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La mamma dei deficienti è sempre incinta?Anche quella di chi inganna se stesso...

venerdì 23 novembre 2012 0 commenti

il pub "Drunken Ship"
di Giovanni Sgobba
ROMA- E' tutto profondamente sbagliato. Non rimane niente di tollerabile e comprensibile. L'ennesimo episodio vigliacco, trasversalmente legato al calcio, spazza via quelle residue briciole ormai in decomposizione di credibilità che ci era rimasta, e provoca profondo disgusto non solo per l'aggressione ad alcuni tifosi del Tottenham ed il successivo coro antisemita allo stadio Olimpico, ma anche per la superficialità disarmante con la quale si fanno certe affermazioni. Due facce di una stessa medaglia (per quanto si vogliano scindere gli episodi) che nonostante sia corrosa non fa nulla per ritornare a luccicare.

"Un gruppo di sedicenti tifosi, in realtà teppisti", afferma prontamente il sindaco Alemanno; "si trattano di fatti che nulla possano avere a che fare con lo sport", sottolinea l'Osservatorio del Viminale e Lotito, presidente della Lazio precisa:"Non risulta con certezza che l’aggressione sia stata opera di tifosi della Lazio".

Ci mancavano solo le affermazioni "linea dura" e "bisogna usare le maniere forti" per completare il vademecum delle citazioni ovvie da usare in caso di emergenza. 

Dovrebbero rincuorare suddette affermazioni?!A me provocano profondo disgusto perché ancora una volta mi sento preso in giro: è come un detersivo scadente che invece di rimuovere una macchia ne allarga ancora di più l'alone. Un alone che annerisce tutto il calcio, tutto il movimento che non si limita alle aree adiacenti allo stadio, e questo i massimi organi lo sanno bene. Che sia un tentativo di lavarsi le coscienze e levarsi di torno grattacapi o semplicemente noncuranza e mancanza comprensione di questi fatti, non c'è dato saperlo, ma rimane la prontezza nel non voler vincolarsi a certi misfatti.

Interno del pub
Si sta facendo luce sulla situazione, è presto per parlare con sicurezza e sarebbe sbagliato scartare qualsiasi ipotesi a priori, possiamo provare a girare il capo e guardare altrove laddove l'aria è più sana, ma il fetore di quello che è successo ristagna e i dati raccolti hanno un unico comune denominatore: il calcio. 
L’agguato al "Drunken Ship", pub situato al Campo de’ Fiori, pieno centro di Roma, nella notte tra mercoledì e giovedì aveva delle mire ben precise: i circa 20 tifosi del Tottenham (club del ghetto ebraico di Londra) che civilmente e pacificamente (visto che siamo soliti accusare sempre gli altri) stavano passando una tranquilla serata sono stati brutalmente aggrediti da una quarantina di uomini col volto coperto, armati di spranghe, mazze da baseball e chiavi inglesi in preda ad un raptus di follia razziale ed antisemita. Quindici di loro sono stati identificati, sei sono in stato di fermo e due sono stati arrestati svelando il segreto di Pulcinella: si trattano di due ultrà romanisti, Francesco Ianari di 26 anni, già colpito da Daspo nel 2007 e Mauro Pinnelli di 25 ,ora accusati di rissa, lesioni pluriaggravate e tentato omicidio. In mezzo un casco ritrovato con la scritta "Gabriele Sandri" e alcune sciarpe laziali. 

Giocatori del Genoa consegnano le maglie
Eppure si continua a sostenere che siano teppisti che non hanno nulla a che fare con il calcio, anzi che si insidiano nelle viscere dello sport più seguito in Italia e lo sconquassano dall'interno, come quei teppisti che l'anno passato a Genova hanno messo sotto ostaggio calcio e giocatori obbligandoli a levare la maglia, come i delinquenti del Napoli che hanno assalito i supporter dell' AIK di Stoccolma qualche settimana fa (e ci sentiamo profondamente schifati se loro fanno un murale offensivo, che colpo al nostro onore!), come quei antisportivi del Verona che hanno offeso la memoria del defunto Morosini. 
Ma nelle curve quanti "pochi" cretini e delinquenti si spacciano per tifosi?!

striscione esposto nella curva della Lazio
Dai su non è un vituperio ammetterlo: c'è un evidente intreccio tra tifo organizzato ed elementi negativi che di una curva ne prendono il controllo e la pilotano a proprio piacimento e non riusciamo a liberarci. La riprova è arrivata ieri sera nella partita tra Lazio e Tottenham. Dopo la nottata da incubo, di tutto c’era bisogno all'Olimpico tranne che di cori antisemiti, ma si è persa un'altra (l'ennesima) occasione per dimostrare di essere realmente "guariti": la Curva Nord laziale ha intonato attorno al decimo minuto del primo tempo un coro ben scandito e udito chiaramente da tutti "Juden Tottenham" al quale, qualche minuto dopo, ha fatto seguito l’esposizione di uno striscione che inneggiava alla liberazione della Palestina. D'accordo non hanno contorni marcatamente antisemiti, ma certamente hanno destabilizzato ulteriormente un'atmosfera satura di tensione politica.

Claudio Lotito, attento oratore latinista si è smarrito nel gioco delle tre scimmie, sostenendo: "Certi atteggiamenti, peraltro io non li ho neanche sentiti, non possono essere etichettarli come appartenenti ad una certa tifoseria....la mamma dei deficienti è sempre incinta...Questi atteggiamenti non appartengono solo alla Lazio, ma anche ad altri club italiani. Sono comportamenti deprecabili che non appartengono né a Roma né alla Lazio"

E' che vorrei tanto dire che "la parola ferisce più della spada", ma non rispetterei Ashley Mills, 25enne tifoso degli Spurs, che è ora in ospedale in codice rosso con 20 punti in testa e sette all'inguine, dopo che una coltellata gli ha reciso un’arteria. Roma città eterna, gli rimarrà per sempre impressa nella mente, mentre Abete, parlando a nome del calcio italiano, chiede scusa alla federazione inglese. 
Augurandoci che non siano parole al vento, invito a chi punta il dito verso terzi di posizionare dinanzi uno specchio: forse ci si renderà conto che la responsabilità è di tutti.







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Foggia e Napoli così vicine e così lontane

lunedì 19 novembre 2012 0 commenti


foto dell'assalto
(il legame affettivo tra Napoli e Foggia messo stupidamente a rischio da un gruppo di facinorosi)

di Mario Schena 
FOGGIA- Che il mondo del calcio sia pieno di microcefali da premio Nobel per l’imbecillità è cosa nota. Sabato pomeriggio se ne è avuta, nonostante non se ne sentisse affatto il bisogno, l’ennesima conferma. Un gruppo di pseudo tifosi campani ha ideato e teso un agguato ai due pullman dei tifosi del Foggia che stavano raggiungendo lo stadio “Collana” al quartiere Vomero per assistere alla gara della propria squadra che la vedeva opposta al Campania. Un nutrito gruppo di delinquenti è sbucato all’improvviso assaltando i due torpedoni, danneggiandoli e cercando di dar loro fuoco, rischiando una strage. Ad avere la peggio due auto di ignari ed incolpevoli cittadini napoletani che, trovandosi al posto sbagliato nel momento sbagliato, ci hanno rimesso le proprie vetture andate in fumo. Qualcuno dirà “cose che accadono nel mondo del calcio dove l’avversario è visto come il nemico da annullare, a volte anche fisicamente”. Dispiace, ma ancora una volta non siamo d’accordo. Nella nostra lunga esperienza di cronista ne abbiamo viste di tutti i colori, ma il sud ed in particolare Napoli si erano sempre distinto per un tifo folkloristico, allegro, punzecchiante e ricco di sfottò, ma mai violento. Invece, anche il meraviglioso pubblico partenopeo, o meglio, una parte di esso ha voluto adeguarsi al peggio. Tra Foggia e Napoli si sono disputate gare accesissime con i tifosi a stretto contatto di gomito, ma al di là di qualche scazzottata per eccesso di presa in giro, non è mai accaduto nulla di serio, questo sino qualche anno fa, quando le due tifoserie, tra l’altro gemellate, ruppero ogni patto di non belligeranza. Peccato, è stata persa ancora una buona occasione, forse l’ultima, per distinguersi in senso positivo tra le tante negatività che affliggono l’Italia meridionale. E’ inutile disquisire sul perché sia accaduto e cosa bisogna fare per debellare la violenza nel calcio. Di dibattiti in merito se ne sono tenuti a centinaia. Continueranno ad esserci scontri, feriti e qualche volta potrà scapparci anche il morto, ma al di là della tessera del tifoso e del DASPO (il divieto di assistere a manifestazioni sportive) applicato ai più violenti poco si è fatto e nulla si fa per cambiare soprattutto la mentalità e l’approccio ad una gara di calcio. Siamo tutti d’accordo nell’ elogiare gli Inglesi che hanno sconfitto il fenomeno Hooligan e che hanno gli stadi senza barriere, ma se non ci fosse stato in merito un deciso e duro intervento delle istituzioni non sarebbe cambiato nulla. Questo in Italia non sappiamo quando accadrà, forse mai e l’unico risultato che si otterrà continuando a tollerare assedi, assalti e violenza sarà quello di allontanare sempre di più la gente dagli stadi che già appaiono desolatamente vuoti. Il calcio, inteso come sport e spettacolo non ha bisogno di questa teppaglia che, non avendo e non potendo fare nulla di meglio, passa il tempo ad organizzare guerriglie urbane, ma il nostro timore è che anche questa volta sia inchiostro sprecato.








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Tifo senza confini: farà 1.150 km in bici per vedere il Partizan a San Siro

mercoledì 17 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
BELGRADO-
Cosa non si fa per amore....verso la propria squadra?! Dragan Sibalic, serbo e tifoso del Partizan, ha deciso di supportare la sua squadra in trasferta in maniera alquanto singolare. E' partito, infatti, in bicicletta da Belgrado direzione Milano, dove spera di arrivare il 24 ottobre, alla vigilia dell'incontro di Europa League fra Inter e Partizan, valido del il terzo turno del gruppo H.
1.150 km, pedalare passando attraverso l'Ungheria e la Slovenia, in nove giorni, in tempo per vedere l'allenamento dei giocatori del Partizan sul manto verde di San Siro.

''Volevo fare qualcosa di originale per sostenere la mia squadra contro l'Inter. Sono tifoso del Partizan da quand'ero bambino, e voglio ringraziare la direttrice marketing della società Snezana Filipovic e la compagnia Adidas, che mi hanno aiutato nella realizzazione di quest'idea'', ha detto Dragan, che lavora a un Parking Service a Kraljevo, citta' della Serbia centrale a sud di Belgrado.

Quando il tifo non conosce confini...





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Liverpool: un Anfield è per sempre

martedì 16 ottobre 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
LIVERPOOL-
Nel passaggio dagli spogliatoi al campo c'è una scritta che recita: "This is Anfiled". Da oggi si potrà dire: "This will be Anfield". Ora è certo: passato, presente e futuro si incroceranno sul romantico terreno verde di gioco. Il Liverpool resta ad Anfield, i tifosi non dovranno salutare la loro Kop.

Il progetto di costruire un nuovo impianto, lo Stanley Park, è stato definitivamente abbandonato per mancanza di risorse. Intatti, il proprietario John Henry ha deciso di puntare sull'ampliamento dello storico stadio, che passerà da una capienza di 45mila a una di 60mila spettatori, piuttosto che portare avanti un progetto senza fondi economici. "Non ci sono dubbi: Anfield è la casa spirituale del club – ha detto il d.g. dei Reds Ian Ayre – la nostra preferenza, del resto, è sempre stata per restare ad Anfield".

Tutto risolto allora?Non proprio perché l'atavico problema resta quello di ottenere i permessi per abbattere alcune case situate proprio a ridosso del vecchio impianto. Ma una cosa è certa per gli scouser rossi di Liverpool: un Anfield è per sempre.










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Il Real deve morire...di fatica. Mourinho tra ambizioni e bufere

0 commenti


di Davide Colonna
MADRID - Portoghese, classe '63, personalità forte come tutti i grandi personaggi e come tutti i grandi personaggi del nostro mondo, non perde occasione per farsi notare. Parliamo di Josè Mourinho, allenatore del Real Madrid, società che ben si sposa con le ambizioni del tecnico di Setubal.
Vincente di professione, Mourinho è famoso, oltre che per i successi ottenuti nei clubs dove ha allenato, anche per le parole forti che spesso utilizza durante le interviste o le conferenze stampa.
"Un giocatore del Real Madrid, deve morire in campo" - Ecco l'ultima uscita di Josè che, un po di scandalo, a dir la verità, lo ha creato. Certo, ormai quando lo "special one" apre bocca, anche se per parlare della pace nel mondo, il disordine è all'ordine del giorno ma, sicuramente, poteva utilizzare parole meno "appariscenti" per spiegare che dai suoi ragazzi, pretende sempre il massimo dal primo all'ultimo minuto di gioco  e che questi, non devono risparmiare alcuna goccia di sudore quando sono sotto le sue direttive. Pena? L'esclusione dalla rosa dei titolari, ovviamente.
Mourinho, nell'ultima intervista, parla anche del suo rapporto di amore ed odio con i tifosi madridisti. Non pretende di essere amato da tutti e, infatti, non è così ma, si sente a suo agio. A Madrid, si sente a casa. Magari, qualche offesa in meno la gradirebbe e più di lui, moglie e figli che, da quanto lascia intendere, un futuro lontano dalla capitale spagnola, non lo rifiuterebbero affatto. Vorrebbe anche che la gente, iniziasse a lasciare in pace il centrocampista croato Modric, acquistato dal Tottenham per 40 mln ad inizio stagione e quasi mai protagonista: "è un giocatore fantastico ma, ha bisogno di tempo. Crescerà". In effetti, un po di dubbi sul suo acquisto, non sono da condannare ma, vogliamo fidarci di Josè. Sicuramente non si tratta di un altro Quaresma.
Sul momento della sua squadra dice: "Ora siamo pronti per lottare per tutto. Questa squadra vuole tutto. É responsabilità di questo gruppo. Non accetto di esser lontano dalla vetta 15 punti o regalare la Coppa del Re".
La stagione è appena iniziata e ci sono ancora tante partite da giocare. La Champions va alla grande e non resta che tentare l'aggancio al Barcellona in Liga. Riuscirà il nostro eroe a farsi amare anche da chi lo odia? Magari con un titolo europeo...






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Caso De Rossi: Lo cedono i tifosi?

mercoledì 10 ottobre 2012 0 commenti


di Davide Colonna
ROMA - Il primo successo della Roma, tra le mura amiche contro l'Atalanta, da essere motivo di orgoglio e ripresa per l'ambiente giallorosso, soprattutto dopo il brutto k.o. subito dalla Juventus, rischia di diventare un caso spinoso. L'esclusione dall'undici titolare di tre uomini simbolo come De Rossi, Osvaldo e Burdisso, ha sconvolto, oltre i protagonisti stessi, anche la tifoseria ed ora, l'allenatore Zeman, già criticato per i risultati che stentano ad arrivare, si trova in una posizione decisamente scomoda già provata e non migliorata dai suoi predecessori. Il tecnico boemo, però, a differenza di chi lo ha preceduto in panchina, è stato chiaro sin dall'inizio della sua avventura romana per quanto riguarda le gerarchie in squadra e ha mantenuto la parola. I nomi dietro la maglia non contano e chi gioca, deve meritarsi il posto ogni giorno. De Rossi e Osvaldo, più di Burdisso, hanno messo in dubbio i metodi dell'allenatore e chi non è disposto a sacrificare una goccia in più di sudore per la causa, è giusto che resti fuori. La decisione di Zeman, però, per quanto coraggiosa e contraria alle errate abitudini che si sono radicate nella capitale, ha dato i suoi frutti ed i tre punti, sono arrivati. Vittoria fortunosa o il mister ha trovato la soluzione ai problemi? Difficile dirlo. Una sola giornata di gloria, non può mettere in discussione l'importanza dei senatori ma, il problema, non è nuovo a Trigoria e magari, un po di dubbi sull'effettivo impegno dei giocatori possono sorgere. I capricci di De Rossi, il suo milionario rinnovo contrattuale, le dichiarazioni "altalenanti" di amore eterno alla società, possono esserne un esempio e, di giocatori che "tirano a campare", nessuno li vuole. Ci si aspetta maggior convinzione da parte di colui che, dopo Totti, rappresenta il cuore giallorosso. Discorso diverso per Osvaldo che, osannato dal pubblico e dalla critica, pensava di essere un intoccabile. Pensava male o evidentemente, non conosceva Zeman. Conoscenza che, invece, capitan Totti, aveva già e, sapendo cosa aspettarsi, ha deciso di abbassare la testa e dare l'esempio ai suoi compagni più giovani. L'idolo giallorosso, nonostante gli anni che passano, ha dimostrato di poter dare ancora il suo contributo.
Tornando a "capitan futuro", se vuole andar via da Roma è libero di farlo. Le offerte, da parte del City, sono arrivate in sede e la presidenza, sembra attendere soltanto il consenso della città prima di cederlo. Cari tifosi, ora la palla passa a voi ed un cambiamento, per quanto doloroso, per tornare ad essere campioni, potrebbe essere necessario. La Roma, prima di tutto.




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Milan dalle parole ai fatti: comunicato ufficiale su come disdire gli abbonamenti

lunedì 23 luglio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- "L’A.C. Milan conferma la propria disponibilità a sciogliere i contratti di abbonamento alle gare casalinghe della prima squadra per la stagione sportiva 2012/2013 alle condizioni ed entro il termine specificati di seguito". Questa è la frase introduttiva del comunicato con il quale la società milanese conferma quanto trapelato nei giorni scorsi.
E' stata una decisione spinta dal malumore sorto attorno all'ambiente rossonero causato dalle cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic, ma soprattutto dovuto all'assenza di dialogo tra i dirigenti ed il popolo rossonero che si è sentito ignorato e calpestato.
Col supporto del Codadons e dell'Antitrust, si era addirittura palesata la possibilità di una class-action: molti tifosi, infatti, avevano sottoscritto l'abbonamento allo stadio quando i due giocatori venduti al PSG erano ancora i testimonial della campagna abbonamenti (con Nocerino, Boateng e capitano Ambrosini), rappresentando a giudizio loro una pubblicità ingannevole.
Apparso sul sito del Milan e motivato da scelte di stile e di affetto verso i tifosi, il comunicato prosegue nel seguente modo: "L’A.C. Milan fermamente ribadisce che tale disponibilità è dettata sia da un’esigenza di stile, sia dall’amore della società verso i suoi sostenitori e prescinde da qualsiasi valutazione giuridica sulla richiesta formulata tra l’altro a mezzo stampa da un’associazione di consumatori; l’A.C. Milan, al contrario, ritiene che quella richiesta sia del tutto priva di fondamento, così come, più in generale, devono esser considerate tali le domande che abbiano ad oggetto lo scioglimento anticipato dei contratti di abbonamento quando motivate dalle scelte e dalle vicende di calcio-mercato. La facoltà di comunicare lo scioglimento del contratto è conferita a tutti i titolari di abbonamenti per le gare casalinghe del Campionato di Serie A 2012/2013 e/o dei “miniabbonamenti” per la fase a gironi della Champions League 2012/2013 che hanno sottoscritto il loro abbonamento fino al 18 luglio 2012".



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Il Napoli vincitore nella Finale di Coppa Italia?Allora gli studenti possono tardare all'esame

venerdì 18 maggio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
NAPOLI- Napoli si appresta a vivere con trepidazione l'attesissima finale di Coppa Italia contro la sua rivale di sempre, la Juventus. Una finale che Napoli non vive da anni e che per questo motivo assume un ulteriore fascino.
La situazione è talmente alle stelle che alcuni studenti della Facoltà di Giurisprudenza della Federico II, hanno esplicitamente richiesto la possibilità di sostenere l'esame qualche ora dopo l'orario precedentemente prefissato per poter (eventualmente) festeggiare qualche ora in più. Il docente, viste le elevate richieste, non ha potuto far altro che posticipare la seduta.
Questa la comunicazione: "I corsisti contemplati nell’elenco possono presentarsi al colloquio lunedì 21 maggio senza prenotazione alle ore 8 e 45. Per mail qualcuno di voi mi ha chiesto , qualora il Napoli vinca la sera prima, di poter arrivare più tardi. Ho detto, in tal caso, a chi proprio ne avesse necessita’ di presentarsi entro le 11. Chiunque pero’ pensi di fare più tardi mi deve mandare una mail entro sabato 19 maggio. Qualora foste un numero troppo elevato a voler arrivare più tardi naturalmente non potro’ accontentare nessuno e dovrete venire TUTTI alle ore 8 e 45. Scriverò un avviso domenica 20 maggio relativo ai tifosi più accaniti, che prego essere in numero ESIGUO".
Il calcio non ha davvero limiti...




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Europa League: tifosi del Bilbao confondono Bucarest con Budapest e perdono la finale!!

martedì 15 maggio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
BILBAO- Ammettiamolo: quanto spesso confondiamo Bucarest con Budapest?Di sicuro, dopo l'incredibile disavventura, per 400 tifosi baschi non ci sarà più modo di scambiare le due città. Giunge in queste ore, infatti, una notizia, che se confermata, si guadagnerebbe il primo posto per disattenzione o stupidità , decidete voi.
La settimana scorsa si è disputata a Bucarest, in Romania, la finale tutta spagnola tra Atletico Madrid ed Atletico Bilbao (3-0 per gli uomini di Simeone). I tifosi baschi erano pronti a sostenere la loro squadra a centinaia di chilometri di distanza dalla penisola iberica, ma si sono dimostrati poco preparati in geografia: infatti invece di dirigersi in Romania, hanno scelto Budapest finendo direttamente in Ungheria, qualche centinaio di chilometri di distanza.
Ed oltre al danno per aver visto la partita in aeroporto, si è aggiunta pure la beffa per non aver potuto vedere i propri beniamini trionfare...



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E sulla sede del Milan spunta una bandiera bianconera...

mercoledì 9 maggio 2012 0 commenti

di Giovanni Sgobba
MILANO- Oltre al danno, la beffa! Per il Milan non c'è pace dopo la pesante sconfitta nel derby e la contemporanea vittoria del tricolore della Juventus. Dopo i cori dei tifosi juventini sotto la sede nella notte della conquista dello scudetto, nella mattinata di oggi, infatti, è stata srotolata una grande bandiera bianconera sulla facciata principale del palazzo dove è presente la storica sede del Milan, in via Turati 3.
L'iniziativa è partita da due giovani tifosi della Juve (prossimi ad essere osannati dal tifo torinese) i quali hanno steso la bandiera dalle finestre dell'ufficio dove lavora il padre di uno di loro. Un gesto clamoroso, beffardo, ma che rientra in quel sano sfottò di chi ha per troppi anni visto vincere gli altri.
















Responsabile dei Servizi Sportivi: Mario Schena
 
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