.
Allenatore: Leonardo.

-2 Aprile 2011. Milan - Inter 3-0 Serie A
Marcatori: 1' e 17' st Pato (M), 45' st Cassano (M, rig.)
Milan: Abbiati; Abate, Nesta, T. Silva, Zambrotta; Gattuso (6' st Flamini), Seedorf, van Bommel; Boateng, Pato (38' st Emanuelson), Robinho (35' st Cassano)
Allenatore: Allegri

Inter: Julio Cesar; Maicon, Ranocchia, Chivu, J. Zanetti; T. Motta, Cambiasso (25' st Stankovic); Pandev (10' st Cordoba), Sneijder, Eto'o; Pazzini (18' st Milito).
 Allenatore: Leonardo

-6 Agosto 2011. Milan - Inter 2-1 Supercoppa Italiana
Marcatori: 22' Sneijder (I), 60' Ibrahimovic (M), 69' Boateng (M)

Milan: Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Gattuso (75' Ambrosini), Van Bommel, Seedorf; Boateng (82' Emanuelson); Robinho (62' Pato), Ibrahimovic 
Allenatore: Allegri

Inter: Julio Cesar; Ranocchia, Samuel, Chivu; Zanetti, Thiago Motta, Stankovic (74' Pazzini), Álvarez (63' Faraoni), Obi (82' Castaignos); Sneijder; Eto'o
Allenatore: Gasperini

-6 Maggio 2012. Inter - Milan 4-2 Serie A
Marcatori: 14' Milito (I), 44' rig. e 46' Ibrahimovic (M), 53' rig. e 80' rig. Milito (I), 87' Maicon (I)

Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo; Zanetti, Guarín (62' Obi), Cambiasso; Sneijder (84' Córdoba); Álvarez (77' Pazzini); Milito.
Allenatore: Stramaccioni

Milan: Abbiati (34' Amelia); Abate, Nesta, Yepes, Bonera (23' De Sciglio); Nocerino, Van Bommel, Muntari; Boateng; Ibrahimovic, Robinho.
Allegri: Allegri







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10 anni di Derby: i video delle partite che hanno fatto la storia. [Parte 1°]

venerdì 5 ottobre 2012 0 commenti


di Giovanni Sgobba
MILANO- Riviviamo assieme alcune delle più emozionanti sfide tra Milan ed Inter che hanno caratterizzato l'ultimo decennio. 10 anni di grandi sfide, tra il Milan di Ancelotti, i derby di Champions, la rinascita dell'Inter con Mancini, e l'era di dominio con Mourinho fino ad arrivare alle ultime stracittadine. San Siro il teatro, moltissimi gli attori: Shevchenko, Crespo, Inzaghi, Milito, Cambiasso, Adriano, Dida, Ibrahimovic, Stankovic, Zanetti, Ronaldo, Kakà...chi sarà il prossimo protagonista?


-13 Maggio 2003. Inter- Milan 1-1 Champios League [Ritorno Semifinale]
Marcatori: 46' pt Shevchenko, 38' st Martins

 Inter: Toldo; Cordoba, Materazzi, Cannavaro; J. Zanetti, Di Biagio (1' st Dalmat), C. Zanetti, Emre,    Conceiçao; Recoba (1' st Martins), Crespo (26' st Kallon).
Allenatore: Cuper

Milan: Abbiati; Costacurta, Nesta, Maldini, Kaladze; Gattuso, Pirlo (44 ' st Brocchi), Seedorf; Rui Costa (19' st Ambrosini); Shevchenko, Inzaghi (35' st Serginho).
Allenatore: Ancelotti


-21 Febbraio 2004. Milan - Inter 3-2 Serie A
Marcatori: al 15' pt Stankovic (I), al 40' pt C. Zanetti (I); all'11' st Tomasson (M), al 12' st Kakà (M), al 40' st Seedorf (M)

MIilan: Dida; Cafu (dal 25' st Pancaro), Nesta (dal 29' st Laursen), Costacurta, Kaladze; Gattuso, Pirlo, Seedorf; Kakà, Rui Costa (dal 1' st Tomasson); Shevchenko
Allenatore: Ancelotti

Inter: Toldo; Helveg, Adani, Cordoba; J. Zanetti, C. Zanetti, Farinos, Kily Gonzalez (dal 43' st Recoba); Stankovic (dal 25' st Karagounis); Vieri (dal 30' st Cruz), Adriano
Allenatore: Zaccheroni



-6 Aprile 2005. Milan - Inter 2-0 Champions League [Andata Quarti]
Marcatori: 46' Stam (M), 76' Shevchenko (M)


-11 Dicembre 2005. Inter - Milan 3-2 Serie A
Marcatori: 24' Adriano (I), 39' Shevchenko (M), 61' Martins (I), 85' Stam (M), 93' Adriano (I)



-28 Ottobre 2006. Milan - Inter 3-4 Serie A
Marcatori: 17' Crespo (I), 22' Stankovic (I), 50' Ibrahimović (I), 53' Seedorf (M), 72' Materazzi (I), 79' Gilardino (M), 94' Kaká (M)


Milan: 1 Dida; 2 Cafu, 13 Nesta, 4 Kaladze, 18 Jankulovski (1' st 3 Maldini); 8 Gattuso, 21 Pirlo, 10 Seedorf, 23 Ambrosini (1' st 7 Oliveira); 9 Inzaghi (1' st 11 Gilardino), 22 Kakà
Allenatore: Carlo Ancelotti

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 2 Cordoba, 23 Materazzi, 11 Grosso (16' st 16 Burdisso); 5 Stankovic, 14 Vieira, 15 Dacourt (16' st 7 Figo), 4 Zanetti; 8 Ibrahimovic (38' st 25 Samuel), 18 Crespo
Allenatore: Roberto Mancini


-11 Marzo 2007. Inter - Milan 2-1 Serie A
Marcatori: 40' Ronaldo (M), 56' Cruz (I), 76' Ibrahimović (I)

Inter: Julio Cesar; Burdisso, Cordoba, Materazzi, Grosso (17' Maxwell); J.Zanetti, Dacourt (46' Samuel), Stankovic, Figo; Ibrahimovic, Crespo (54' Cruz).
Allenatore: R.Mancini
Milan: Dida; Oddo, Bonera, Maldini, Jankulovski; Gattuso (79' Gourcuff), Pirlo, Ambrosini, Seedorf (70' Gilardino); Kakà; Ronaldo.
Allenatore: Ancelotti.


















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Champions League, Milan: Abbiati ed El Sharaawy guidano la riscossa. Ricordate il 3-2 al Bernabeu?

giovedì 4 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
SAN PIETROBURGO- Settembre è ormai alle spalle, quel settembre utile per giustificare un Milan inceppato, disorientato. "E' settembre, è ancora presto, il Milan avrà tempo e modo per ritrovarsi", si diceva ed in effetti non si poteva etichettare come fallimentare una stagione ancora tutta da giocare e da scoprire. La fiducia di molti sostenitori vacilla e forse traballerà per tutta la stagione, ma la prima partita del mese di Ottobre può, anzi deve, rincuorare tutto l'ambiente per la tenacia e l'impegno profuso nei 90' di gioco. La formazione di Allegri espugna il campo dello Zenit con un pirotecnico 2-3 e si rilancia nel girone C portandosi al secondo posto a quota 4 punti. L'andamento del match è stato talmente altalenante che era impossibile intuire quale sarebbe stato il risultato finale: i rossoneri, infatti, partono fortissimi dai blocchi nei primi 20' portandosi addirittura sul 2-0 con le reti di Emanuelson (punizione deviata) e di El Shaarawy, il quale, con una serpentina devastante, si smarca dai difensori e trafigge Malafeev.
Due schiaffi che risvegliano gli uomini di Spalletti: minuto dopo minuto, infatti, i russi hanno alzato il loro baricentro fino ad impossessarsi del campo, trascinati dalla straripante potenza (fisica ma anche nel tiro) di Hulk. Abbiati (monumentale con una serie di parate decisive) tiene su la roccaforte rossonera che da i primi segni di cedimento ad una manciata di secondi dal termine del primo tempo, quando si lascia trafiggere da un inserimento proprio dell'ex giocatore del Porto. Si va negli spogliatoi con il risultato di 1-2, destinato a mutare nuovamente, nei primi minuti della ripresa. Il Milan si fa cogliere nuovamente impreparato su un calcio da fermo (sesto goal subito in stagione tra calci d'angolo e punizioni) e Shirokov firma il pareggio riacciuffato con grinta.
Il Milan soffre, ma non si disunisce: per la prima volta (anche se le sbavature continuano ad esserci) i reparti si sono mossi in sincronia, il centrocampo, va detto, non funge ancora collante tra difesa ed attacco, ma nella sofferenza, non si sono disuniti e non hanno perso la rotta. In altre occasioni sarebbero malamente capitolati, ma al contrario, superata la tempesta, mentre lo Zenit rifiatava, è arrivato il colpo del k.o., beffardo perché procurato da Hubocan.
Nei numeri si capisce la portata di questa vittoria: prima sconfitta europea dell'era Spalletti, mentre l'ultima partita persa dai russi nel Petrovsky Stadium è datata settembre 2008.
Ma c'è un altro dato che desta curiosità: l'ultima volta che i rossoneri segnarono 3 reti in Champions in trasferta, fu a Madrid, quando, nella stagione 2009-2010, guidati da Leonardo, sbancarono il Bernabeu per 2-3 (reti di Pirlo e doppietta di Pato).
Era Ottobre e, a quei tempi, si parlò di svolta: il Milan, quello impresentabile durante i mesi di Agosto e Settembre (ricordarsi lo sfacelo nel derby perso 4-0 e la sconfitta in casa contro lo Zurigo), si ritrovò nella partita più difficile, grazie al cambio di modulo operato da Leonardo, e forse inaspettatamente diede uno scossone alla sua stagione.
Oggi sarebbe prematuro parlare di svolta: certamente è una vittoria che da fiducia ed entusiasmo. Dalla Russia sono giunti segnali incoraggianti (El Sharaawy che rincorre gli avversari in difesa e soprattutto 11 giocatori hanno ragionato da squadra), ma nell'imprevedibilità di questa stagione, il confine tra eccezione e conferma è molto sottile.




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Milan, dall'1-1 col Parma alla settimana del derby: cosa va e cosa non va.

lunedì 1 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
PARMA- Il Milan a Parma doveva vincere per dare continuità di risultato dopo la vittoria contro il Cagliari e  per rasserenare gli animi in vista della delicata settimana che vedrà gli uomini di Allegri impegnati prima a San Pietroburgo contro lo Zenit e poi nel delicatissimo derby contro i cugini neroazzurri.
Il Milan doveva vincere a Parma anche perché, dopo essere passato in vantaggio ad inizio ripresa con il solito El Sharaawy (sempre più trascinatore di una squadra che non ha altre frecce nel proprio arco), ha avuto un paio di occasioni, soprattutto con Boateng, per chiudere una partita spenta, dall'equilibrio controllabile.
Sia chiaro: il Milan, al "Tardini" non ha fatto nulla in più rispetto al Parma; seguendo una espressione del pugilato, ai punti il match effettivamente doveva finire in parità. Ma è anche vero che, solitamente, quando l'andamento della partita si attesta su livelli mediocri, il primo che segna ha buone chance di portare a casa l'intera posta in palio.
Il nervosismo di Robinho a fine gara e le dichiarazioni di Allegri sono conferme di quanto detto: rispetto alle altre uscite stagionali dove si è preso per grasso che cola tutto ciò che di buono si aveva fatto, sabato i rossoneri si sentivano in grado di poter fare di più ed hanno sciupato, per l'ennesima ingenuità, la possibilità di mettere in saccoccia altri 3 punti. Il goal di Galloppa a metà ripresa, su calcio di punizione, ha portato amarezza e sconforto in un ambiente psicologicamente instabile, soggetto a continui sbalzi di umore.
Dunque, come si sta affacciando il Milan nella settimana che può ufficialmente decretare la crisi o che può, invece, essere la svolta, la sterzata positiva?
Date le premesse precedenti c'è poco da star sereni: i continui errori dei singoli minano quella tranquillità che Allegri non riesce ancora ad infondere, la manovra offensiva (deficitaria di Pato e con Robinho in ripresa) trova nei numeri la sua grigia realtà (7 goal fatti, solo 2 marcatori ovvero El Sharaawy e Pazzini) a conferma di poca armonia nel portare avanti le azioni d'attacco.
I guai, poi, non vengono mai da soli ed in stagioni sciagurate come questa, le beffe sono dietro l'angolo: una su tutte è quella di vedere Cassano esultare domenica prossima e considerando il rendimento del giocatore barese, le possibilità sono in continua ascesa.
Eppure a Parma ci sono state anche delle conferme positive. Il tecnico toscano sta insistendo molto su De Sciglio tanto da averlo schierato terzino sinistro (lui che è destro), con risultati abbastanza incoraggianti. Anche Zapata e Yepes, in un duo tutto colombiano, hanno dimostrato attenzione e precisione nei contrasti e negli anticipi. In particolare, il colombiano ex Udinese e Villareal, se dovesse confermare questa graduale crescita, potrebbe ben presto diventare il primo centrale su cui far riferimento.
Infine, nel valzer dei moduli di gioco, Allegri ha potuto tratte indicazioni incoraggianti: il 4-2-3-1, al momento, è lo schema che da più garanzie. Certo, mancano ancora automatismi tra tutti i dieci giocatori di movimento, ma Ambrosini e De Jong centrali danno maggior copertura nella fase difensiva e soprattutto con un attacco senza punti di riferimento, giocatori come El Sharaawy, Bojan o Boateng possono sfruttare le loro qualità in progressione, così come Nocerino o Emanuelson possono aggredire gli spazi ed inserirsi.
Basterà per superare indenni questa settimana?






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Cassano - Pazzini: L'affare che non c'è

sabato 29 settembre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
BARI - Pazzini al Milan e Cassano all'Inter: Chi ha fatto l'affare? Secondo Carlo Regalia, presidente dell'A.DI.SE. (Associazione Italiana Direttori Sportivi) e dirigente di calcio (si ricordano i suoi anni splendidi come direttore generale del Bari), l'affare, non lo ha fatto nessuna delle due squadre. Durante la trasmissione Calcio e Mercato su SportItalia, Regalia ha tolto ogni dubbio sull'operazione di mercato affermando che, il vero affare, lo farà, chi riuscirà a riportare i due attaccanti nella stessa squadra, seguendo l'esempio della Sampdoria di Del Neri dove, Cassano e Pazzini, trascinarono i blucerchiati ai preliminari di Champions League e alla finale di Coppa Italia a suon di goal e assist.
Parole sagge e forse mai così vere, soprattutto se pronunciate da un dirigente così esperto che, nella sua lunga carriera calcistica, ha scoperto talenti come Zambrotta, Ventola, Perrotta e lo stesso Cassano. Erano i tempi della spettacolare marcatura all'Inter, che lanciò nel calcio che conta, il gioiello barese.
Da quando la coppia d'attacco si è sciolta due stagioni fa, Pazzini e Cassano, hanno perso molto del loro peso offensivo e sono stati protagonisti di annate sfortunate. Il barese, nel Milan, ha vinto uno scudetto ma, il popolo rossonero, sembra lo abbia eletto beniamino, più per i suoi siparietti che per le sue prestazioni. Nel momento di maggior forma, quando sembrava esser tornato ai livelli della Samp, l'inaspettato problema al cuore, lo ha tenuto fuori dai campi sei mesi. Forse, non rivedremo mai più il giocatore al massimo della forma. Pazzini, nelle fila dei cugini neroazzurri, è stato protagonista di continui alti e bassi. Le segnature, anche se inferiori di numero rispetto all'anno precedente, non sono mancate ma, anche lui, nel momento delle conferme, è stato escluso, non dal cuore ma, dal nuovo allenatore Gasperini.
La curiosità ora, sta nel capire come i due si comporteranno a casacche invertite. Cassano, non sta facendo male ma i 90 minuti li regge a stento e se Coutinho esplode, rischia di sedere spesso in panchina mentre Pazzini, dopo una fulminea tripletta, sembra essersi fermato anche a causa di un Milan sottotono e disorganizzato. Comunque andranno le cose, sappiamo con certezza che i due ragazzi, insieme rappresentano una delle coppie d'attacco più forti di sempre in Italia e la speranza di tutti, non solo di Regalia, è quella di rivederli con la stessa divisa e se sarà nuovamente quella doriana, come voci di mercato hanno fatto intendere, si vedrà.






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Serie A: Milan - Cagliari 2-0. Qualcosa si è mosso...

giovedì 27 settembre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- Finalmente il Milan vince la sua prima partita in casa (ironia della sorte senza Allegri in panchina), con una prestazione ancora non convincente, ma agguanta 3 punti che si spera possano dar morale a tutto l'ambiente. Il 2-0 con cui i rossoneri superano un Cagliari troppo sprecone, è destinato a fare la sua piccola storia all'interno di questa stagione travagliata: oltre ad aver conquistato il primo successo tra le mure amiche, i rossononeri vedono per la prima volta inviolata la propria porta per 90'.
Il risultato finale porta la firma di El Sharaawy, 3 goal consecutivi e soprattutto una dimostrazione di crescita per il numero 92, sgridato e fischiato ad inizio stagione. L'ex Padova ha ridato energia e luce ad una squadra che ha ancora troppe amnesie e che si concede troppi momenti di buio.
Anche ieri il Milan ha faticato nonostante fosse passato subito in vantaggio al 15' grazie alla rete dell'italo-egiziano servito da Montolivo (unica giocata degna di nota dell'ex viola). I reparti sono ancora sfilacciati, ma del resto, Allegri non ha ancora dato un'identità stabile alla squadra, costretto a cambiare spesso modulo e soprattutto giocatori. Nella serata di ieri, infatti, De Sciglio è stato schierato terzino sinistro e soprattutto il centrocampo ha visto la presenza contemporanea di Montolivo, De Jong e di Traorè che era già finito nel dimenticatoio. I tre non hanno retto il colpo nei confronti del centrocampo sardo: limitandosi nei loro compiti scolastici, non sono stati in grado di portare su la squadra, lasciando ai rossoblu la passerella di San Siro.
E dagli spalti, i pochi tifosi, l'hanno percepito: minuto dopo minuto, la squadra di Ficcadenti accetta l'invito del Milan e si fa bello sfiorando con Ibarbo più volte il goal del pareggio.
 Nella ripresa ad aumentare sono i fischi dei tifosi che vedono i rossoneri in palese difficoltà e non in grado di uscire dalla propria metà campo; poi, quando il pareggio sembrava essere prossimo, arriva l'espulsione di Conti per doppia ammonizione che, di fatto, taglia le gambe agli ospiti. Il 2-0, allora, diventa una logica conseguenza: goal fotocopia al primo con Ambrosini che veste i panni di Montolivo e con El Sharaawy che ripropone lo stesso movimento davanti all'area di rigore e tiro che trafigge Agazzi.
Qualcosa, dunque, si è mosso. E' troppo presto per vedere sorrisi e sentir applausi, ma di certo, almeno fino alla prossima sfida di campionato, Allegri potrà dormire sonni tranquilli.




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