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Juventus, pronti i rinnovi a Marchisio e Vidal. Intanto Lewandowski tentenna sul rinnovo

venerdì 23 novembre 2012 0 commenti

Robert Lewandowski con la Polonia
di Redazione
TORINO - “Ha tempo fino a marzo del 2013 per discutere del contratto, siamo stanchi di parlare con i suoi procuratori”, questa l’ultima dichiarazione dei dirigenti del Borussia sulla faccenda-rinnovo con Lewandowski. Una frase che apre scenari interessanti per i club, e sono parecchi, interessati al giocatore. Se le parti non dovessero raggiungere l’accordo entro marzo, infatti, il Borussia potrebbe decidere di mettere in vendita il giocatore a giugno, in modo da evitare di perderlo alla metà del prezzo nel gennaio successivo o addirittura a parametro zero nel giugno 2014. Per comprare Lewandowski a giugno servirebbero quantomeno tra i 20 e i 25 milioni di euro, una cifra di sicuro importante, ma non eccessiva per il valore del giocatore. L’attaccante polacco piace ad Antonio Conte ed è entrato nel mirino della Juventus e rappresenta il giocatore che farebbe comodo alla Juventus di Conte, il top player inseguito durante tutta l’estate e oltre. La concorrenza per arrivare a lui è folta: Manchester United, City e, naturalmente, Real Madrid sono interessate, ma muoversi in anticipo potrebbe essere la mossa giusta per il club bianconero.


Marchisio e Vidal
Intanto sul fronte rinnovi arrivano segnali positivi: se per Buffon è praticamente fatto l’accordo che legherà il portiere della Nazionale per altre tre stagioni, fino al 2016, come ha rivelato lui stesso, ora Marotta è al lavoro per blindare altri due campioni che hanno fatto ingolosire i principali club europei. Ovvero Marchisio e Vidal che con Pirlo compongono un centrocampo tra i più invidiati in Europa. Se per l’ex milanista non ci sono rischi di “scippi” da parte dei Paperoni d’Europa, diverso il discorso per il cileno e per l’altro azzurro. Già nel corso dell’ultimo CdA il dg Marotta fu esplicito: “Abbiamo rifiutato un’offerta importante per Vidal, noi i nostri campioni li teniamo, non li vendiamo”. Sottile anche il riferimento al Milan, fresco vedovo dei suoi campionissimi Ibra e Thiago Silva. Non a caso proprio Vidal è sempre stato indicato come il top-player perfetto da Conte, cioè il giocatore arrivato a cifre ragionevoli e che pur senza essere costato 30 o 40 milioni ha reso come un fuoriclasse assoluto. Di certo c’è che sia ai vecchi ricchi d`Europa (Real, United) che a quelli nuovi (City, Psg) Vidal e Marchisio fanno gola. E quindi fidarsi bene ma non fidarsi è meglio, anche perché son rimasti pochi ormai i grandi campioni che fanno la differenza e che son rimasti a giocare in Italia.
Marotta dunque ha pronta la soluzione: una volta sistemato il contratto di Buffon toccherà ai due centrocampisti, cui verrà sottoposto un rinnovo fino al 2018, allungando di altre due stagioni l’accordo attuale che scade nel 2016. 





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Inter alle stelle e Juve alle stalle

domenica 4 novembre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
TORINO - La Juventus, dopo 49 risultati utili consecutivi in campionato (la sesta striscia positiva della storia a pari merito con l'Arsenal), viene riportata sulla terra dall'Inter più forte dopo l'era Mourinho. I nerazzurri travolgono 1-3 i campioni d'Italia nella loro tana ed il merito, va tutto al tecnico Stramaccioni che dimostra una grande personalità e preparazione tattica. Vittoria importante per due motivi: derby d'Italia che torna a Milano nerazzurra e riapertura del campionato con distacco dalla Juve che si riduce ad un solo punto. 

Cronaca
Juventus Stadium tutto esaurito per il match scudetto. Solito 3-5-2 per i padroni di casa con tutti i migliori in campo. Alessio si affida alla coppia Vucinic-Giovinco per l'attacco. Stramaccioni propone il 3-4-3 con il super tridente Milito-Cassano-Palacio.
Pronti, via e Juve in vantaggio dopo 20". Asamoah riceve palla in netta posizione di fuorigioco, non segnalata dal guardalinee, e scarica il pallone a Vidal che, a porta sguarnita, regala il vantaggio ai suoi. Inter in "bambola" e bianconeri alla immediata ricerca del raddoppio con Marchisio che calcia addosso ad Handanovic da pochi metri. Gesto tecnico spettacolare del centrocampista della nazionale che calcia al volo ma, ancora migliore, il morbido e preciso passaggio di Pirlo. Juve incontenibile che ci riprova con lo stesso schema e con gli stessi uomini ma, questa volta, Marchisio viene marcato bene e la conclusione finisce debole tra le braccia del numero uno interista. Si vede finalmente l'Inter con Palacio (tiro alto) e Cassano che, sugli sviluppi di un corner, cerca di sorprendere Buffon con un tiro-cross che finisce a lato di un soffio. I bianconeri calano di ritmo ma è ancora loro l'ultima occasione del primo tempo con Vidal. Si va a riposo sull'1-0 ma dopo 20 minuti di dominio degli uomini di Alessio, la partita non ha regalato nulla di emozionante. Da segnalare la mancata espulsione di Lichtsteiner per un fallo che gli poteva costare il secondo cartellino giallo. Svizzero, estraneo al gioco, sostituito da Caceres al 37'.
Secondo tempo tutto di marca nerazzurra. Ospiti alla ricerca del pareggio con Palacio e Nagatomo ma Buffon non si fa sorprendere. Punizione Inter dal limite. Schema anzichè conclusione in porta e Milito viene trattenuto in area da Marchisio. Calcio di rigore ed è lo stesso argentino che trafigge Buffon con mira centrale ma forte. Ormai la partita è in mano agli uomini di Stramaccioni che cercano rabbiosamente il vantaggio. Vidal perde palla a centrocampo e Guarin (appena entrato in campo al posto di Cassano) innesca un contropiede fulmineo verso Buffon che può respingere la conclusione del colombiano ma, nulla può contro la ribattuta del solito Milito che brucia sul tempo la difesa juventina. 1-2 e gli spalti iniziano a svuotarsi. La Juve ci prova a riprendere la partita con i "nuovi" Bendtner e Quagliarella e con Pirlo che impegna seriamente Handanovic da fuori. Con i bianconeri totalmente riversati in avanti, l'Inter trova l'1-3 finale al 90' con Palacio ma il merito è tutto di Nagatomo che resiste alla marcatura avversaria.

3-1 probabilmente troppo severo ma vittoria nel complesso giusta che mette a tacere anche le possibili polemiche del gol in fuorigioco di Vidal. Una grande Inter, un grande Milito, un grande Stramaccioni ed un pizzico di fortuna che non guasta mai. Milanesi "provinciali" nella determinazione ma grandi nel resto. Zanetti annulla Asamoah nella ripresa. Juve sprecona (non è una novità) e senza grinta. Disordinata tatticamente e nelle scelte. Mercoledì in coppa sarà dura senza un "bagno d'umiltà". Modulo già obsoleto e tutto da rivedere per Conte.



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Arbitri in tilt e la Juve sbanca Catania tra le polemiche

lunedì 29 ottobre 2012 0 commenti

Fuorigioco inesistente di Bergessio
di Davide Colonna
CATANIA - La capolista Juventus, conquista altri tre punti fondamentali per la corsa scudetto sul difficilissimo campo di Catania ma, lo 0-1 finale, è frutto di errori arbitrali che hanno fatto subito gridare allo scandalo. Il fantasma di calciopoli è ben lontano ma, gli errori del guardalinee Maggiani, sul gol regolare e poi annullato di Bergessio a metà del primo tempo e sul gol di Vidal viziato da fuorigioco di Bendtner, saranno argomento di discussione fino alla fine del campionato come d'usanza quando le sviste sono in favore dei bianconeri.

Cronaca
3-5-2 a "specchio" per entrambe le squadre. Maran sacrifica Barrientos a centrocampo mentre Alessio, schiera Pogba al posto dell'acciaccato Marchisio e si affida, per la prima volta, a Bendtner in avanti.
La Juve è subito padrona del campo e dopo un quarto d'ora, impensierisce Andujar per tre volte con un tiro forte ma centrale di Vidal, una incursione di Lichtsteiner che preferisce servire a centro anzichè concludere a rete ed un altro tiro da fuori di Asamoah che però termina alto. I bianconeri dominano nel possesso ed il vantaggio sembra vicino ma, si concedono qualche errore di troppo sotto porta e nel palleggio favorendo un pericoloso contropiede di Gomez che dalla destra, serve a centro Bergessio che manca di testa. Seguono una conclusione di Lodi dai venti metri ed un innocuo colpo di testa di Bendtner che l'estremo difensore rossoblu neutralizza. Al 24', Bergessio ribadisce in rete un tiro respinto dal palo. I giocatori del Catania festeggiano e gli arbitri si dirigono verso il centrocampo quando, dopo circa quaranta secondi, il guardalinee Maggiani, sentito l'assistente di porta Rizzoli, suggerisce all'arbitro Gervasoni di annullare la marcatura per un off-side inesistente dell'attaccante argentino tenuto nettamente in gioco da Asamoah. Scattano le furiose proteste dei padroni di casa ed il presidente Pulvirenti viene allontanato dal campo. Il Catania subisce il colpo, si innervosisce e rimedia numerosi cartellini gialli. Al 40', Vucinic calcia clamorosamente addosso ad Andujar da due passi e Pirlo si fa parare un tiro poco dopo. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 ma dagli spalti il pubblico è inferocito.
La ripresa comincia senza troppe emozioni. Al 57', Bendtner (in leggero fuorigioco), si fa respingere una facile conclusione in porta da Andujar e sulla ribattuta, ci pensa Vidal a portare la Juve in vantaggio. In pochi si accorgono dell'irregolarità ed è stato un bene per l'ordine pubblico. Al 63', assolo del cileno che però conclude fuori e due minuti più tardi, il Catania resta in dieci per l'espulsione giusta di Marchese che si prende il secondo giallo per un fallo di mano. Il Catania non riesce a reagire e al 70', Andujar compie un miracolo su colpo di testa di Pogba e anticipa in uscita, poco più tardi, un poco reattivo Bendtner. Il danese non sembra in forma e sbaglia quanto i suoi compagni di reparto. Nei dieci minuti finali, un immenso Vidal sfiora la doppietta con un bolide deviato in angolo e Giovinco (entrato al posto di uno spento Vucinic), in versione slalom speciale, si divora due incredibili occasioni per il raddoppio. Il risultato resta invariato.

Leggero fuorigioco di Bendtner sul gol Juve
Errori arbitrali sacrosanti a parte, si è vista solo una squadra in campo. Se i bianconeri avessero sfruttato al meglio tutte le occasioni create, ora si parlerebbe di semplice errore arbitrale ininfluente sul risultato finale e nessuno se ne sarebbe più ricordato. Ragionare con i "se", però, è sbagliato e sicuramente, a vantaggio acquisito, i siciliani avrebbero concesso meno spazio agli avversari. La fragilità della Juve, risiede nella sua scarsa propensione a chiudere le partite e nella mancanza di un vero bomber. Il Catania, dalla sua, può aver accusato il colpo psicologico ma, ci si aspettava sicuramente qualcosa in più nei restanti settanta minuti di gioco. Con questa vittoria, la Juve mantiene la vetta e le tre lunghezze sul Napoli.

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Capitani coraggiosi al comando

lunedì 22 ottobre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - L'idea di far uscire dal campo due intoccabili come Vidal e Asamoah, buttando nella mischia due "riserve" come Caceres e Pogba ed il coraggio di farlo durante una partita importantissima. Ecco gli ingredienti per ottenere la vittoria contro una rivale fortissima ed il primo posto in classifica.  I tre punti, almeno per questa volta, in casa Juve, non sono giunti per merito di un singolo giocatore, di un episodio o del collettivo ma, per la giusta lettura della partita da parte di coloro che la squadra la allenano e la schierano. Angelo Alessio, vice di Antonio Conte, scontata la inspiegabile squalifica figlia del terremoto calcioscommesse, che sta ancora tenendo fuori causa il suo superiore, ha saputo mettere in pratica nel migliore dei modi, ciò che è stato preparato in settimana con i suoi colleghi e, soprattutto, ha saputo dare ascolto alle giuste intuizioni che le situazioni in campo gli stavano suggerendo, inseguendo la vittoria con passione. Telepatia o preparazione della gara nei minimi dettagli con mister Conte, hanno sicuramente dato una grossa mano al lavoro di Alessio ma, un conto è farlo in allenamento, senza particolari pressioni ed un conto è farlo in panchina nel pieno della tensione e delle sorprese che una partita regala ogni secondo. Fino ad ora, nulla di così sconvolgente. Le sostituzioni ci sono state, ci sono e sempre ci saranno nel calcio ma, il fatto che siano stati proprio Caceres e Pogba a sbloccare un risultato che sembrava inchiodato sulla parità, ci fa pensare che le coincidenze, per non chiamarle in altri modi meno eleganti, possono essere messe in secondo piano di fronte all'importanza, alla bravura e alla voglia di affermarsi di un allenatore e dei suoi collaboratori. Durante Juventus - Napoli, sono stati i "capitani coraggiosi" che comandano la panchina bianconera a trovare la soluzione per il successo e a sorprendere un Mazzarri troppo attendista e fermo nelle sue idee troppo "provinciali" per una grande squadra come il Napoli. Perdere a Torino ci può stare ma, cedere il passo senza far nulla, sperando nella buona sorte, no. La scelta di non effettuare sostituzioni fino al 75° minuto, se rapportata ai tre cambi dei campioni d'Italia, conferma la pigrizia azzurra nel cercare il colpaccio. Vittoria di coraggio della panchina in giacca e cravatta quindi? La risposta è affermativa ed è forse l'unica che spiega la vera differenza tra le due potenze del nostro campionato.


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Il tridente delle statuine tradisce Zeman: 4-1 bianconero

lunedì 1 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
TORINO - La partita, non è mai finita e forse non finirà mai tra Juventus e Roma ma, quanto accaduto sabato sera, non sarà dimenticato tanto facilmente dai milioni di appassionati di calcio. C'è chi ha utilizzato termini di meteorologia come tornado o uragano per rendere l'idea ma, in verità, si tratta di schemi, mentalità di gioco e preparazione fisica che, come in ogni partita, fanno la differenza tra due squadre che si affrontano.
Juventus contro Roma, Conte contro Zeman, l'allievo contro il maestro e due modi totalmente diversi di intendere ed insegnare calcio. L'ennesima battaglia tra le eterne rivali, prima di iniziare, ha lasciato molto spazio all'immaginazione, soprattutto per le dichiarazioni taglienti che le due società si sono scambiate ma, purtroppo, il campo, di immaginazione, ne ha lasciata ben poca. Il 4-1 in favore dei bianconeri, non se lo aspettava nessuno e contro ogni aspettativa, è stato così schiacciante da lasciare un segno indelebile sul fisico e nella mente dei giocatori giallorossi che, faranno bene a cercare in un simil schiaffo, le motivazioni giuste per affrontare la gara di ritorno ma anche quelle precedenti e successive, per dimostrare di essere una squadra più matura rispetto allo scorso anno.

Cronaca della partita
La Juve, schiera la formazione tipo ad eccezione degli esterni Lichsteiner e Asamoah che, vengono lasciati a riposo in vista della partita di Champions di martedì contro lo Shaktar. Conte si affida a De Ceglie e Caceres per il lavoro di spinta e contenimento e a Matri per i goal.
Zeman, schiera il tridente formato da Totti, Osvaldo e Lamela  per far paura ma, deve fare a meno di Pjanic e Bradley a centrocampo.
Passano pochi minuti dal fischio d'inizio e la Juve si rende subito pericolosa con Marchisio che, da posizione defilata, non centra la porta. Si tratta solo dell'antipasto perchè dal quinto minuto in poi, i bianconeri, decidono di spingere e di approfittare della voragine lasciata a metà campo dagli uomini di Zeman. Punizione dal limite per la Juve. Pirlo, posiziona il pallone e trafigge Stekelenburg con una conclusione rasoterra e angolata che passa tra le gambe della barriera (11'). Le punte giallorosse, non si sacrificano in fase difensiva e lasciano troppo spazio alla manovra degli avversari che mostrano una intensità che non lascia scampo. La difesa romana è in affanno e Castan respinge con la mano in area, una conclusione da fuori diretta verso la porta. Rigore per la Juve quindi che, viene trasformato senza problemi da Vidal (16'). Palla a centro e si riparte. Gli uomini di Conte/Carrera sono affamati e Vidal pesca Matri in area che controlla e porta a tre le marcature (19'). La Roma è in balia del gioco avversario e quando cerca di essere propositiva, sbatte contro il muro di casa guidato da un Chiellini in stato di grazia. La traversa, salva gli ospiti in due occasioni su Marchisio e Vucinic ed il 3-0 sembra troppo poco per quello che si è visto. La Roma è troppo lunga e copre male il campo. Si va a riposo.
Nella ripresa, ci si aspetta una Roma diversa e più equilibrata ma passano 40 secondi e Vucinic impegna Stekelenbug che si salva in angolo. Pochi giri di orologio ed è Matri a sbagliare un goal già fatto davanti al portiere olandese. La Juve, non riesce a segnare la quarta rete e si specchia eccessivamente. Troppe giocate superficiali, facilitano di poco il compito alla Roma che trova un inaspettato rigore per un fallo di Bonucci. Osvaldo non fallisce dagli undici metri e spiazza Buffon (71'). I giallorossi, prendono coraggio e pressano maggiormente. Zeman butta Destro nella mischia ma, oltre ad una difficile parata di Buffon su Osvaldo, non ci sono grossi pericoli per la Juve che su contropiede, porta il risultato sul 4-1 con Giovinco (90'), dopo una cavalcata in solitaria di Barzagli che si dimostra un assistman migliore di Vucinic. Il match, totalmente a senso unico, si conclude e lo Juventus Stadium può esplodere.

La Juve, con questo risultato, consolida il suo primato in classifica a braccetto col Napoli ed ora ha la testa alla partita di martedì contro lo Shaktar. Il turn-over, sembra ottenere migliori risultati ma, Caceres, rappresenta un grosso punto interrogativo sulla fascia destra. Pirlo, nonostante il goal, è ancora sottotono e ha potuto esprimere un gioco migliore rispetto alle gare precedenti solo grazie alle carenze tattiche della Roma.
Zeman, il grande colpevole della sconfitta, ha preferito non modificare volto alla squadra neanche nella difficile trasferta contro la capolista mostrando poco rispetto per l'avversario e troppa sicurezza. Schierare il tridente delle statuine, con un centrocampo di poca qualità e quantità è stata la scelta peggiore del tecnico boemo. Il lavoro difensivo degli attaccanti nel calcio moderno è fondamentale e i giocatori a sua disposizione, non sembrano idonei alla sua idea di gioco dove la corsa è alla base. Totti, ormai logoro, può risultare utile per le partite casalinghe e Destro, non dovrebbe essere lasciato in panchina in partite così importanti neanche se a metà della condizione. Il capitale investito per l'attaccante, deve avere un senso. La sua voglia di emergere, può risultare un'arma in più. Forse, il giovane e motivato Pescara dello scorso anno, non avrebbe preso una simile batosta.




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Rimonta Juve. Chelsea ammutolito

giovedì 20 settembre 2012 0 commenti

2-2 firmato da Quagliarella
di Davide Colonna
LONDRA - Il ritorno in Champions League della Juventus, dopo due anni di assenza, non poteva essere più spettacolare di così. I bianconeri, guidati da Carrera, ormai sempre più a suo agio nei panni di Conte, all'esordio, in casa dei campioni d'Europa in carica del Chelsea, raggiungono un pareggio inaspettato dopo esser stati sotto di due reti. A rispondere alla doppietta nel primo tempo del giovane talento Oscar, ci pensano un maestoso Vidal e un ritrovato Quagliarella.
In uno Stamford Bridge gremito come nelle grandi occasioni, la Juve parte contratta. L'emozione, rallenta gli ospiti e i blues, molto più esperti in campo internazionale, ne approfittano creando grossi problemi a Buffon sin dai primi minuti. I bianconeri, ci mettono un quarto d'ora per prendere le misure agli avversari e restituiscono i brividi al mittente con un paio di occasioni che potevano essere sfruttate meglio. La partita, giocata a ritmi elevatissimi, soprattutto a centrocampo, si sblocca alla mezz'ora grazie ad una conclusione dalla distanza di Oscar deviata da Bonucci.che corregge in goal un pallone apparentemente fuori dallo specchio della porta. Neanche il tempo di prender fiato che, arriva il raddoppio Chelsea messo a segno ancora da Oscar. Si tratta di un eurogoal alla "Del Piero" che l'incolpevole estremo difensore juventino, si ricorderà per tutta la vita. La doppietta fulminea del gioiello brasiliano, può mettere k.o. chiunque ma non la Juve che, si riorganizza e accorcia le distanze con uno strepitoso Arturo Vidal che, con un piede in disordine, pesca il jolly all'angolino beffando Cech. I primi 45', si chiudono con gli uomini di Di Matteo in vantaggio ma la "vecchia signora" si dimostra dura a morire.
La ripresa, presenta un calo fisico più che normale per entrambe le formazioni ma, la preparazione bianconera risulta migliore e Di Matteo, ordina ai suoi di chiudersi maggiormente ma senza concedere troppo campo agli avversari. La Juve, alla rincorsa del pareggio, ci crede e controlla il gioco dimenticandosi della fatica. Entra Quagliarella ed il suo ingresso si rivela decisivo. L'attaccante, ai margini della squadra del duo Conte-Carrera, pareggia i conti freddando Cech in uscita. Da notare una grave disattenzione di Terry che si lascia sfuggire il bomber bianconero sul filo del fuorigioco. Ad una manciata di minuti dalla fine, ancora Quagliarella, in stato di grazia, tenta una conclusione a giro da posizione quasi impossibile ma, è la traversa a negare alla Juve una incredibile vittoria. Finisce 2-2.
I campioni d'Italia, guadagnano un punto fondamentale nella partita, sulla carta, più dura del girone e lo fanno mostrando al continente intero, un grande carattere ma soprattutto un buon gioco anche se di gran lunga inferiore rispetto a quello praticato dalle spagnole Real e Barcellona. Si spera nel recupero fisico di Fabio Quagliarella che, al massimo della condizione è probabilmente il miglior attaccante a disposizione. Il Chelsea, mostra una tipologia di gioco superata e fin troppo scolastica. Di Matteo, tenta di abbandonare il catenaccio che lo ha portato a trionfare lo scorso anno ma, le idee sembrano mancare. Ci si aspettava qualcosa in più dai campioni in carica anche se si tratta comunque di una squadra solida con individualità che poche società possono permettersi.



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Juve: Fallimento turn-over ma arrivano altri 3 punti

lunedì 17 settembre 2012 0 commenti

di Davide Colonna
GENOVA - La terza giornata del campionato di serie A, nonostante le sorprese da Roma e Milano, registra la terza vittoria consecutiva della Juventus che, dopo aver espugnato Udine, passa anche a Genova con una prestazione dalle due facce; Un primo tempo, dove sono i padroni di casa a fare la partita imponendo il loro ritmo, forse eccessivamente alto e un secondo, che vede i bianconeri recuperare l'identità perduta e portare a casa i tre punti fondamentali per mantenere la testa della classifica con Lazio e Napoli.
Mister De Canio, prepara bene la partita ed inserisce dal primo minuto il quasi tridente composto dai due ex juventini Immobile e Borriello e da Jankovic che spesso e volentieri si manifesta centrocampista aggiunto facendo un lavoro impressionante per buona parte del match. Carrera, invece, deve affidarsi al turn-over in vista della partita di Champions di mercoledì contro il Chelsea e fa sedere in panchina quattro pedine fondamentali come Vucinic, Asamoah, Vidal e Liechsteiner.
Al fischio d'inizio, è il Genoa a fare la partita ed è proprio il tridente schierato in avanti a rendere la vita difficile alla retroguardia bianconera. Dopo un quarto d'ora, il goal è nell'aria ed arriva puntualmente al 18' dai piedi del giovane Immobile che trafigge Buffon con un tiro velenoso a fin di palo. La Juve, nonostante lo svantaggio, sembra non reagire con convinzione e subisce ripetutamente il contropiede avversario. L'assetto imposto da Carrera, è troppo spregiudicato e la difesa a tre juventina, si ritrova spesso a fare i conti in solitaria con la superiorità numerica offensiva genoana. Il primo tempo si chiude con il Genoa il vantaggio di un solo goal e a giudicare l'andamento del match, si ipotizza la prima sconfitta della squadra bianconera.
La seconda frazione di gara però, vede la Juventus giocare da grande e un Genoa a corto di energie dopo un primo tempo a mille all'ora. Entrano Vucinic e Asamoah per De Ceglie ed uno spento Matri lasciando non pochi dubbi sulle scelte ma, soprattutto sui ricambi bianconeri. Nonostante il calo fisico, è proprio l'unidici di De Canio a mangiarsi il raddoppio e sul capovolgimento di fronte, c'è il pareggio di Giaccherini. I padroni di casa ormai non corrono più e l'assedio juventino ha inizio. Asamoah viene steso in area e Vucinic trasforma il rigore del sorpasso. Nel finale, è ancora Asamoah protagonista firmando il 3-1 finale su assist del montenegrino.
Il Genoa, dopo un primo tempo da urlo, mostra una carente preparazione fisica che potrebbe influire negativamente sulla prima e ultima parte della stagione. L'attacco è forte ma il resto della squadra non sembra poter dare un valido supporto a Borriello e Co.
La Juve, invece, vince una partita fondamentale per il morale. Presentarsi all'esordio in Champions dopo una sconfitta non sarebbe stato un bene ma, l'aspetto negativo risiede nelle riserve. Il turn-over sembra improponibile e inaffidabile per affrontare gli impegni su più fronti. Caceres e De Ceglie, non si avvicinano al rendimento dei titolari Asamoah e Liechsteiner e senza l'intensità di Vidal, a centrocampo si soffre parecchio. Matri è un fantasma che non fa paura.

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Rabbia Napoli ma la Juve merita: Supercoppa bianconera

domenica 12 agosto 2012 0 commenti

di Davide Colonna
PECHINO - L'edizione 2012 della Supercoppa Italiana in versione "cinese", regala alla Juventus la rivincita sul Napoli dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia ma, soprattutto un gran numero di emozioni che saranno ricordate per molti anni. I bianconeri, orfani del loro allenatore Antonio Conte squalificato per 10 mesi dopo le sue presunte combine ai tempi di Siena, battono, guidati da Massimo Carrera, 4-2 un Napoli che non cambia il suo modo di giocare e non mostra maturità sia tatticamente che nei comportamenti e nel rispetto verso pubblico e avversari. La squadra allenata da Mazzarri, subisce il gioco della Juve per tutto il match ma sfrutta al meglio il suo marchio di fabbrica del contropiede per infilare i bianconeri per ben due volte con Cavani e Pandev anche se aiutata dai clamorosi svarioni della retroguardia juventina che con un fuorigioco impossibile e un errore individuale di Bonucci, mandano nell'uno contro uno con Buffon i due bomber azzurri. Tra i due gol, c'è il pareggio strepitoso che porta la firma di Asamoah che si fa un bel regalo al suo esordio ufficiale con la sua nuova maglia. Vidal trova il pareggio su un contestato ma giusto rigore (la moviola non concede dubbi) prima che si scateni la vera protesta partenopea a un quarto d'ora dalla fine. Pandev per insulti all'arbitro e Zuniga per doppio giallo, vengono spediti negli spogliatoi e raggiunti poi dal loro tecnico Mazzarri per proteste. Il Napoli si presenta ai supplementari in 9 uomini e per i bianconeri e un gioco da ragazzi portarsi a casa il trofeo realizzando prima il vantaggio con un autogol di Maggio che anticipa involontariamente Vucinic e poi chiudendo sul 4-2 con lo stesso montenegrino grazie a un passaggio di gran classe di Marchisio. Al termine della partita, il Napoli, decide di disertare la cerimonia di premiazione per protestare le decisioni arbitrali facendo fare al nostro paese e alla città, un altro scivolone internazionale che poteva essere facilmente evitato. Ironia della sorte, facendo marcia indietro fino al 1998, la Juve fece lo stesso non presentandosi alla premiazione nella finale persa contro la Lazio.
Tornando alla partita e tralasciando le polemiche che troppo spesso prendono la parola al posto del calcio giocato, la Juve ha dimostrato di poter riconfermare il gioco vincente dello scorso anno ma continua a presentare, nonostante i 4 gol, grandi difficoltà in zona rete. Giovinco, non sembra intendersi con Matri e sembra indispensabile l'utlizzo di Vucinic che ha di sicuro più numeri da tirar fuori. Il direttore Marotta, di fronte a tal quesito, non sembra preoccupato e non sembra disposto all'acquisto del cannoniere di razza. Evidentemente, fino a quando si vince, è difficile trovare il coraggio di cambiare ma, senza Conte in panchina le domeniche, un ulteriore rafforzamento della rosa sembra necessario. Bene Asamoah che oltre al gol, mostra spirito di sacrificio e grande tecnica, male Lucio che sembra costantemente impreparato e fuori dagli schemi.
Il Napoli, sfrutta solo i contropiede senza esprimere un gioco corale e maturo che ci si aspetta dopo anni sotto la guida dello stesso allenatore e finalizza le uniche due occasioni grazie soprattutto agli errori di Bonucci e Lucio. Un grande Cavani, che non riposa da un anno, salva la sua squadra anche in fase difensiva in più occasioni e mette una gran paura alla difesa juventina. Una grande però, non può affidarsi ad un solo giocatore. Dispiace per il silenzio stampa e l'assenza alla premiazione per proteste. Le sconfitte possono bruciare ma il rispetto per il pubblico che paga per vedere la partita non deve mai venir meno. De Laurentiis e Mazzarri non perdono occasione per lamentarsi.





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Corazòn Juve! Cronaca e voti del 4-0 alla Roma

lunedì 23 aprile 2012 0 commenti

di Davide Colonna
TORINO - Commento:
Considerando la giornata più sfavorevole alla Juve che al Milan, in molti eran sicuri di un nuovo controsorpasso milanese in classifica. Le aspettative vengono però spazzate via da Ramirez che costringe il Milan ad un incredibile e sfortunato pareggio casalingo contro il Bologna e da una Juventus in formato uragano che travolge la Roma di un sempre più discusso Luis Enrique.
Allo Juventus Stadium, infatti, dopo solo 7' di gioco, Vidal si ricorda di esser stato uno dei migliori marcatori del Leverkusen della scorsa stagione e porta i bianconeri sul 2-0 con una splendida doppietta. Il ritmo della capolista è insostenibile e i giallorossi, tramortiti dal doppio vantaggio lampo, cedono definitivamente al 29' 1T quando Stekelenburg stende Marchisio in area procurando rigore e lasciando i suoi compagni in dieci per fallo da ultimo uomo in chiara occasione da rete. Pirlo, prima si fa parare il rigore da Curci (entrato al posto del sacrificato Borini) e poi insacca il 3-0 su comodo tap-in. Al 7' 2T, ci pensa Marchisio a portare la Juve sul definitivo 4-0, alla qualificazione matematica diretta in Champions League e a tre punti sul Milan detentore del titolo.

Nonostante i tre matches contro la Juve, Luise Enrique non ha mai vinto, raccogliendo un pareggio (1-1) nella partita di andata, una sconfitta nella partita di ritorno (4-0) e una eliminazione dalla Coppa Italia (3-0). In tutti e tre gli scontri, Antonio Conte, ha proposto il 3-5-2 che si conferma il modulo ideale per sconfiggere i giallorossi e il loro sterile possesso palla accompagnato da una corsa inesistente. Il campionato insegna che per mettere in difficoltà i torinesi, bisogna correre quanto loro ed essere in grado di chiudersi per poi ripartire in contropiede (vedi Catania e Bologna) ma, la Roma, non ha fatto nulla di tutto questo. L'esclusione di Totti non è la causa della stagione altalenante. Da apprezzare la voglia del tecnico romanista di voler imporre il suo gioco indipendentemente dall'avversario ma, in Italia, non c'è abbastanza pazienza per aspettare la crescita di personalità dei giocatori. Sicuramente qualche acquisto in difesa va rivisto.
In casa Juve, invece, il ritmo e l'entusiasmo per il raggiungimento di un sogno, accompagnati da ottime geometrie di gioco, fanno da padroni. La forza della squadra, va di pari passo con la forma di Marchisio e Vidal che sembra lavorino per quattro. La difesa si conferma solida non facendo toccare palla a Osvaldo e compagnia e imposta le manovre. L'attacco, ancora una volta a secco, resta l'unica incognita di una squadra forte ma che ha grandi margini di miglioramento vista la poca tecnica ed esperienza generale.

Vidal: 8,5 (corre tantissimo, ruba palloni di professione si dimostra anche goleador. Splendido);
Marchisio: 7,5 (recupera la forma come Vidal e si vede. Segna, si procura il rigore che chiude la partita);
Chiellini: 7 (non sbaglia niente. Partita attenta e fisica);
Barzagli: 7 (la sua struttura fisica e la sua sicurezza mettono paura);
Vucinic: 6,5 (perde molti palloni ma si dimostra decisivo nei gol. Deve acquisire grinta);
Borriello: 4 (inesistente);

Stekelenburg: 4 (raccoglie due palloni da dentro la porta, procura il rigore e si fa buttar fuori. Giornataccia);
Bojan: 6 (almeno si impegna);
De Rossi: 5 (questa volta la sua posizione da centrale difensivo non produce effetti sperati come nell'andata);
Osvaldo: 4 (meno look e più agonismo);
Luise Enrique: 4 (la stagione non è da buttare ma in certe partite chiave bisogna saper modificare il gioco)













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